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Da Roccasecca a Colle San Magno e Castrum Coeli: 13 km di bellezza e storia nel segno di San Tommaso.

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— di Alessandro Vigliani
8 Ottobre. Tempo buono, temperature autunnali e nella norma.
Ore 9,00, Roccasecca. “Piazza ovale”, via Roma, è un teatro la cui scena si apre dinanzi allo spettacolo più bello: gli arroccati resti del Castello di Roccasecca, fortificazione suggestiva dei D’Aquino, impossibile da non vedere. Poco distante la torre detta “cannone” sembra solleticare il cielo azzurro appena velato da giochi di nubi.
A poco a poco si avvicinano tutti i partecipanti, soci di ViviCiociaria e Itinarrando, una cinquantina in tutto, pronti  a percorrere i 13 km del percorso. Con noi la guida e archeologo Matteo Zagarola e Antonio Valerio Fontana, giovane scrittore innamorato di Roccasecca e Colle San Magno. Lungo il percorso, nei tanti punti sosta programmati, saranno loro a fare luce sulle particolarità dei luoghi che attraverseremo, tanto cari a San Tommaso D’Aquino.
A proposito di soste. La prima è circa 15 minuti dopo la partenza. Ci fermiamo alla Locanda del Castello, pittoresco e davvero splendido albergo ristorante in cui  ad attenderci c’è Francesco Mancone. La colazione è un break a base di succo di frutta, caffè e soprattutto la prelibata sfogliatella roccaseccana che, al dispetto del nome, non ha poi così tanto in comune con quella napoletana. E non di certo perché meno buona. Sostanziali sono le differenze nella preparazione e negli ingredienti.
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Ripartiamo e prendiamo la via che porta alla prima chiesa mai costruita in onore di San Tommaso. Da qui già il panorama è superbo, la vallata è un appezzamento multicolore di antropizzazione. Case, coltivazioni, strade che tagliano il verde come venature in un corpo. Bellissimo. In fondo le montagne, quasi che lo sguardo non possa fermarsi al limite imposto dell’orizzonte.
Qualche minuto, si entra dentro, uno scatto di gruppo mentre qualcuno di noi si perde tra scatti e nozioni geografica circa la posizione degli altri borghi. Poi via sul sentiero che porta a quella che i roccaseccani chiamano “torre cannone”.
Si sale lungo un sentiero rinverdito dalle piogge dei giorni passati, mentre sulle nostre teste di tanto in tanto fan capolino i resti del castello di Roccasecca, sontuosa costruzione che abbracciava quasi l’intera totalità del profilo montuoso che percorriamo.
Quando ormai siamo in cima il panorama è mozzafiato e spazia su tutta la valle aprendosi a ventaglio per circa 180 gradi. Un meraviglioso affaccio su parte del Lazio meridionale.
Gli scatti sono tanti, soprattutto perché da qui il castello – visto di spalle – sembra richiamare a serie tv epiche, a immagini e suggestioni che molti pensano possibili soltanto ad altre latitudini.
No, qui siamo in Ciociaria o, se preferite, nel Lazio meridionale, terra di castelli e di storia che sembra tuonare di petti ferrati e cozzare di spade.
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Matteo Zagarola parla, racconta. Qui è nato San Tommaso, dice indicando le pietre e il profilo del Castello. Qui, aggiunge, vi era un’intera cittadella. E puntando il dito indica luoghi, disegna e descrive immagini, linee di colore altrimenti assenti senza le sue parole.
Riprendiamo il cammino, c’è ancora molta strada da fare e lo zaino è una sacca vuota da riempire di emozioni. Così tagliamo tutta la montagna puntando diretti verso Colle San Magno. Il percorso è piacevole, verde, di tanto in tanti adombrato da intrecci di rame a creare geometrie perfette di gallerie arboree.
