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VisitFrosinone Archivi - Itinarrando

Sabato 15 aprile, ore 15.30 ad Arce per un aperitivo di storia e cultura con visita alla torre di Sant’Eleuterio! Per prenotarsi e avere informazioni 380 765 18 94.

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15 aprile copy (1)Per info e prenotazioni 380 765 18 94
Sabato, ad Arce, con ViviCiociaria c’è #aperitivoculturale!
Un appuntamento davvero particolare con il nostro Matteo “Indiana” Zagarola.
Ad Arce, alla scoperta della Torre di Sant’Eleuterio, luogo di confine e fortezza militare napoletana, per poi percorrere l’antica ciaia, l’antica strada di accesso del paese.
Ci perderemo nelle atmosfere di pietra del centro storico di Arce, visitando le chiese principali.
Storie, luoghi, particolarità di uno dei centri più “nascosti” della provincia di Frosinone, infine ci aspetteranno per un gustoso aperitivo a base di prodotti tipici locali e ottimo vino!
Per info e prenotazioni 380 765 18 94
Sabato 15 aprile ore 15.30, #aperitivoculturale!
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Il dolce di Pasqua: la Pigna ciociara. Un dolce di “confine”. Un dolce di famiglia.

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pignaciociara— di Alessandro Vigliani —
A Perugia ne esiste una variante, per nulla somigliante, che si chiama “ciaramicola”, tuttavia fu proprio la ciaramicola nel 2014, in un forno di Petrignano D’Assisi, a rimandarmi alla memoria della pigna ciociara, dolce tipico della tradizione pasquale del nostro territorio e soprattutto di quelle zone un tempo ricadenti amministrativamente nel Terra di Lavoro.
Si tratta di un ricchissimo “panettone”  lievitato con un impasto pieno di uvetta, canditi, vaniglia, cannella, anice con le più disparate e differenti varianti, lasciti di saggezze e piccoli trucchi di cucina tramandati di madre in figlia.
Preparazione, gusti e profumi particolari con aromi, canditi all’arancia e al limone e l’immancabile liquore.
Un dolce di famiglia. Un dolce di collettivo amore. Tante le braccia che lavoravano, nel passato, un impasto piuttosto duro, che veniva fatto – e ancora oggi in tanti luoghi è ancora così – unicamente con il lievito madre, rinfrescato più e più volte, secondo rituali e legami particolari che risalgono a tempi più che antichi, quando l’uomo seguiva i cicli naturali. Una lavorazione che tra maturazione e lievitazione dell’impasto, con i dovuti rinfreschi, giunge ai 4 giorni di lavorazione.
Non sapendo granché, lasciando spazio comunque al dibattito e ai consigli, ho trovato una ricetta e consigli per la preparazione sul sito di Giallozafferano, l’articolo è scritto da una ragazza di Esperia che ha intervistato sua zia:
“Ricetta per 7-8 Pigne: bisogna innanzitutto preparare l’impasto iniziale che verrà rinnovato per 2 volte (una ogni 24 ore): 2,5 kg di farina 00, 1/2 kg di zucchero, 400-500 grammi di lievito madre, 10 uova, latte q.b.
Lasciare l’impasto coperto da un canovaccio a riposo per 24 ore a una temperatura costante preferibilmente 18-20°C. Il secondo giorno rinnovare l’impasto aggiungendo meno di un etto di farina e meno di mezzo di bicchiere di acqua tiepida.  Il terzo giorno rieseguire l’ultimo rinnovo, verificare che l’impasto si gonfi bene e che l’odore acido del lievito madre si senta nell’impasto.
Dopo aver rinnovato la seconda volta l’impasto attendere altre 24 ore prima di procedere con l’impasto finale. Arrivati al terzo giorno vengono aggiunti tutti gli altri ingredienti e lavorato il tutto rigorosamente a mano (schiaffeggiando l’impasto): 25 uova, 250 gr di semi di anice, 500 gr di burro, 200gr di farina, 300 gr di zucchero, 1 lt di latte, canditi e uvetta a piacere (400gr), 2 limoni spremuti 3 arance spremute + la buccia grattugiata, 1 bicchierino di Rum, 2 bicchieri di Sambuca, Scaglie di cioccolato Fondente.
Dopo aver lavorato l’impasto per una mezzora abbondante viene messo ad eseguire l’ultima lievitazione naturale direttamente nelle teglie alte imburrate ed infarinate.
Dopo 12-18 ore a seconda della temperatura (in passato si aiutavano con pentoloni di acqua bollente posti vicino le teglie per favorire la lievitazione) le teglie possono essere infornate a 170 gr per 180 minuti. dopo la prima ora è possibile spostare le teglie per rendere omogenea la cottura, molto dipende dal tipo di forno che si utilizza. Infine con l’albume di 12 uova e 1/2 kg di zucchero viene creata la glassa, non appena sfornata la pigna viene ricoperta di glassa e perline decorative colorate per poi essere rimessa inforno per 5-6 minuti.
Grazie alla lievitazione naturale il dolce si conserva fresco per anche 10 giorni”.
Foto: Maria Cristina Quadrini Pigna di Arpino 
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Frosinone: ViviCiociaria ripulisce il sacrario agli eroi del Risorgimento e depone un mazzo di fiori.

