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visitciociaria Archivi - Pagina 2 di 7 - Itinarrando

Da Roccasecca a Colle San Magno e Castrum Coeli: 13 km di bellezza e storia nel segno di San Tommaso.

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— di Alessandro Vigliani
8 Ottobre. Tempo buono, temperature autunnali e nella norma.
Ore 9,00, Roccasecca. “Piazza ovale”, via Roma, è un teatro la cui scena si apre dinanzi allo spettacolo più bello: gli arroccati resti del Castello di Roccasecca, fortificazione suggestiva dei D’Aquino, impossibile da non vedere. Poco distante la torre detta “cannone” sembra solleticare il cielo azzurro appena velato da giochi di nubi.
A poco a poco si avvicinano tutti i partecipanti, soci di ViviCiociaria e Itinarrando, una cinquantina in tutto, pronti  a percorrere i 13 km del percorso. Con noi la guida e archeologo Matteo Zagarola e Antonio Valerio Fontana, giovane scrittore innamorato di Roccasecca e Colle San Magno. Lungo il percorso, nei tanti punti sosta programmati, saranno loro a fare luce sulle particolarità dei luoghi che attraverseremo, tanto cari a San Tommaso D’Aquino.
A proposito di soste. La prima è circa 15 minuti dopo la partenza. Ci fermiamo alla Locanda del Castello, pittoresco e davvero splendido albergo ristorante in cui  ad attenderci c’è Francesco Mancone. La colazione è un break a base di succo di frutta, caffè e soprattutto la prelibata sfogliatella roccaseccana che, al dispetto del nome, non ha poi così tanto in comune con quella napoletana. E non di certo perché meno buona. Sostanziali sono le differenze nella preparazione e negli ingredienti.
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Ripartiamo e prendiamo la via che porta alla prima chiesa mai costruita in onore di San Tommaso. Da qui già il panorama è superbo, la vallata è un appezzamento multicolore di antropizzazione. Case, coltivazioni, strade che tagliano il verde come venature in un corpo. Bellissimo. In fondo le montagne, quasi che lo sguardo non possa fermarsi al limite imposto dell’orizzonte.
Qualche minuto, si entra dentro, uno scatto di gruppo mentre qualcuno di noi si perde tra scatti e nozioni geografica circa la posizione degli altri borghi. Poi via sul sentiero che porta a quella che i roccaseccani chiamano “torre cannone”.
Si sale lungo un sentiero rinverdito dalle piogge dei giorni passati, mentre sulle nostre teste di tanto in tanto fan capolino i resti del castello di Roccasecca, sontuosa costruzione che abbracciava quasi l’intera totalità del profilo montuoso che percorriamo.
Quando ormai siamo in cima il panorama è mozzafiato e spazia su tutta la valle aprendosi a ventaglio per circa 180 gradi. Un meraviglioso affaccio su parte del Lazio meridionale.
Gli scatti sono tanti, soprattutto perché da qui il castello – visto di spalle – sembra richiamare a serie tv epiche, a immagini e suggestioni che molti pensano possibili soltanto ad altre latitudini.
No, qui siamo in Ciociaria o, se preferite, nel Lazio meridionale, terra di castelli e di storia che sembra tuonare di petti ferrati e cozzare di spade.
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Matteo Zagarola parla, racconta. Qui è nato San Tommaso, dice indicando le pietre e il profilo del Castello. Qui, aggiunge, vi era un’intera cittadella. E puntando il dito indica luoghi, disegna e descrive immagini, linee di colore altrimenti assenti senza le sue parole.
Riprendiamo il cammino, c’è ancora molta strada da fare e lo zaino è una sacca vuota da riempire di emozioni. Così tagliamo tutta la montagna puntando diretti verso Colle San Magno. Il percorso è piacevole, verde, di tanto in tanti adombrato da intrecci di rame a creare geometrie perfette di gallerie arboree.
Incastonati all’interno di questo mondo come porte di passaggio tra il presente e il passato, a passi lenti ma costanti giungiamo nel borgo di Colle San Magno. Qui ad attenderci c’è il sindaco e un consigliere. Più in là, in un vicolo stretto, c’è un bar che ci serve il dolce tipico di San Magno: le pagliette. Degustiamo, ci fermiamo, qualcuno si ristora o si fa fare un panino. Sono già le 13, quindi ripartiamo su per il sentiero che ci porterà a Castrum Coeli.
Saliamo, il percorso è agevole. Passiamo all’interno dell’antica cittadella di Castrum Coeli su Monte Asprano, l’unico e originario abitato che poi genererà Castrocielo da una parte, Colle San Magno dall’altra e dando vita, poi, al rituale del “bacio delle Madonne”, quando a Pasquetta le due comunità si ritrovano portando a spalla sullo stesso monte due statue. Questo perché nonostante le due divisioni i due borghi sono ancora uniti da un passato comune e di condivisione che vedeva nel mezzo la bella chiesetta che si trova sull’Asprano.
Per noi è una lenta e bella riscoperta, un luogo magico tra mandorli, ulivi e mura poligonali, affacci meravigliosi che ci portano al punto più alto, là dove ora il castello di Roccasecca, tanto alto appariva dalla piazza ovale, è assai più basso e distante ma per nulla meno imponente.
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I due castelli, ci dice Zagarola, si guardano. Si osservano. Questo perché sebbene fossero “figli dello stesso padrone” era sempre bene, al tempo, tenersi d’occhio. Guardarsi. Controllarsi. Darsi un cenno, in una sorta di comunicazione visiva e continua. Forti, fieri, arroccati e difensivi, sembrano quasi dire: passateci voi tra queste valli, fatelo il passato di passare lì in mezzo senza essere attaccati!
Nessuna guerra, però per noi. Anzi. La convivialità di un pranzo al sacco insieme. Qualcuno dorme, altri scherzano, si parla, si ride. Ci si prepara mentalmente alla ridiscesa che è sempre l’inizio della fine di una bella giornata, sicuri come sempre che la meta finale è ancora e un’altra volta spostata più in là: che la prima volta che cammini hai bisogno di un obiettivo, un punto da raggiungere, quel punto che è il comprendere che la meta è il cammino stesso.
Grazie a tutti!
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08.10 Traversata Roccasecca – Castrum Coeli, di castello in castello sulle vie di San Tommaso.