Incastonati all’interno di questo mondo come porte di passaggio tra il presente e il passato, a passi lenti ma costanti giungiamo nel borgo di Colle San Magno. Qui ad attenderci c’è il sindaco e un consigliere. Più in là, in un vicolo stretto, c’è un bar che ci serve il dolce tipico di San Magno: le pagliette. Degustiamo, ci fermiamo, qualcuno si ristora o si fa fare un panino. Sono già le 13, quindi ripartiamo su per il sentiero che ci porterà a Castrum Coeli.
Saliamo, il percorso è agevole. Passiamo all’interno dell’antica cittadella di Castrum Coeli su Monte Asprano, l’unico e originario abitato che poi genererà Castrocielo da una parte, Colle San Magno dall’altra e dando vita, poi, al rituale del “bacio delle Madonne”, quando a Pasquetta le due comunità si ritrovano portando a spalla sullo stesso monte due statue. Questo perché nonostante le due divisioni i due borghi sono ancora uniti da un passato comune e di condivisione che vedeva nel mezzo la bella chiesetta che si trova sull’Asprano.
Per noi è una lenta e bella riscoperta, un luogo magico tra mandorli, ulivi e mura poligonali, affacci meravigliosi che ci portano al punto più alto, là dove ora il castello di Roccasecca, tanto alto appariva dalla piazza ovale, è assai più basso e distante ma per nulla meno imponente.
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I due castelli, ci dice Zagarola, si guardano. Si osservano. Questo perché sebbene fossero “figli dello stesso padrone” era sempre bene, al tempo, tenersi d’occhio. Guardarsi. Controllarsi. Darsi un cenno, in una sorta di comunicazione visiva e continua. Forti, fieri, arroccati e difensivi, sembrano quasi dire: passateci voi tra queste valli, fatelo il passato di passare lì in mezzo senza essere attaccati!
Nessuna guerra, però per noi. Anzi. La convivialità di un pranzo al sacco insieme. Qualcuno dorme, altri scherzano, si parla, si ride. Ci si prepara mentalmente alla ridiscesa che è sempre l’inizio della fine di una bella giornata, sicuri come sempre che la meta finale è ancora e un’altra volta spostata più in là: che la prima volta che cammini hai bisogno di un obiettivo, un punto da raggiungere, quel punto che è il comprendere che la meta è il cammino stesso.
Grazie a tutti!
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Gole del Lacerno: cronaca di una giornata strappata a… Lucifero.

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— Di Alex Vigliani 
Ore 9.30, 6 agosto 2017. I giorni di Lucifero. Un gruppo di più di 60 persone, soci di ViviCiociaria e Itinarrando, si incammina per il sentiero che porta giù alle gole del Lacerno. Il sentiero, in lento camminare, sfila piano verso una temperatura man mano sempre più fresca. Tra la vegetazione comunque rigogliosa, nonostante la stagione siccitosa, passo dopo passo verso una giornata che si rivelerà indimenticabile.
D’un tratto tra gli alberi che si muovono appena arriva il rumore di acque che scorrono. La prima notizia, a tratti incredibile, è che l’acqua c’è ancora. Dopo il nostro sopralluogo di qualche giorno fa, nonostante il caldo, l’acqua c’è e scroscia tra le rocce.
Il Vallone Lacerno, ok, non sarà in forma come in tanti anni passati, ma c’è. Le sue acque scorrono ancora sulla strada erosa da anni e anni di azione. Così quando siamo ormai nel fondo delle gole, chi all’asciutto, chi in acqua, è un piacere muoversi nella frescura ritrovata che contrasta con il caldo di qualche metro più sopra, ben consci che la temperatura – rovente – lì dove siamo partiti si aggira intorno ai 40 gradi come da previsioni.
Si respira. Le acque sono fresche e dalle rocce risale il fresco di rifrazione che rende tutto più bello. In un attimo chi è già grande torna bambino e i bambini giocano nell’acqua come è normale e naturale che per loro sia.
