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Visit Ciociaria Archivi - Itinarrando

Perle di Ciociaria: chiesa e convento di San Sosio Martire a Falvaterra.

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sansosiofalvaterrafabriziomontiNon solo Trisulti, non solo Casamari, non solo Montecassino, non solo Fossanova. La Ciociaria è ricca di testimonianze religiose pregevoli e stupende. Vere e autentiche perle e scrigni da scoprire.
Siamo al cospetto della chiesa e del convento di San Sosio a Falvaterra, luogo gestito dai Padri Passionisti.
Da www.italiavirtualtour.it
La chiesa e il convento di San Sosio martire sorgono su una collina coperta da ulivi a pochi chilometri dal centro abitato di Falvaterra, in Ciociaria. L’edificio fu costruito nel 1772 e terminato nel 1802, sorse accanto al ritiro di San Sosio Martire voluto nell’aprile del 1751 da San Paolo della Croce fondatore della regola dei Passionisti che, ancora oggi, gestiscono la struttura e la chiesa di Santa Maria Maggiore.
Il primitivo oratorio venne ristrutturato per poter ospitare una comunità di 12 religiosi. Fortemente danneggiati nel corso del secondo conflitto mondiale, anche per la vicinanza con Cassino, la chiesa e l’annesso convento sono stati ogdanielabertinogetto di restauri che hanno portato alla creazione di una casa per esercizi spirituali, che garantisce 45 posti letto. Qui durante tutto l’anno vengono organizzati incontri di preghiera, corsi di studi e ritiri, oltre ad essere meta di pellegrinaggi da parte dei devoti di San Sosio.
Un particolare legame quello che esiste tra Falvaterra e il martire che trovò la morte per mano dell’Imperatore Diocleziano nel 305 d.C. a Pozzuoli insieme a San Gennaro. La dedica del Santuario a San Sosio è motivata dalla presenza di un Oratorio a Falvaterra a lui intitolato e retto dai Benedettini del Convento di Montecassino, che introdussero il culto del santo in questo territorio tanto che nel 1627 Sosio divenne il patrono di Falvaterra.
La chiesa, a pianta ovale, costituisce un vero gioiello di architettura con il suo splendido soffitto quattrocentesco a cassettoni dipinti in oro ed azzurro. Sull’altare principale si può ammirare la statua di San Sosio, mentre nelle cappelle laterali sono custoditi altri dipinti che raffigurano il martire napoletano. Si tratta delle uniche raffigurazioni del santo fuori dalla Campania, regione che ne conserva le spoglie.
Oltre alla chiesa, il complesso convenutale, è composto anche da un museo e da due biblioteche, per un totale di oltre 25mila libri.

Foto 1 Fabrizio Monti.
Foto 2 Daniela Bertino.

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Cronaca di una serata a Vico Nel Lazio.