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roccasecca 08 ottobreDomenica 8 ottobre: traversata da Roccasecca a Castrum Coeli sulle vie di San Tommaso.
Per info e prenotazioni 380 765 18 94
con ViviCiociaria e Itinarrando.
Sulle vie di San Tommaso… da Roccasecca a Castrum Coeli passando per Colle San Magno.
*Obbligo di scarpe da trekking o da trail.
*Colazione intermedia a base di sfogliatella roccaseccana presso Locanda del Castello.
*Degustazione prodotti tipici locali e possibilità di acquisto presso inizio sentiero a Colle San Magno per Castrum Coeli.
Traversata da Roccasecca passando per il Castello e la “Torre Cannone” fino al castello di Castrum Coeli con la guida turistica e archeologo Matteo “Indiana” Zagarola.
Un percorso storico sulle vie di San Tommaso, là in cui si dice sia nato e in cui insiste la prima chiesa fondata in onore del Santo fin sopra al Monte Asprano e a Castrum Coeli.
Cosa portare:
Zaino con acqua (almeno 2 litri), cappellino, giacca a vento, giacca antipioggia, pranzo al sacco, macchina fotografica.
Dati tecnici:
Lunghezza percorso: 16 km
Difficoltà: turistica
Dislivello: 480 metri
Tempo di percorrenza: a passo lento, itinarrato, con spiegazioni e soste colazione per una giornata lieta tra cultura, riscoperta e amore per il nostro territorio.
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Tra spionaggio, misteri e realtà: la tragedia di “Fossa Susanna” a Veroli, Prato di Campoli.