Nessuna fatica. Tanti sorrisi, qualcuno urla di felicità e intanto le gole si stringono in un abbraccio sempre più fresco, fino a schermare i raggi solari tra rivoli e pozze sempre più profonde, colpi d’occhio davvero unici di un camminare lieto e ricolmo di felicità. 60
Tanti occhi guardano in alto, così piccoli noi uomini dinanzi alle cattedrali della natura e sembra negli sguardi di ritrovare lo stesso pensiero. Nelle bocche aperte, estasiate, la medesima riflessione a confutare il lavoro inarrestabile e lento della natura su rocce che a noi sembrano incredibilmente solide, indistruttibili, ma così tanto modellabili dalla maestria dell’azione delle acque.
Ed eccoci infine, sotto la cascata, a godere di quanto questa terra ci ha dato, fortunati nel sapere che in Ciociaria esistano luoghi così nascosti agli occhi da amare, rispettare e vivere perché è solo nello scambio reciproco di energie con la terra che esistiamo, non con il cemento, non con l’umanocentrismo che tutto distrugge ma con il comprendere che siamo parte di questo splendido habitat, figli della terra: una terra da cui veniamo, una terra verso cui andiamo.
Per sempre. Ti amo Ciociaria!
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Patrica di simboli e misteri! Che successo!

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01Il successo dell’Itinerario del Mistero di Patrica, organizzato dall’Ass.Culturale ViviCiociaria, Itinarrando e Mistery Team con il patrocinio del comune, conferma che i misteri e le simbologie piacciono. Così come piace tutto ciò che è in qualche modo “nascosto” dalla realtà ordinaria.
Giancarlo Pavat, ricercatore e autore di libri e Mario Tiberia hanno illuminato la serata patricana, dimostrandosi veri mattatori con la capacità di attrarre e intrattenere nonostante un percorso camminato e una tematica quanto mai, e spesso, impegnativa.
Più di 100 le persone, tra cui anche il vice sindaco Angelo Gatti, che non ha voluto perdere neanche un attimo dello splendido percorso che ha permesso ai partecipanti, al di là delle simbologie, di scoprire Patrica e la sua bellezza nonché lo splendido ninfeo del Palazzo Spezza accompagnati dai volontari e le volontarie dell’Ass.Culturale ViviCiociaria che, nonostante l’organico ridotto dalle defezioni, garantisce sempre il supporto a tutti i propri soci.
Così al termine, nello splendido colpo d’occhio della piazza centrale di Patrica, sotto i portici e dinanzi il monumento ai caduti di tutte le guerre, la degustazione finale è diventata una grande festa, grazie anche i mitici dolci di Ricordi Lievitati, attività da sempre lieta di accogliere i soci di ViviCiociaria.
Foto di gruppo e tempo di convenevoli, una domanda su tutte: quando il prossimo appuntamento?
Itinerari del Mistero guarda alla Ciociaria e oltre, forte è la tentazione di esplorare e lanciarsi ben oltre la regione laziale per interessare tanti e quanti più potranno avvicinarsi al mondo delle simbologie e dei misteri.
Un grazie a tutti i partecipanti, al vice sindaco Angelo Gatti e all’amministrazione di Patrica, al Mistery Team, a Giancarlo Pavat, a Ricordi Lievitati e un grazie a chi in passato ci ha lasciato testimonianze che oggi, tracciate sui muri, danno la possibilità di visioni diverse, alternative, non convenzionali.
Al prossimo appuntamento!
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Falvaterra: incanto, energia e il valore dell’accoglienza.

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Di Alex Vigliani
alexbimbeAndate a Falvaterra. Vivetela. Scivolate dentro i suoi vicoli. Poi raggiungete le grotte. Fate la visita. Infine fermatevi a respirare l’aria di tranquillità dinanzi al convento di San Sosio, luogo ameno immerso nel verde delle colline di questa parte di Ciociaria.
Il borgo, invece, è una perla incastonata in un altro tempo. A Falvaterra è come se tutto si fosse fermato, come se l’incedere frettoloso dei giorni abbia trovato una propria soluzione e oggi si soffermi anch’esso, anche il tempo, a osservare le pietre e le storie raccontate da un centro i cui abitanti sono pochi ma innamorati di ogni passo, ciottolo o traccia.