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01— di Alessandro Vigliani
Venerdì 14 luglio, ore 20,30 la luce del giorno scende, sopra La Monna s’accalcano minacciosi nuvoloni neri che sembrano far presagire pioggia a scrosci e temporali. Qualche goccia sparuta cade sulle persone in attesa al banchetto.
In piazza 24 maggio uno dietro l’altro arrivano i soci di ViviCiociaria. Più di 100, che han deciso di scoprire le Torri di Vico sotto le stelle in una notte di mezza estate.
Purtroppo per la siccità, per fortuna per noi, la pioggia non arriva. E allora Nicoletta Trento e Giovanni De Vincentis si prendono la piazza, l’attenzione dei presenti e presentano il borgo di pietra di uno dei luoghi più belli della Ciociaria.
A semicerchio, tutti intorno ad ascoltare le nozioni di Nicoletta, le curiosità di Giovanni circa le sue ricerche sulla cinta muraria di Vico. Tra i presenti ci sono tante persone del luogo, che il borgo lo conoscono, per cui le torri sono di casa, che però non han voluto rinunciare a una (ri)scoperta di Vico sotto l’occhio della promozione turistica.
Tanti i partecipanti da fuori provincia. Una serata che sembra più una festa. Passo dopo passo, Vico nel Lazio si svela silenzioso ad occhi estasiati e stupiti, rapiti dall’incedere lento della visita che permette di respirare, di perdersi nelle atmosfere medievali del borgo.
Siamo in Ciociaria, all’ombra degli Ernici. Chiese, luoghi, portali, scorci suggestivi fanno del percorso uno scrigno di segreti e bellezza amplificata da vicoli in cui nostalgiche insistono figure del passato: donne sedute sugli uscii a prendere il fresco, parlare e stupirsi di così tante persone.
Così l’arrivo al Palazzo del Governatore, lo stabile più bello di Vico Nel Lazio, dove insiste la mostra del maestro Bianchi è il finale degno di una festa cominciata tre ore prima. E che si conclude con sagne e fagioli, con formaggi e oli di Vico, con una degustazione fatta dei prodotti di questa terra. La nostra terra.
Bella Ciociaria, foriera a volte di bellezza spesso di tradite aspettative e sentimenti contrastanti, un’altra serata passata con te è un’altra occasione che nessuno di noi potrà dimenticare, perché tra le tue braccia la notte scorre serena.
Madre, sorella, amante spesso dallo spigoloso cipiglio. Fedele compagna di viaggio che a volte dà, a volte toglie, ma che pur sempre alberga in fondo al cuore.
Grazie Vico!
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Lunedì 3 luglio, Frosinone, Grid, Corso della Repubblica 48 presentazione “Distretto Culturale della Musica Popolare del Lazio Meridionale”.

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distretto culturale
(Comunicato Stampa)
Si terrà lunedì 3 luglio a Frosinone, presso GRID in Corso della Repubblica 48/52, alle ore 17,00 la presentazione del progetto “Il Distretto culturale della Musica Popolare del Lazio Meridionale” , promosso dalla Soc. NEW MEDIA FARM, editore digitale proprietario del portale web musicapopolareitaliana.com,  l’ASSOCIAZIONE CULTURALE TA’M TERRAE ONLUS che opera nell’ambito della valorizzazione territoriale e della promozione culturale e dall’ ISTITUTO FERNANDO SANTI che svolge attività di studio e formazione rivolta ai cittadini migranti ed alle comunità di italiani all’estero e Il COMITATO REGIONALE UNPLI LAZIO che fornisce assistenza alle pro loco del Lazio, rappresentandole ai vari livelli istituzionali.
Il “Distretto culturale della Musica Popolare del Lazio Meridionale” è un progetto di sviluppo territoriale, basato sulla valorizzazione del bene culturale immateriale della musica popolare, che coinvolge le province del basso Lazio con diramazioni verso le aree limitrofe della Campania, dell’Abruzzo, del Molise, della provincia di Roma.
Il progetto è sviluppato nell’ottica innovativa dei distretti culturali evoluti.
Da un lato quindi il Distretto si pone l’obbiettivo di valorizzare il ricchissimo patrimonio di musica popolare presente sul territorio, mettendo in rete gli artisti, gli eventi, gli archivi, i luoghi di elaborazione e produzione al fine di amplificarne la valenza e la capacità di attrazione di flussi qualificati di appassionati e turisti culturali.
Dall’altro interpreta la musica popolare come una leva di specializzazione territoriale, capace di contribuire ad uno sviluppo che crei valore e occupazione qualificata attraverso le sue componenti immateriali (capitale umano, capitale sociale, capitale identitario/culturale).
In questi mesi come promotori del progetto, anche attraverso incontri informali con operatori ed artisti, associazioni, aggregazioni di enti locali, abbiamo definito gli obbiettivi generali e le linee strategiche del progetto.
Nell’incontro del 3 luglio intendiamo sottoporre queste idee ed elaborazioni ai rappresentanti istituzionali, agli operatori del settore, alle realtà associative del territorio. Per raccogliere suggerimenti e valutazioni, ma anche valutare l’interesse e la disponibilità a far parte di un partenariato pubblico-privato che si candida alla promozione e realizzazione di tale progetto.
All’ appuntamento  sarà presente anche la Vicepresidente della commissione cultura della Regione Lazio, Daniela Bianchi, che illustrerà le linee guida del lavoro che la Regione Lazio sta strutturando in materia di distretti evoluti.
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Monti della Ciociaria: tutti su La Monna con ViviCiociaria & Itinarrando