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— Di Alessandro Vigliani

Quanta storia, quanti destini si sono intrecciati tra le asperità montane della Ciociaria, nelle sue verde valli o nei suoi centri cittadini. A ogni passo ne è piena questa terra!
E così, poco prima di giungere sulle alture di Prato di Campoli, Veroli, piena Ciociaria ai piedi dei 2000 metri dei monti Passeggio e Pizzo Deta c’è un sentiero, segnalato da una classica bacheca di legno, che porta a una radura con un laghetto nel mezzo.
Qui c’è un cippo con un’elica conficcata e una targa. Il luogo, che si raggiunge seguendo le indicazioni per “Ca(s)cata di lupo”, fu difatti teatro, il 25 maggio del 1932 giorno di Santa Salome, di un terribile incidente aereo che vide perire i due coniugi Suzanne Sarah Picard e Alfred Isaak Lang Willar – cugino di Louuis Dreyfus – mentre erano in viaggio verso Marsiglia. Con loro i due assi del cielo Marcel Francois Goulette temerario della grande guerra e autore di grandi imprese e l’astro nascente dell’aviazione, suo secondo, Lucien Moreau.
In ricordo dell’incidente, da qualche giorno dopo la tragedia, il posto e il lago a esso attiguo presero il nome di “Fossa Susanna”.

Tuttavia nell’immaginario collettivo sono stati tanti i quesiti e ancor più le suggestioni per una vicenda che per casistica numerica e fatalità ha stimolato, e di molto, l’immaginazione di tanti.
La prima curiosità di questa vicenda che finì per porre Veroli al centro del mondo, riguarda forse il fatto più attinente e reale, verità storica inconfutabile al netto degli intrecci politici possibili, plausibili o meno. Pochi giorni prima dell’incidente aereo, difatti, i due coniugi, ci racconta Stefano Magliocchetti nel suo libro “La Femmina Morta”: erano scampati al naufragio del transatlantico francese “Geoges Philippar”, il cui improvviso incendio, al largo delle coste della Somalia, mai chiarito quanto alle cause, trascinò in fondo all’oceano un noto giornalista, Albert Londres, autore di inchieste internazionali molto scottanti, ma non Alfred e Suzanne che, ottimi nuotatori, non solo riuscirono a raggiungere una nave sovietica accorsa in aiuto (o che li seguiva secondo altre tesi), ma anche a mettere al sicuro la loro macchina fotografica, con la quale, dalla nave sovietica, scattarono numerose foto alla nave francese che affondava.

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A rimestare nel torbido con intrecci da libro giallo ci sarebbero le amicizie passate di Lang Willar con Trockij, si parla addirittura di un ministero delle finanze offertogli, che fanno il paio con le competenze del padre di Suzanne tra i fondatori de L’Humanité, quotidiano del partito comunista francese e, quindi, non solo benestanti coniugi – comunque con aderenze con la finanza mondiale – in viaggio di ritorno verso Marsiglia.
Un’altra teoria, affascinante e cinematografica, tuttavia poi screditata dal figlio stesso della coppia, li vorrebbe spie al servizio della Francia e depositari di chissà quali segreti oltre a quelli riferibili all’affondamento della Philippar di cui, erano, lo ricordo, testimoni e ovviamente superstiti.
Tutto qui? Nemmeno per sogno. La fantasia, nel fitto bosco dei misteri, tra le radure degli Ernici che pure erano state crocevia di storie brigantesche, vanno a rincorrere casistiche numeriche di sicuro suggestive.
Innanzitutto la data della morte: 25 maggio giorno in cui ricorrono i festeggiamenti per la Santa Patrona di Veroli: Santa Salome, la quale si rammenta negli scritti, prima di andare a morire a Veroli si era recata a Marsiglia (l’aereo come detto era diretto nella città francese) con una sua ancella di nome Sarah – secondo nome di Suzanne.
Una coincidenza, chiaro, ma abbastanza forte da stimolare la fantasia.
Come se non bastasse, come se il destino o chi per lui non avesse ancora giocato tutte le sue carte, il corpo della povera Suzanne Sarah sarà ritrovato in località “Femmina Morta”, luogo già così denominato ancor prima dell’evento.
Il luogo appare di sicuro carico di emozioni. Immerso nel silenzio, con un piccolo acquitrino a rendere il paesaggio degno di un serial e, forse, anche per questo luogo di viaggi immaginari tra misteri e casualità.