Domenica 23 luglio, in circa 60 siamo rimasti meravigliati nel perderci in un luogo che dovrebbe avere frotte di turisti, non fosse altro per la grande varietà di bellezze naturalistiche, storiche e, perché no, religiose. A Falvaterra, poi, abbiamo trovato una grande accoglienza. Un valore che non va mai sottovalutato. E questo perché là dove vi è sorriso, gentilezza, disponibilità verso il prossimo, di sicuro è stato fatto un passo verso il turismo. Non di meno la capacità di creare forze sinergiche pone il luogo nella condizione di avere un ventaglio di proposte sempre giovani e strizzare l’occhio a una realtà più sistemica spesso estranea, purtroppo, al territorio del BassoLazio.
Così abbiamo conosciuto Giuseppe Rinna, così abbiamo conosciuto Elisa Ceccarelli.
51Due ragazzi del luogo, il primo che ci ha dato supporto a 360 gradi, preparandoci ogni contatto per la giornata e aiutandoci affinché il tutto andasse per il meglio. Addirittura predisponendo una zona per il pranzo al sacco.
Elisa, invece, Cicerone dalla preparazione ineccepibile, collaboratrice dell’Associazione Fabrateria Nova cara al Presidente Piccirilli, a spiegare ogni angolo di Falvaterra e, poi, insieme a Giuseppe, all’interno delle grotte nel dare nozione ai nostri occhi meravigliati di ciò che stavamo osservando letteralmente strabiliati.
E questo perché le grotte del Rio Obaco, a circa 10 minuti di auto dal centro di Falvaterra, sono luogo affascinante che lascia senza fiato, sicuramente da visitare, sia che vogliate limitarvi alla visita turistica semplice, sia che siate in grado di cimentarvi in un ambito più speleologico.
Pranzo al sacco nello spazio, come detto, preparato da Giuseppe e possibilità di rivivere una convivialità quasi ormai legata al passato, quando il tempo non era una chimera ma parte integrante della vita dell’uomo. Chiacchiere, conoscenze che nascono o si approfondiscono, in mezzo il tavolo dell’associazione su cui ci sono salsicce, formaggi, crostate. Alcune nostre, alcune portate dai soci. In uno scambio reciproco che è lieto evento della giornata.
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Dopo la visita e il saluto gradito del sindaco Lancia, il quale ha voluto presenziare a tutti i costi, si torna su in paese. Piccolo fuori programma mentre si attende l’apertura del Convento dei padri passionisti prevista per le 15.30. Qui chi decide di rivivere il borgo, chi di mangiare un gelato, bere un succo di frutta o come due bambine di giocare a pallavolo con il sottoscritto, riportandomi di colpo a età più verdi quando il caldo era una cosa che, in presenza di un pallone, non si soffriva mai. Nemmeno con il sole di agosto allo zenit.  Dopo la pausa il convento di San Sosio dei Padri Passionisti ci aspetta. Così entriamo nella frescura del luogo circondato dal verde, poco distante un vigneto. Ad attenderci i padri passionisti e Marco. Un altro viaggio nel tempo, tra reperti e ricordi, tra libri antichi e affreschi alle pareti di ufficiali tedeschi.
Tra i tanti interessati del nostro gruppo, le due bambine – quelle del pallone – fanno tante domande. Ed è un piacere ascoltare e vedere così tanta attenzione da parte di due anime così giovani per tematiche apparentemente anagraficamente lontane.
Al termine della visita ho il piacere di condividere con loro uno scatto fotografico che porterò nel cuore, così come la giornata trascorsa tra le bellezze di Falvaterra e le sorprese di una terra, quella ciociara, che sa regalare sorprese, sorrisi e abbracci caldi.

Foto di Alex Vigliani,
l’ultima è di Gianfranco Tufo. 

*Foto 1: parte del gruppo. 

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2 Luglio, Sperlonga: borgo suggestivo e tra i più belli con ViviCiociaria e Itinarrando.