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luigiangeloni2Lo avevamo promesso. Lo avevamo dichiarato nell’articolo apparso su L’Inchiesta che anticipava l’iniziativa “I passi carbonari” con Domenico Ricciotti, pronipote di Nicola.
Così nel pomeriggio di oggi 5 aprile, l’Associazione Culturale ViviCiociaria ha ripulito il sacrario agli eroi del Risorgimento sito in Piazza della Libertà, proprio davanti la Prefettura, togliendo con un pennello la terra che ormai copriva la lapide di Luigi Angeloni – cui putroppo mancano alcune lettere – posta a pochi metri di distanza dalla tomba di Nicola Ricciotti, entrambi eroi italiani nati a Frosinone le cui spoglie riposano sotto la terra del Sacrario.
All’interno dello stesso sono state tolte le erbacce e sporcizia di vario genere che avevano ridotto il Monumento a una discarica.
Sacchetti di plastica, sigarette che fumatori noncuranti gettano su quella sacra terra!
Ai nostri padri, ai padri del Risorgimento, agli eroi frusinati e ciociari dobbiamo rispetto, non può il Sacrario agli eroi del Risorgimento essere ridotto a una discarica o a un parcheggio, con la cattiva abitudine di porre le auto in prossimità di un monumento che dovrebbe essere sempre visibile per ricordare chi diede la vita.
Un monumento, tra l’altro, realizzato da Ernesto Biondi, altra eccellenza ciociara della cui morte oggi ricorre il centenario e che forse rappresenta una delle opere più belle dello scultore.

luigiangeloni3LUIGIANGELONI5

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Frosinone, venerdì 24 marzo ore 20,15 nei luoghi della Carboneria con Domenico Ricciotti per info e prenotazioni 380 765 18 94.

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24 marzo (1)
Frosinone, venerdì 24 marzo ore 20,15.
La sera a rendere più suggestive le vie del centro storico frusinate per il primo appuntamento in “notturna” di questo 2017 dell’Associazione Culturale ViviCiociaria.

Chi erano i carbonari? Dove vivevano? Dove si incontravano? Com’era la Frosinone che hanno vissuto, facendola diventare con la loro presenza uno dei capisaldi della Carboneria?

Un itinerario, percorso suggestivo, in compagnia e con le spiegazioni di Domenico Ricciotti pronipote di Nicola Ricciotti – tra i luoghi della Carboneria frusinate in una città mutata anche e soprattutto a causa degli ingenti bombardamenti durante il secondo conflitto bellico ma che attraverso le lapidi, i monumenti, i ricordi dei discendenti, può ancora  raccontare una storia che è sua, che è nostra, che è di Frosinone.

Degustazione finale di prodotti tipici e cibi dei rituali carbonari.
Appuntamento dunque a venerdì 24 marzo, ore 20,15.

Per partecipare è necessario prenotarsi al 380 765 18 94.

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All’amore perduto, una storia di amore “maledetta” a Frosinone