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Ultima nota, forse tra le più importanti di tutta la vicenda, a recarsi per primo sul luogo del disastro fu un uomo umile, tale Giovanni Scaccia detto “Ciambeghetta” da Veroli, il quale ebbe la dignità, la lealtà e di certo l’onore di non toccare nulla dei tanti gioielli e denari che i coniugi stavano trasportando verso Marsiglia e che giacevano sparsi tutto intorno, tra gli alberi e le radure insieme ai pezzi dell’aereo e ai corpi straziati.
Chi erano i due grandi aviatori periti e quale importanza hanno avuto nella storia?
Goulette, nativo della città di Charmes, nella Lorena, era sopravvissuto non solo alla Prima Guerra Mondiale ed agli ardimentosi combattimenti, affrontati con coraggio e disprezzo per il pericolo, ma anche alle imprese aviatorie degli ultimi suoi 15 anni di vita, durante i quali riuscì a trasvolare, con il suo Farman, il deserto del Sahara e buona parte dell’Africa, fino a mete all’epoca impensabili o, comunque, di notevole difficoltà.
Lucien Moreau, nato a Bellaing, piccolo paese di provincia, ancora più a nord, nella Francia, destinato a rinverdire gli allori del mitico Roland Garros, altro aviatore caduto nella Grande Guerra, e dallo stesso Marcel Goulette, insieme al quale, per la prima volta, si era imbarcato per percorrere la difficile rotta da Parigi a S.Vito dei Normanni e poi Salerno, Roma, Livorno, Genova, fino a Marsiglia, ove avrebbe sbarcato il prezioso carico dei coniugi Lang-Willar.
FONTE: LA FEMMINA MORTA DI STEFANO MAGLIOCCHETTI
RACCONTI ORALI, FORUM DEI MONTI ERNICI.
SITO: ASSOCIAZIONE LA VETTA DI VEROLI.
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Al tempio della Fortuna, Palestrina, con ViviCiociaria e Itinarrando. 380 765 18 94 per prenotare.

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palestrina 01 ottobre[2831]Con Itinarrando e ViviCiociaria:
Il Tempio della Fortuna Primgenia, museo archeologico e Palestrina accompagnati dalla guida turistica Nicoletta Trento
info e prenotazioni 380 765 18 94 o 0775 1521585.
*Il luogo dell’appuntamento verrà comunicato in fase di prenotazione.

Fondata secondo il mito  da Telegono figlio di Ulisse e Circe, o da  Ceculo figlio di Vulcano, l’antica Praeneste  ospitava a partire dal 2 secolo a. C. il più importante Santuario, per dimensioni, ricchezza decorativa e complessità d’impianto, dell’ellenismo italico dedicato al culto di Fortuna e del suo oracolo vaticinante. Sepolto dalle varie vicende storiche, il grande complesso quasi completamente ricoperto da abitazioni, è tornato alla luce a causa della furia devastante delle bombe della seconda Guerra Mondiale. Dopo attente campagne di scavo oggi è possibile rivisitare gli ambienti del Tempio della Fortuna, con i suoi aspetti monumentali unici al mondo, insieme a molti reperti di notevole interesse storico artistico monumentale in parte custoditi nel Museo Archeologico Nazionale prenestino di Palazzo Barberini.

 

 

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Trevi nel Lazio, Ciociaria, piccolo borgo dalle grandi bellezze.