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Domenica 2 luglio, Sperlonga, uno dei borghi più belli d’Italia, appuntamento ore 9.00, il dove viene comunicato in fase di prenotazione, obbligatoria al numero telefonico 380 765 18 94 con sms whatsapp o telefonando.
Un altro grande evento estivo per i soci di ViviCiociaria, ancora una volta al di fuori dei confini della Ciociaria propriamente detta – anche se qualcuno spinge i confini della stessa fino al mare di Sperlonga ma, sollevati da ogni dubbio, per scoprire la bellezza del BassoLazio territorio dalle bellezze uniche e correlate tra loro da una storia comune.
Guidati da Linda Contreras:
– Visita dell’area archeologica relativa alla villa e alla grotta dell’-imperatoreTiberio
– Museo archeologico che raccoglie l’affascinante “Odissea di marmo ” proveniente dalla grotta.
– Passeggiata a Sperlonga annoverata tra i “Borghi più belli d’Italia”
– Mare, mare, mare e quindi bagno!
Appuntamento allora a domenica 2 luglio, ma si deve prenotare al 380 765 18 94 per poter partecipare!
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Lunedì 3 luglio, Frosinone, Grid, Corso della Repubblica 48 presentazione “Distretto Culturale della Musica Popolare del Lazio Meridionale”.

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distretto culturale
(Comunicato Stampa)
Si terrà lunedì 3 luglio a Frosinone, presso GRID in Corso della Repubblica 48/52, alle ore 17,00 la presentazione del progetto “Il Distretto culturale della Musica Popolare del Lazio Meridionale” , promosso dalla Soc. NEW MEDIA FARM, editore digitale proprietario del portale web musicapopolareitaliana.com,  l’ASSOCIAZIONE CULTURALE TA’M TERRAE ONLUS che opera nell’ambito della valorizzazione territoriale e della promozione culturale e dall’ ISTITUTO FERNANDO SANTI che svolge attività di studio e formazione rivolta ai cittadini migranti ed alle comunità di italiani all’estero e Il COMITATO REGIONALE UNPLI LAZIO che fornisce assistenza alle pro loco del Lazio, rappresentandole ai vari livelli istituzionali.
Il “Distretto culturale della Musica Popolare del Lazio Meridionale” è un progetto di sviluppo territoriale, basato sulla valorizzazione del bene culturale immateriale della musica popolare, che coinvolge le province del basso Lazio con diramazioni verso le aree limitrofe della Campania, dell’Abruzzo, del Molise, della provincia di Roma.
Il progetto è sviluppato nell’ottica innovativa dei distretti culturali evoluti.
Da un lato quindi il Distretto si pone l’obbiettivo di valorizzare il ricchissimo patrimonio di musica popolare presente sul territorio, mettendo in rete gli artisti, gli eventi, gli archivi, i luoghi di elaborazione e produzione al fine di amplificarne la valenza e la capacità di attrazione di flussi qualificati di appassionati e turisti culturali.
Dall’altro interpreta la musica popolare come una leva di specializzazione territoriale, capace di contribuire ad uno sviluppo che crei valore e occupazione qualificata attraverso le sue componenti immateriali (capitale umano, capitale sociale, capitale identitario/culturale).
In questi mesi come promotori del progetto, anche attraverso incontri informali con operatori ed artisti, associazioni, aggregazioni di enti locali, abbiamo definito gli obbiettivi generali e le linee strategiche del progetto.
Nell’incontro del 3 luglio intendiamo sottoporre queste idee ed elaborazioni ai rappresentanti istituzionali, agli operatori del settore, alle realtà associative del territorio. Per raccogliere suggerimenti e valutazioni, ma anche valutare l’interesse e la disponibilità a far parte di un partenariato pubblico-privato che si candida alla promozione e realizzazione di tale progetto.
All’ appuntamento  sarà presente anche la Vicepresidente della commissione cultura della Regione Lazio, Daniela Bianchi, che illustrerà le linee guida del lavoro che la Regione Lazio sta strutturando in materia di distretti evoluti.
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Ninfa, Norba e le nostalgie del giorno dopo.

