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Un ciociaro in volo su Vienna con D’Annunzio e poi alla conquista del Polo Nord

By 28 Dicembre 2016Blog
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“Un uomo è vento quando vola” cantavano i pooh ne “L’anno, il posto, l’ora” raccontando di un uomo, un pilota, che eroico nel suo dipartire, trasvolava il polo ripensando a casa e al suo bambino mentre ormai la sua ora era di certo già segnata.
E sembra quasi parlare di Vincenzo Pomella, ardito dell’aria, che dalla terra ciociara – o del BassoLazio che dir si voglia – di Sant’Elia Fiumerapido divenne motorista dirigibilista ma, soprattutto, fu sempre segnato dall’irriverenza eroica di alcuni uomini di coraggio.
vincenzopomellaseliaVeloce, caparbio, spregiudicato e avventuriero come tanti di quegli anni, nel 1915 partì volontario per il fronte della Grande Guerra, ma preso da impeto bellico, lanciatosi sprezzante del pericolo contro il nemico, restò ferito a una gamba, quindi esentato dalla prima linea e inviato al convalescenziario militare istituito presso il Palazzo Quirinale.
Dichiarato inidoneo alla fanteria chiese di entrare nel Genio Aeronautico di Torino, dove frequentò un corso per motorista.
Ma lo spirito eroico del Pomella non venne per nulla lenito dalla vita accademica, quindi il 9 agosto 1918 fece parte della squadriglia agli ordini di Gabriele D’Annunzio e nell’equipaggio dello stesso vate e di Fulco Ruffo di Calabria che volò su Vienna lanciando circa 50.000 volantini.
Assegnato successivamente allo Stabilimento Costruzioni Aeronautiche di Roma fu notato dal generale Umberto Nobile che lo volle nella sua squadriglia.
Tuttavia nel 1926 si fa ancora notare per un altro atto eroico che gli valse una medaglia. Mentre il dirigibile “N 1” era in allestimento sul campo di Ciampino, una raffica di vento ruppe le funi di ormeggio e spinse lontano, sul Tirreno, il dirigibile con tre uomini a bordo. Sfidando le avversità, il Pomella scese dalla navicella di comando a quella di poppa, avviò il motore rendendo così possibile la manovrabilità del dirigibile che fu riportato a Ciampino dal capotecnico Cecioni.
Il suo coraggio, la sua fama, lo sprezzo del pericolo, gli valsero la chiamata dal Generale Umberto Nobile il quale lo volle, al suo fianco, per la prima spedizione al polo Nord agli ordini del norvese Roald Amundsen.
Giunto sul Polo Nord il 12 maggio, il dirigibile si diresse poi verso gli USA acclamati dalla folla in festa.
Dopo l’impresa portata a termine con successo, il 14 aprile 1928, partecipò anche alla seconda spedizione, stavolta tutta italiana con a capo Umberto Nobile. Il “Dirigibile Italia” partì da Milano. Poco più di un mese dopo, il 23 maggio, l’aeronave sorvolò il Polo Nord più e più volte. Ma è il 25 maggio del 1928, sulla strada del ritorno, che il destino attendeva Pomella e i suoi.  Come nella canzone dei Pooh, il dirigibile perse quota lentamente, toccò le vette ghiacciate e si schiantò tragicamente uccidendolo sul colpo.
Alex Vigliani

 

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