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Escursione del Vesuvio e della Valle dell’Inferno. Il racconto: tra suggestioni ed emozioni.

By 26 Marzo 2018Uncategorized
Di Alessandro Vigliani
L’indomani di un cammino, – breve o lungo che sia –  è sempre fatto di silenzi che richiamano a immagini e sensazioni. Vorresti incontrare di nuovo tutti i tuoi compagni di “viaggio”, raccontarti con loro a “gambe ferme” ed esaltare fino a rendere un po’ meno reali i passi fatti.
Accorciando la fatica, allungando le distanze, moltiplicando le sensazioni, aumentando la bellezza dei luoghi visti. Così funzionano gli addendi di un racconto, questa è la genesi di una dettagliata e romanzata esperienza. O almeno così sarebbe, se non fosse che ieri, 25 marzo, sul Vesuvio, è stato tutto così bello da non dover aggiungere, inventare o romanzare.
Siamo ancora in autostrada. Dalla sosta bagno – colazione – autogrill il “montagnone” appare imbiancato. Un profilo invernale che non ti aspetti… in inverno. Figuriamoci in primavera.
A Ottaviano ci aspettano i ragazzi di PrimAurora, associazione con cui suggelliamo una bella amicizia. Sono stati i primi a occuparsi del Vesuvio quando tutto sembrava perduto, non saranno né i primi né gli ultimi ad abbandonarlo perché non lo faranno mai. Conoscono il patrimonio della loro terra. E lo difendono.
Proprio come noi.

Camminiamo. Dal sentiero si sale fino a Largo Prisco. Qui un finanziere è stato ucciso da dei bracconieri mentre svolgeva il suo lavoro di controllo. A lui è dedicata una targa. Sosta obbligata, voluta, cercata. Un pensiero agli uomini liberi che difendono la propria terra sempre e comunque. Anche a scapito della propria vita.
In un susseguirsi di suggestivi scorci, come fotogrammi, là dove appare il mare un attimo dopo c’è un bosco, oltre il bosco una città da osservare. E poi ancora boschi, i segni dell’umana devastazione dell’incendio di questa estate. Calpestiamo senza violentarla la storia di questo vulcano. C’è l’idea che ogni volta che sotto i nostri scarponi risuoni il crepitio del materiale vulcanico di deposito, strada e polvere vogliano dirci qualcosa.
Largo della legalità. Eccolo il Vesuvio. Il profilo perfetto di un cono appena imbiancato, tocco d’arte, sfumatura di pregio. S’è vestito del suo abito più raro il vulcano più famoso del mondo!
D’amore e di morte come solo una vetta così particolare può parlare.
E poi ancora sentieri, fino alla colata lavica al cui interno si può entrare per osservare un bacio tra due rocce che una pareidolia romantica trasforma in due amanti.
Poi il gruppo, più di 70 persone, coeso e compatto, viene scientemente diviso per affrontare due percorsi diversi. L’uno, più a valle, dritto dentro la valle dell’Inferno, l’altro sopra i cognoli, vecchio cratere del Vesuvio.
Il secondo percorso presenta una difficoltà EE ma una panoramica incredibile su tutto il golfo, ovunque lo sguardo si volti l’occhio si perde nella bellezza andando a cercare all’orizzonte il profilo delle isole.
Salvatore di PrimAurora ci fa strada nel saliscendi che corre lungo tutta la cresta fino a terminare in un anello che apre all’altro versante quasi totalmente innevato per poi tornare sul sentiero maestro e gettarsi in una ripida discesa di materiale vulcanico che qualcuno di noi percorre lasciando che il piede affondi e dosando equilibrio e velocità.

Finalmente alla biglietteria. Il vento spira forte, le nuvole s’addensano sulla vetta del vulcano. Il tempo ha quel sapore arcigno che preannuncia tempesta e freddo. Così in poco tempo tra le raffiche fan la loro comparsa dei piccoli fiocchi di neve. Sta nevicando. 25 marzo, già primavera, sul cratere del Vesuvio – noi ci troviamo appena al di sotto dei 1200 metri – sta nevicando. Così il “montagnone” decide di darci prova della sua forza, quasi a rivendicare il suo posto tra le montagne.
Non solo un vulcano, ma una montagna capace di vento, freddo, nuvole basse e neve! E tutto questo mentre increduli, quando le nuvole diradandosi lasciano intravedere la grande bellezza del golfo, osserviamo 1000 metri più in basso la calma piatta del mare irrorato da tenui raggi di sole che si tuffano nella placida calma della tavola azzurra.
Bello. Austero. Temibile. Così te lo immagini e così si presenta. Tutto diviene estraneo, suggestivo, adrenalinico. Lo scuotimento delle raffiche, la neve che si fa bufera. Qualcuno di noi non è contento e forse subisce la pressione psicologica della perturbazione, altri – come il sottoscritto – vengono colti da una apparentemente immotivata felicità che sfocia in risa e battute.
Le condizioni non permettono di sostare a lungo, così riscendiamo. Il sentiero di ritorno è per buona parte differente da quello dell’andata. Sussulti continui e ancora panorami, con Capri che d’un tratto ruba scena e fotografie mentre la luce, all’orizzonte, diviene già sfumata e prossima al rosso del tramonto.

L’indomani di un cammino, di un’esperienza, di un’avventura, si ha ancora negli orecchi il suono dei passi percorsi, nelle gambe l’avventura vissuta, nella testa tutto il vissuto di un giorno guadagnato.
Un giorno di vita in più.
Un altro giorno di fatica, sudore e tanta bellezza a nutrire l’anima.
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