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45— Di Alessandro Vigliani
Ninfa e i giardini di una città che ebbe 2000 abitanti.
Capoluogo tra gli altri di Campagna e Marittima, splendore malinconico che affascina e coglie impreparati quando, al centro del cuore, in un trambusto di venti malinconici, la burrasca diviene una di quelle nenie che, in lontananza, danno indietro nostalgie antiche.
E se primavera ed estate son momento di risveglio, non mancherà di notare quanto splendore decadente s’annidi nel Giardino di Ninfa, carezza dolce, nostalgia di passati remoti.
Dietro ogni fioritura sembra quasi che vi sia una storia, un mondo, un abitante che fu di Ninfa.
Il lago, il fiume, per davvero pare richiamino a principesse col petto proteso verso amori struggenti e impossibili come racconta, tra l’altro, la leggenda di Ninfa e Norba di cui abbiamo già scritto.110
Il silenzio intorno e il Giardino aperto alle 9.30 solo per noi è uno scrigno che si apre e svela i propri tesori passo dopo passo. Profumi inebrianti, sensazioni da Sindrome di Stendhal, mentre Giulia, la guida, sembra scivolare lentamente tra fioriture e ruscelli che non mitigano mai la calura di fine giugno.
La torre, poi, è sempre lì, a svettare solitaria, curiosa e innamorata di così tanto verde e fiori e alberi.
Tra le rovine e i resti di una città mai perduta realmente, dove la vita era di certo più banale del silenzio odierno, ma che a noi suggerisce di enfasi eroiche e leggendarie virtù umane.
137Un respiro, un altro ancora e siamo già diversi metri più in alto a guardare, come in volo, i passi appena percorsi.
Norba antica e il suo fascino di pietra imponente e megalitico, poligonale e stretta tra le sue mura la storia conservata è uno spettacolo che s’apre dinanzi ai nostri occhi.
Non è il sole a fiaccare la nostra volontà di essere presenti alla ritrovata e conservata storia narrata da Beatrice Cappelletti, archeologa che ci accompagna nella vita d’un tempo d’un’altra città che sembra venir fuori da libri di mitologia greca.
Norba è un incanto, la ventilazione costante quasi un dono di Eolo, abbarbicata com’è su di un colle da cui si domina la piana fino al mare.
Affacciandosi dall’acropoli, l’occhio viaggia con la mente fino a scrutare Circe e le isole tra la foschia mattutina, ombre controluce come giganteschi drakkar alla deriva.
E chissà quanti e quali pensieri s’annidano nella mente dei tanti che si affacciano, con alle spalle le rovine della città antica e dinanzi la modernità sfacciata che prende possesso del panorama.
La madre con la bambina dalla gonna svolazzante che indica l’orizzonte, una coppia di sposi, la nostalgia di una ragazza che scruta solitaria campi, strade a risalire come vene tutto il crinale a seguire con gli occhi e poi in alto, verso il cielo, in un percorso che è un volo pindarico atto a carpire l’istante di un Icaro di ritorno che il suo volo porterà a termine.
Quadri astratti di una giornata unica tra i luoghi dell’anima.
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Come in una favola. Ninfa e Norba tra principi, re e principesse.

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ninfadicisternaanni2030aurelioscarpetta— Di Francesca Mattiello
Lo abbiamo ripetuto mille volte dalle pagine virtuali di questo blog. Consideriamo un unico territorio, quello che fu di Campagna e Marittima e quello che era di Terra di Lavoro fino al nord della Campania. Ma soprattutto, amanti del bello e del viaggio, del cammino come inizio di ogni avventura, non abbiamo confini di sorta che riescano a porre un veto sulla nostra sete di conoscenza.
Così, e per questo, giungiamo a Ninfa e Norba Antica, itinarrando e itinarranti emozioni e passi lenti, un viaggio che domenica 25 giugno proporremo ai soci di ViviCiociaria e Itinarrando.