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monna 18 giugno
Per info e prenotazioni 380 765 18 94.
Domenica 18 giugno, Monti della Ciociaria. Alla (ri)scoperta dei polmoni verdi del nostro territorio con l’Associazione Culturale ViviCiociaria e con Itinarrando con un percorso adatto a tutti, a patto che si abbiano voglia di camminare e scarpe da trekking obbligatorie.
Un percorso semplice, ma pur sempre di 14 km, che da Campocatino attraversa i Monti Ernici fino a giungere a La Monna, una delle montagne care alla Ciociaria.
Tra panorami spettacolari e paesaggi “lunari”, tra le fioriture di questo periodo, ci perderemo nei profumi e nell’aria fresca dei quasi 2000 metri dell’itinerario proposto.
Altitudine minima: 1776m
Altitudine massima: 1952m
Distanza: 14 km.
Cosa portare: scarpe da trekking obbligatorie.
Zaino con: acqua minimo 2 litri, snack, pranzo al sacco, frutta, giacca antivento, giacca antipioggia.
Dotazione personale con: cappellino, occhiali, crema solare, maglietta di ricambio.
Indispensabile: voglia di camminare in gruppo e di passare una bella giornata insieme.
Autovalutazione delle proprie condizioni fisiche indispensabile.
Il sentiero che percorreremo è segnato e indicato secondo codifica CAI.
Contributo organizzativo: 3 euro per autofinanziamento associazione.
*La partecipazione è riservata ai soci di ViviCiociaria & Itinarrando.
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Pico: ristoro per l’anima. Immersi nel verde di uno dei paradisi del BassoLazio.

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60— Di Alessandro Vigliani
Pico. Il borgo in cui nacque Tommaso Landolfi, tra i più stimati scrittori del Belpaese, il luogo in cui uno girovago Zavattini, rinomato fotografo, di passaggio per studiare le storie inerenti alle “janare” si fermò per immortalare una bambina, di ritorno da scuola e con le ciocie ai piedi.
Pico. Inserito tra i borghi più belli d’Italia, all’ombra di un castello di cui si sa ben poco ma che sta lì, fermo immobile a scandire il tempo, il passaggio degli uomini, il cambio di una provincia – da Terra di Lavoro a Frosinone – che il Landolfi osteggiò con una produzione letteraria veemente e critica.
Pico. Che è collina, forse montagna e già un po’ mare, che giri l’angolo e ti trovi la strada spianata dai passi transumanti che guidano all’azzurro e, oltre, alle isole.
Pico. Domenica 21 maggio, sole alto e un po’ di vento. Borgo placido che si rianima pian piano di uomini e donne. Turisti, soci di ViviCiociaria e Itinarrando, in vista al borgo per il parco letterario, per scoprire il castello. Per il borgo, per le storie scivolate sopra i muri come il tempo che lentamente si insinua nei passaggi e viene fuori come ciuffi d’erba da una crepa.
E scopri di un luogo e dei suoi abitanti la capacità di fare sinergia e accoglienza. Ti guida la voce di Luigi, ti accompagnano i ragazzi in blu del servizio civile nazionale. Passo dopo passo, di fianco a te, c’è il sindaco Ornella Carnevale. Che scopre, riscopre e vive e rivive angoli, strade, luoghi che già conosce ma che con altri sconosciuti occhi sognatori è in fondo come fosse la prima volta.
Pico, borgo ristoro per l’anima, terapia del verde per il cuore, con una vista talmente bella che ben oltre il Monte Cairo si spinge lo sguardo, sognando di altri distese e il vento tra le fronde degli alberi sulla gobba delle vette arrotondate tutte intorno.
25E così lentamente ogni minuto diventa scoperta, ogni sorriso dei volontari del servizio civile diventa l’abitudine di ogni attimo senza essere mai scontato o banale.
Fino al castello, sotto la torre di un orologio fermo che segna un quarto a mezzogiorno. Ma il tempo è già in pausa da un po’, da quando tra mura, pietre e parole Pico si presenta fino ad accoglierti tra le braccia di un castello dove, parte finale della sinergia coordinata dall’amministrazione e da Anna Cicerani, ci sono i ragazzi dell’alberghiero di Ceccano vestiti di tutto punto che sotto uno stand servono prodotti tipici locali.
È così che Pico la scopri ristoro per l’anima, scrigno del tempo, borgo da vivere e da gustare.
Cuore, via di passaggio, terra di mezzo, di questa Ciociaria che tanti non vedono, alcuni non vogliono, molti rinnegano, ma così bella, così verde, così accogliente quando vuole.
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Arturo Zavattini: da Che Guevara… alla “piccola ciociara” di Pico.