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35— Di Alessandro Vigliani
Sabato 23 settembre è andato in scena l’appuntamento di Itinerari del Mistero a Trevi nel Lazio. Un successo, quello registrato, con oltre 60 persone a testimoniare un’iniziativa che continua a destare curiosità e interesse, tanto tra i “veterani” quanto tra chi vi si avvicini per la prima volta.
Trevi nel Lazio, Frosinone, Ciociaria. Una storia millenaria conservata, nascosta in un borgo arroccato tra i monti Simbruini. Ci arrivi, se sei di Frosinone, attraverso una strada piena di curve che in un’ora e cinque minuti ti porta alla porta del paese. Tuttavia, se sei di queste parti, è più facile che ti fermi agli Altipiani di Arcinazzo che, per intenderci, fanno sempre parte di Trevi nel Lazio anche se in condivisione con altri quattro comuni. D’altronde è quasi impossibile non farsi rubare dagli ampi spazi verdi degli altipiani, dalla frescura dei 900 metri, dall’Aniene che taglia il verde e che sembra tracciare una linea immaginaria fino al Viglio, al Cotento e al Tarino che svettano gendarmi su Trevi e Filettino.
Nel centro storico, inerpicandoti nel dedalo fitto di strade che da porta a porta abbraccia case e vita quotidiana, entrando nei vicoli guardando sopra i muri, scopri simboli apotropaici, mascheroni, iscrizioni che narrano di storie lontane, passate, presenze storiche e nobili come quelle dei templari del cui passaggio testimoniano i documenti di successione del castello che svetta sull’abitato nell’imponenza dei Caetani.
Con Giancarlo Pavat, ancora una volta ospite e mattatore della serata coadiuvato dal sempre preparato Mario Tiberia membro del Misterysilviatedeschi Team, alla presenza nel pubblico di Silvio Grazioli, sindaco di Trevi che ha dato il via alla serata,  i partecipanti all’iniziativa di sabato 23 settembre, hanno potuto perdersi nelle atmosfere magiche e medievali di Trevi nel Lazio percorrendo le strade e, sorpresa, scoprendo bellezze che in un piccolo borgo non ti aspetteresti di trovare.
Basta entrare nell’oratorio di San Pietro l’eremita, lì dove si pensa sia morto il santo che del paese è anche Patrono. All’interno vi è un gruppo scultoreo marmoreo settecentesco che raffigura la dipartita del santo e che richiama all’iconografia sontuosa e berniniana della trasnverberazione di Santa Tedesa D’Avila. Una piacevola riscoperta inserita nel percorso sebbene non inerente all’ambito “misterico”, ma che si è lasciata osservare, fotografare stupendo i partecipanti, tutti, è bene sottolinearlo, provenienti da fuori Trevi nel Lazio, nella fattispecie Roma e restante provincia di Frosinone compresa la distante Cassino.
A proposito di misteri, invece, impossibile non fermarsi nella Chiesa Collegiata di Santa Maria Assunta dinanzi all’affresco che probabilmente ritrae Gesù con la Maddalena in un passaggio di conoscenza e saperi e dinanzi la presenza grandiosa di un affresco, addossato al muro retrostante l’altare che richiama ad opere pregevoli del Raffaello e in cui spicca la presenza di una esadattilia (sei dita) di uno dei personaggi dell’Assunzione di Maria.
Al termine del giro, il castello Caetani è stato il giusto premio per la “scalata” al punto più alto di Trevi nel Lazio, con l’accesso ad atmosfere antiche e alle rovine di un luogo che fu anche del templare Martino. In una delle sale allestite da Promedia e Fiuggi Web Tv il convegno finale, alla presenza e con l’intervento della Direttrice del Museo di Trevi, è stata l’occasione di fare il punto sul castello e sulla sua storia mentre Pavat ha esaminato di nuovo le simbologie presenti con particolare attenzione alla scia che dai templari porta a Trevi nel Lazio.

 

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16.09 Supino (FR) iniziativa gratuita: visita al borgo e alle terme romane già più di 100 i prenotati!