Una Terra fatta di borghi e angoli dimenticati, di rovine, di giardini e di antichi templi posti sulla cima di una collina. E’ tutto ciò che non ti aspetti di vedere e che invece poi, inevitabilmente, è destinato a sorprenderci.
Piccoli angoli di meraviglia, quelli che un viaggio verso la pianura pontina, è riuscito a regalarci.
Il racconto di una storia diversa questa volta, fatto di miti e leggende che si rivelano con toni romantici e a tratti malinconici.
Un viaggio che una mattina di poche settimane fa ci ha condotti verso Ninfa, un luogo dove il tempo sembra aver congelato e tenuta intatta la sua affascinante bellezza.
Definito dal New York Times “il più bel giardino romantico del mondo”, è uno splendido esempio di poesia e architettura medievale. Oggi proprietà della famiglia Caetani, i Giardini di Ninfa vantano una storia e uno scenario in grado di incantare ancora oggi le migliaia di persone che impazientemente attendono “la bella stagione” per farvi visita.
Roseti, cespugli, alberi ad alto fusto, colori dirompenti, ruderi di Chiese, un castello merlato e un romantico lago riflesso. Ma soprattutto una leggenda, quella della bella Ninfa, principessa che portava il nome della città stessa.
Si narra che suo padre, un governante saggio e accorto, desiderasse bonificare le terre paludose che minacciavano e limitavano continuamente le attività dei campi, delle arti e dei mestieri. Così promise la mano di sua figlia a colui che fosse riuscito in questa nobile impresa, ridando vita a tutto il territorio fino al mare.
I due contendenti furono il principe Martino, leale e coraggioso che segretamente amava la bella Ninfa, ed il principe Moro, noto stregone dedito alle arti occulte.norbantica2
Martino, con una serie di opere di bonifica stava portando a termine il lavoro nella parte del terreno assegnatagli. Fu a quel punto che Moro, con una sorta di incantesimo, prosciugò in un baleno il suo territorio vincendo la sfida.
Il Re, pur conoscendo l’amore che univa Ninfa a Martino, non poteva sottrarsi alla parola data. Fu così che al rifiuto della figlia di prendere in sposo il vincitore, la fece rinchiudere nella torre del castello.
La principessa, visto svanire il suo desiderio d’amore con il suo amato Martino, una notte salì fin sui merli e da lì si gettò nel lago.
Si narra che nelle notti di luna piena dal lago è possibile udire una sorta di nènia, il lamento di due giovani innamorati che hanno visto infranto il loro bel sogno d’amore e che proprio in quelle notti, il profilo di Norma, poco più in alto, somigli distintamente alla figura di una “Bella Addormentata”.
norbaanticaLasciamo Ninfa alle nostre spalle, proseguendo oltre, percorriamo ancora un buon tratto di pianura finché incombente su di noi appare Lei, in posizione dominante sull’intero panorama. E’ Norma questa volta, che vanta una storia antica e gloriosa. Man mano che si sale i tornanti lasciano spazio ad uno scenario sempre più inaspettato. A pochi passi dall’entrata in questo piccolo paesino fatto di case modeste, è possibile trovare i resti dell’Antica Norba, circondata da mura ciclopiche che racchiudono come uno scrigno un mondo ormai silenzioso, fatto di resti di case e templi.
Varcata la prima porta si ha la sensazione di oltrepassare un confine: ai nostri occhi si palesano distese verdi e un cielo azzurro che fanno da cornice ad un tratto di storia.
Gli antichi attribuiscono ad Ercole la fondazione della cosiddetta città di pietra.
Virgilio nell’Eneide narra che Ercole dopo la vittoria su Giunone, portò con se come preda un gregge di tori e vacche, che fece pascolare sul suolo latino.
Caco, antica divinità del fuoco, mezzo uomo e mezzo animale, vide la mandria, rubò quattro tori e quattro vacche. Per farne perdere le tracce le tirò per la coda, in modo che le orme andassero nella direzione opposta alla sua orrida grotta. Ercole grazie al muggito delle vacche rinchiuse, riuscì ad arrivare nell’antro tenebroso, dove trovò ed uccise Caco, strangolandolo con la sua forza immane. Dopo aver liberato le vacche e i tori rubati, fondò lì una città, la città di Norba.