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piccolaciociara
— di Alessandro Vigliani
Arturo Zavattini, nato a Luzzara nel 1930 è un fotografo. Di più. Fotografo e viaggiatore. Dal 1949, anno in cui si innamora della fotografia, tutto quel che vede finisce nell’otturatore della sua macchinetta.
Figlio d’arte, come suo padre lavorerà nel cinema. Conoscerà Vittorio De Sica e tutti i grandi del neo realismo tricolore. Operatore e direttore della fotografia di molti film italiani e stranieri. Attualmente cura l’archivio dedicato al genitore Cesare Zavattini.
Gira il mondo, Arturo. Tanti gli scatti di natura quasi etnologica, in una miscellanea di emozioni, immagini, viaggi e studio di usi e costumi.
Sempre Arturo Zavattini, sempre lui, tra i grandi del mondo conosce Che Guevara. Lo incontrerà proprio all’indomani della rivoluzione cubana, sul set del film di Tomás Gutierréz Alea, Historias de la revolución, alle quali Zavattini collabora in veste di operatore nell’ambito di un progetto italiano di sostegno alla nascente cinematografia dell’isola caraibica.
Ma Zavattini è anche il fotografo che lavora gomito a gomito con Fellini, con il già citato De Sica, con Mastroianni o Sofia Loren.
Un percorso che lo porta nel 1952, mentre da Roma sta andando verso la Lucania, a fermarsi nel BassoLazio e immortalare una bambina che guarda l’obiettivo con sguardo sicuro.
La foto è straordinaria, resa ancor più suggestiva dal bianco e nero. La bambina calza le tipiche ciocie, il cuoio scuro contrasta con il bianco delle fasciature sulle gambe. Passo sicuro verso l’obiettivo. Una cartella sotto braccio, occhi scuri, la piega della gonna come un’onda del mare di pietre ispide di uno dei tanti tratturi che, come vene, segnano i tratti collinari o montuosi del BassoLazio e che la bambina doma in perfetto equilibrio, nella mnemonica conoscenza di un sentiero percorso mille e mille volte.
Quella bambina è Gianna Dridossi di Pico, che in un articolo su Tante Storie si racconta e racconta il momento dello scatto, il fatto che sia lei, in un nutrito gruppo di bambini, a restare dinanzi alla macchina fotografica. Fiera, sicura, senza paura dinanzi a due uomini sconosciuti piovuti chissà da dove.
Si vergogna Gianna, in quel 1952, a calzare le ciocie, segno distintivo di un’appartenenza sociale non certo tra i vip capitolini, ma farsi fotografare le piace.
Portamento fiero, fiero come solo certe donne di questi luoghi hanno e che si incarna oggi nella donna madre e nonna che nelle sfumature della foto si riconosce, ripercorrendo ritroso un sentiero che la trova ancora bambina tra quelle pietre. Bambina, che con buona pace dello scrittore Tommaso Landolfi, è figlia di questa terra, di questo mondo.
Una bambina che porta le ciocie e, cosa più importante, sa portarle.
E che, tu, chiamala, se vuoi, ciociara.
La piccola ciociara.
Fonti: www.tantestorie.it – http://www.idea.mat.beniculturali.it/attivita/eventi/item/550-az-arturo-zavattini-fotografo
Foto: “La Piccola Ciociara”, 1952, Arturo Zavattini. 

 

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