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018 Via RattazziLa voce gracchiante di Amy Winehouse, che gira su volgari supporti digitali che non meriterebbe, richiama a nostalgiche atmosfere che sanno di vinile, bar pieni di fumo e sigarette spente a tarda notte.
Ciottolati umidi e racconti hard boiled, di amori maledetti consacrati all’umido di letti disfatti. Non è la Chicago degli anni ’20. Più indietro nel tempo. Altrove, fuori dal mito cinematografico, all’oscuro di canzoni e libri di storia.
Siamo nella Frosinone di fine ‘800, una città fatta di duelli all’arma bianca. Alcuni a colpi di fioretto, altri a inchiostro e penna talmente puntuta da ferire.
Tra le scene consuete di un vivere quotidiano più vivace e allegro di quello odierno, la storia nella storia dell’antica Via del Carbonaro, raccontata nel libro di Maurizio Federico “Frosinone alla fine dell’800” sembra essere l’ouverture della più moderna e conosciuta “Via del Campo” del compianto Fabrizio De André.
Via del Carbonaro non è carrabile. E questo la rende quasi sconosciuta agli abitanti stessi del Capoluogo ciociaro, abituati a muoversi in auto per raggiungere qualsiasi punto della città.
Quasi inglese con i suoi portoni sulla strada, sorniona e celata dietro il suo arco d’accesso, appena visibile, perennemente in ombra. Detta un tempo lo stradello, ai piedi della Cattedrale e insinuata dove Via Garibaldi e Via XX settembre si intersecano attualmente.
E qui vi era fine ‘800 l’antica casa di tolleranza cittadina, dove i muri avessero potuto avrebbero raccontato di amori fugaci, rapaci, consumati su letti umidi e sfatti, pagati e durati poco: il lampo di una passione.
Tra le tante donne che vi svolsero professione, Maurizio Federico racconta di una avvenente e procace ragazza che, a dispetto del proprio mestiere, ebbe l’onore di far cadere in amore tanti baldi giovanotti.
Come in un’altra storia raccontata sempre da Faber De André, la donna d’un tratto lasciò la città. Non perché scacciata, questo no, per sua apparentemente immotivata scelta, gettando nello sconforto due frusinati tra tanti: i fratelli Fortuna.
Ottobre 1881, mentre la donna lasciava i ricordi alle sue spalle e vedeva dietro di sé scomparire il campanile, i due fratelli Fortuna, Alessandro e Oreste, sui loro giornali la salutarono con versi poetici a testimoniare una città più antica, certo, ma meno bacchettona. Dove la bellezza di una donna che si sarebbe detta di “facili costumi” veniva decantata sulla stampa. E mentre mi accingo a copiarne i versi, intanto Amy Winehouse è sempre qui che mi accompagna interpretando un pezzo inciso per la prima volta dalle Shirelles: Will You Still Love Me Tomorrow.
“Sappiamo, e lo annunciamo nel dolore
che una vaga e adorata fanciulla
abbia abbandonato il nostro paese. 
Ma perché ciò?
Perché privarci di ammirare la sua figura
sì bella, che solo guardandola magnetizzava
tutto il sentimento che si chiamava Amore?
Eri bella, e fuggisti da noi?
Fortunata quella terra che ti accoglie, 
ed io ti auguro buona fortuna, e felicità a iosa.
Ma tutte le medaglie hanno il rovescio.
Se penso all’avvenire di te, mia bella ragazza, 
non posso fare a meno di versare un bel lagrimotto,
leale, te lo giuro, per l’antico amore che a me ti legò”.
(Da l’amico del Popolo, Cronaca cittadina, 23 ottobre 1881).

“Ella partì lasciando i nervi fiacchi a molti innamorati 

il suo viso era di una bellezza risentita, procace, tirannica.
Di un rosso acceso, avrebbe riscaldato il seno isterico 
di una monaca. 
Gli occhi lampeggiavano voluttà, ma di quella fine. 
Il suo petto di una finitezza rara, ricolm
o, splendido come quello 

di una odalisca faceva sussultare le berette dei suoi confessori 
e tentennare il tocco degli accigliati magistrati. 
Se il suo viso era bello, l’insieme della sua persona 
era sublime. 
Se l’avessero ritrovata negli scavi di Pompei, l’avrebbero presa 
per il modello della Venere Capitolina. 
E faceva all’amore? Altro che amore. 
È stata la palestra dove tutti i zerbinotti, tutti gli studenti, 
i collegiali, i sergenti hanno lottato per vario tempo. 
Chi ne ha toccato una lettera, chi un fiore, 
chi una ciocca di capelli, chi sorrisi a iosa;
chi tutto, e chi sentimento all’acqua di lattuga. 
Era di una felicità sorprendente. 
Facile nelle parole, negli atti, nel dare. 
Anche il suo vestiario era leggero. 
Il suo cuore pareva fatto a spicchi. 
Tutti credevano possederla, monopolizzarla, 
esserne padroni assoluto, e a conti fatti era come 
il campanello di una porta, cui tutti potevano suonare”. 
(Da “La Falce”, Bozzetto Cittadino, 30 ottobre 1881).

Alessandro Vigliani

Foto d’epoca: Via Rattazzi, Frosinone, oggi Via del Plebiscito.
Fonte: Frosinone alla fine dell’800, Maurizio Federico.

 

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