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termesupinoSono già più di 100 le persone che hanno comunicato la volontà di partecipare all’iniziativa di sabato 16 settembre a Supino, evento gratuito con Patrocinio dell’Amministrazione Comunale di Supino, che vede impegnata la nostra associazione a partire dalle ore 15.00 con un trekking urbano all’interno del centro lepino prima di spostarci in località Cona del Popolo per la visita e la guida affidata a Matteo Zagarola, giovane archeologo e guida turistica autentica eccellenza della Ciociaria e tanto caro al nostro sodalizio associativo.
Ancora c’è tempo per comunicare la propria partecipazione al 380 765 18 94.
Ma la giornata di sabato 16 settembre è solo un appuntamento di una più composita serie di iniziative di tre giorni, dal 15 al 17 settembre, atte a valorizzare il sito archeologico delle terme romane e il borgo di Supino, manifestazione che vede anche la partecipazione dell’ARCI cui sarà affidata la proiezione di tre pellicole cinematografiche. Nello spazio antistante le terme mercatini e prodotti tipici.
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Frosinone: un itinerario turistico possibile. Le potenzialità nascoste del Capoluogo.

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31Di Alessandro Vigliani 
Partiamo dal principio.
Ricorreva pochi giorni fa – 11 settembre – la distruzione di Frosinone, quella inerente ai bombardamenti alleati della seconda guerra mondiale.
Ricorre, invece e ogni giorno, un altro tipo di distruzione. Quella del “sacco” della parte bassa, della cementificazione selvaggia, della mancanza di politiche di decoro ferme e decise atte a valorizzare un centro storico che solo negli ultimi 15 anni ha visto l’impulso di qualche buona idea a livello di eventi e l’interesse, almeno sulla carta, a recuperare il “gap” inflitto dalla volontà politica anni ’60 – ’70 di sostenere la parte bassa come grande centro commerciale cittadino ai danni della parte storica.
Non esiste, tuttavia e ancora allo stato attuale – sebbene sia in progetto – un percorso turistico di valorizzazione, non esistono pannelli informativi, non esiste un ufficio aperto h24 – forse il nostro è l’unico esistente in Via Garibaldi 10 – capace di dare informazioni turistiche e su Frosinone e su tutto il Basso Lazio.
Eppure l’iniziativa di giovedì 7 settembre andata in scena nelle strade del Capoluogo, ha richiamato più di 50 partecipanti, curiosi di tutta la provincia che hanno scoperto e sono rimasti affascinati da Frosinone.
Sì, proprio Frosinone, la città tanto bistrattata – in primis dai propri cittadini – che se percorsa con il piglio del turista, ed è la quinta volta che accade da quando esiste ViviCiociaria, è capace di creare suggestioni e attrarre a sé come la più navigata della città turistiche.
Dall’anfiteatro ripercorrendo il viale alberato di Viale Roma, quello che era parte del circuito motociclistico del Capoluogo, fino a fermarsi dinanzi la protome bovina all’entrata del Parco delle Colline, riscoprendo un sentiero interno alla città ben poco conosciuto.
E poi il centro storico con quello scrigno di bellezza e sorprese che è la chiesa di San Benedetto descritta e narrata da Giovanni De Vincentis. 14
Così come il sacrario agli eroi risorgimentisti, quel monumento ben poco osservato dai frusinati, che si trova proprio dinanzi la Prefettura davanti cui la guida Nicoletta Trento ha catalizzato l’attenzione dei presenti.
Ma sono proprio le strade della vecchia Frosinone a richiamare a sé, perché il Capoluogo – nell’immaginario collettivo – è macchine, motori, palazzi e grattacielo.
Del Campanile, della vita ai suoi piedi, ben poco si sa e si immagina; come se la città sia ormai solo la valle e non quel tessuto collinare entro cui, nelle stradine così impervie cui una pedonalizzazione potrebbe solo giovare, si nasconde la storia vera di una città così tanto controversa, in una dualità tutta cittadina che oppone la semi – moderna parte bassa con la storia radicata della parte alta.
E cosa dire della Cattedrale? Purtroppo chiusa in orario serale, quindi non visitabile dai partecipanti del “Tacco e Sòla” organizzato da ViviCIociaria. Al suo interno – e siamo sicuri ben pochi tra i nostri concittadini lo sapranno – vi sono tesori a consacrarla come una vera e propria pinacoteca di arte moderna.
Questo e altro c’è da vedere a Frosinone, nonostante le distruzioni, nonostante una cattiva gestione sotto il profilo della promozione turistica.
Frosinone, il Capoluogo o Capitale della Ciociaria, insomma, è una città da attraversare, vivere e camminare, scoprire lentamente e di certo possibile fulcro di una promozione turistica che dalla splendida riviera di Ulisse fino alle catene montuose ci parli di un unico grande territorio capace di promuoversi, farsi apprezzare ed esaltarsi agli occhi del turista.
Foto Alex Vigliani, iniziativa “Frosinone tacco e sòla” 7 settembre 2017. 
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Monti Ernici un ambiente unico: Campocatino, La Monna e i suoi fossili.