Una distesa enorme di rovine si susseguono a perdita d’occhio.
Scavi, mosaici e strade di una vera e propria città che è possibile percorrere con i nostri piedi. Lo stupore di sentirsi parte per un attimo di un tratto di storia. Non quella raccontata sui libri, ma quella che per un attimo possiamo toccare con il palmo delle nostre mani.
Oggi meta di appassionati di lanci con il deltaplano che volano sopra l’agro pontino per godere dell’alto di un panorama senza precedenti.
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Tutti su Cacume. Oltre 70 persone ieri 2 giugno sopra la vetta di uno dei simboli della Ciociaria.

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montecacume2Oltre 70 persone su Monte Cacume per l’iniziativa di ViviCiociaria e Itinarrando.
Monte Cacume è un simbolo. Un luogo visibile da diversi punti della Ciociaria e dell’Agro Pontino. Un punto d’arrivo, per lo sguardo, un luogo di partenza per gli occhi che guardano al mare. Uno spartiacque,insieme alla catena dei Monti Lepini, tra due mondi così diversi ma in fondo uguali che, nei racconti dei transumanti, anziché divisi appaiono uniti all’ombra di Circe.
Monte Cacume è il punto di riferimento per tanti, soprattutto per i patricani. E da Patrica si dipana il sentiero che immergendosi nel verde porta sopra la vetta, 1095 metri, non tanti ma abbastanza per lastrana forma puntuta, un poco ingobbata, che caratterizza l’amata montagna che, discussione eterna mai risolta, vuole o no, citata da Dante Alighieri nella Divina Commedia.
Ed è per il suo essere simbolo, punto di riferimento, luogo di avvistamento e spartiacque che Cacume si conferma esperienza attrattiva, capace di riunire più di 70 persone sotto la grande croce issata sulla vetta e dinanzi la chiesetta di recente restaurata.
Un percorso stupendo, immerso nel verde, una salita che somiglia a un cammino iniziatico per l’esperto camminatore come per il principiante, nel lento aumentare di pendenze fino al cono finale che rappresenta lo strappo in attesa della vetta tanto agognata.
Ridiscendendo, poi, ancora una volta grande festa in uno dei rifugi con le fettuccine fatte alla scifa, musica ciociara, vino e birra. Fatica, chi tanta chi poca, ma tanta soddisfazione per una giornata passata insieme tra amicizia e condivisione, all’insegna del passo lento e della riscoperta del verde della nostra tanto amata Ciociaria.
Un ringraziamento ad Angelo Gatti, vice sindaco di Patrica e grande uomo di montagna, all’associazione Montasi in Caccume, a Nello Pallotta presidente dell’Associazione L’Orchidea, ai ragazzi e gli abitanti di Patrica che, al solito, ci hanno accolto tra sorrisi e gentilezza.
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Venerdì 2 Giugno, Festa della Repubblica: torna l’evento “Tutti su Monte Cacume” con ViviCiociaria & Itinarrando. Per info e prenotazioni 380 765 18 94.

By | Natura, Sociale | No Comments
cacume 02 giugno copyPer info e prenotazioni: 380 765 18 94.
Venerdì 2 giugno, ore 9,00, tutti su Cacume.
Ormai una consuetudine quella di ViviCiociaria che ogni anno porta i propri associati a Monte Cacume condividendo nel percorso una gustosa mangiata di fettuccine grazie alla sempre pronta collaborazione con Angelo Gatti, vice sindaco di Patrica e amante della montagna sempre disponibile nell’accogliere turisti sulla montagna di Patrica che quasi tutta la Ciociaria ha adottato come simbolo.
Un evento per cui è indispensabile lo scarponcino da trekking, lo zainetto con acqua, snack, mantella antipioggia, giacca a vento, cappellino e crema anti sole oltre alla prenotazione obbligatoria da effettuarsi al 380 765 18 94.
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