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m1Di Marco Occhipinti

In questi giorni post incendiari si è tornato a parlare di Parco dei Monti Ernici, Marco Occhipinti – geologo – ci dà un quadro sulla configurazione geologica di una delle principali catene montuose della Ciociaria.
Nell’ambito dello scontro tra placche, l’Africana a destra e l’Euro-Asiatica a sinistra, che ha determinato la genesi della catena degli Appennini, porzioni di sedimenti molto antichi sono inevitabilmente venute alla luce e affiorano discontinuamente su tutto il territorio appenninico incluso quello che insiste in provincia di Frosinone. Semplificando, la geologia del territorio ciociaro è caratterizzata sostanzialmente da sedimenti alluvionali recenti che si sono depositati su un substrato roccioso di tipo carbonatico, calcareo o dolomitico, del Cretaceo e Miocene (da 145 a 7 milioni di anni fa).
Molto più raramente affiorano in superficie depositi rocciosi ancora più antichi. In particolare, nella zona del Monte Monna, sui Monti Ernici e amministrativamente nel territorio di Vico nel Lazio, è possibile osservare un esteso affioramento di calcari e dolomie del Lias (Giurassico inferiore), depositatesi tra 195 e 175 milioni di anni fa circa. Se si escludono piccolissime esposizioni nella zona di Filettino, nella provincia di Frosinone tali affioramenti si trovano soltanto alla Monna: per rinvenirne altri occorre andare nelle vicine provincie di Roma (Vallepietra) e de L’Aquila (Anversa degli Abruzzi e Villetta Barrea).
m2I calcari sono rocce sedimentarie costituite principalmente da Calcite, Carbonato di Calcio CaCO3, che si formano principalmente per deposizione organogena: molti degli organismi marini, plancton compreso, sono generalmente dotati di guscio calcareo; una volta che muoiono e si depositano sul fondale, decomposte le parti molli, i gusci si accumulano formando sedimenti anche di notevole spessore. Un altro processo di formazione dei calcari, ovvero per precipitazione del carbonato in acque soprassature, è decisamente meno diffuso necessitando di condizioni ambientali molto particolari per innestarsi. Le dolomie sono anch’esse dei carbonati, ma doppi, di Calcio e Magnesio, MgCa(CO3)2, dove il Calcio è parzialmente sostituito dal Magnesio. Calcari e dolomie, apparentemente simili, si distinguono sul terreno per la prova all’acido cloridrico: se la roccia inizia a reagire “friggendo” è un calcare, se invece rimane inerte è una dolomia.
Sul Monte Monna sono principalmente presenti calcari compatti giallo chiari, dolomie grigie saccaroidi, calcari con selce grigia e nera, e calcari stratiformi marnosi, tutti del Lias. Si tratta di rocce molto consistenti che si rinvengono, oltre che in affioramento, spesso brecciate lungo i sentieri escursionistici.
m3La maggior parte di questi calcari, come detto sopra, è data dall’accumulo dei gusci calcarei dei planctonici Foraminiferi, organismi molto piccoli spesso non visibili a occhio nudo, ma non di rado è possibile rinvenire qualche altro organismo marino di maggiori dimensioni. In particolare, la letteratura scientifica riferisce l’esistenza tra gli strati calcarei del Monte Monna delle seguenti specie:
Brachiopodi:      Rhynchonella paronai
                               Rhynchonella sordellii
                               Rhynchonella scherina
Bivalvi:                 Posidonomya bronni
Posidonomya alpina
Cefalopodi:        Arietites conybeari
Durante una recente escursione sul Monte Monna organizzata da Itinarrando e Vivi Ciociaria ci si è imbattuti in un affioramento fossilifero non particolarmente esteso ma decisamente ricco in macrofauna. E’ certamente possibile individuare bivalvi e brachipodi in grande quantità, più o meno integri.
La diffusione al pubblico, nel passato, dei luoghi esatti ove rinvenire reperti fossiliferi non ha provocato altro che la diffusa e incivile abitudine a depredare detti affioramenti, fino a provocarne la quasi totale estinzione. Per tale ragione si sceglie in questa sede di non divulgare il punto esatto in cui sono state scattate le foto che corredano queste note, certi della comprensione del lettore.
BIBLIOGRAFIA
Guido Devoto, Sguardo geologico dei Monti Simbruini (Lazio nord-orientale), 1970.
Regio Ufficio Geologico, Carta Geologica d’Italia, Foglio n.151 Alatri, 1:100.000, 1939.
Giuseppe Sirna, Lamellibranchi nelle dolomie del Lias inferiore di Villetta Barrea (Abruzzo), 1966.
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01.09: Ferentino di notte tra vicoli, storia e mura poligonali. Con Nicoletta Trento. 380 765 18 94 per prenotare!

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Venerdì 1 settembre:
con ViviCiociaria e Itinarrando!
Ore 19.30

FERENTINO DI NOTTE, tra storia, luoghi e mura poligonali!
Le chiese eccezionalmente aperte in orario serale per una visita suggestiva!

L’estate sta finendo?
Non di certo le iniziative di ViviCiociaria e Itinarrando che continuano a portarvi tra i borghi della #Ciociaria.
Per questo inizio settembre ci tufferemo di sera nelle atmosfere di Ferentino, in un percorso unico e particolare che vi porterà alla scoperta di una delle città di Saturno.

Una visita guidata affidata a Nicoletta Trento nei luoghi più importanti di una cittadina capace di stupire e sorprendere.
Al termine, come al solito, DEGUSTAZIONE di prodotti tipici ciociari per un’esperienza, al solito, conviviale e amichevole!

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29.08 ore 19.30: Amaseno sotto le stelle del mistero con Giancarlo Pavat. Speciale Auricola. Per partecipare 380 765 18 94.

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amaseno 29 agosto[771]
Martedì 29 agosto:
Per info e prenotazioni: 380 765 18 94
il luogo dell’appuntamento verrà comunicato in fase di prenotazione.
Amaseno (Fr, Ciociaria), sotto le stelle del mistero:
speciale santuario dell’Auricola e apertura del Museo con in mostra lo spettacolare Angelo di Amaseno tornato in paese dopo 100 anni!
Conduce Giancarlo Pavat ricercatore e autore di libri sul tema con il Mistery Team legato al sito: Ilpuntosulmistero.it
Iniziativa di ViviCiociaria e Itinarrando.
Un focus speciale sul misterioso Santuario dell’Auricola. Quali storie si nascondono dietro uno dei luoghi più cari alla popolazione di Amaseno?
Quali segreti dietro affreschi di capaci di richiamare l’attenzione dei nazisti?
Perché l’Auricola desta così tanta curiosità e attrazione?
Dopo l’attenta analisi di Giancarlo Pavat ci sposteremo nella parte bassa dove saremo al cospetto della Collegiata di Amaseno, splendida nel suo genere, tra i ricordi di pietra di un borgo tanto sconosciuto quanto affascinante.
Infine entrata al museo di Amaseno con la visita all’Angelo di San Lorenzo!
Al termine degustazione con prodotti tipici e ciociari.
Un altro grande evento, un’altra grande serata!
*La partecipazione è riservata ai soci
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