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Vico Nel Lazio Archivi - Itinarrando

Domenica 14 aprile alla scoperta della fantastica Badia di San Sebastiano e di Vico nel Lazio con Itinarrando

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Domenica 14 aprile 2019, ore 9,00
Con Itinarrando Arte del Camminare
La Badia di San Sebastiano (Alatri, Fr) e Vico nel Lazio (FR), il borgo delle 25 torri
Guida Turistica: Nicoletta Trento
*Degustazione finale per tutti i partecipanti di prodotti tipici ciociari e non solo.
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come fare per partecipare:
dettagli e prenotazioni al 380 765 18 94 whatsapp sms telefono
GRADITO: —> mettere “mipiace” alla pagina https://www.facebook.com/assculturaleitinarrando/
appuntamenti:
finale, quindi sul posto ore 9,00 – da comunicare in fase di prenotazione
appuntamenti intermedi per condivisione auto:
Frosinone, ore 8,15 – Madonna della Neve
Roma da definire in fase di prenotazione
Varie ed eventuali da definire e concordare
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Con Itinarrando e la guida Nicoletta Trento ci addentreremo nella Badia di San Sebastiano, luogo unico e incredibile, incastonato nel verde dei Monti Ernici.
La bellezza della Badia di San Sebastiano è sconosciuta ai più, un luogo caro ai benedettini ma non solo, meta di visite celebri e di incredibile prospettive artistiche.
Dopo la visita alla Badia di San Sebastiano, ci sposteremo a Vico Nel Lazio per scoprire la bellezza di uno dei borghi simbolo della Ciociaria. Con la cinta muraria, con le sue 25 torri angolari, chiese, storia e il profilo della Monna a sovrastarne l’abitato, Vico nel Lazio rappresenta una vera perla del Lazio Meridionale.
Abbigliamento: urbano sportivo, calzature da ginnastica.
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La montagna che brucia: quei ciociari che la difendono. L’esempio di Urbano e dei suoi amici, quello di tanti cittadini.

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urbano3— di Alex Vigliani

Oltre all’esempio dei Vigili del Fuoco e dei volontari della protezione civile e dell’Aver, nel fuoco che sta avvolgendo la Ciociaria e le sue montagne fino al mare, c’è l’esempio – come accaduto per i napoletani sul Vesuvio – di volontari, semplici cittadini che con mezzi di fortuna si sono recati a spegnere i focolai che inevitabilmente restano attivi nel sottobosco delle montagne dopo il passaggio dei mezzi antincendio.

Questo articolo porta l’esempio di tre uomini di cui sappiamo, ma è dedicato a tutti coloro i quali han partecipato allo spegnimento dei fuochi in Via Vetiche a Frosinone, per quelli che hanno combattuto contro le fiamme nel pomeriggio di ieri a Torrice, per altri e tanti di cui sappiamo a Santa Francesca, sulle pendici del Pedicino, a Ceccano, a Sora, per tutti quegli uomini e quelle donne di buona volontà che al di là delle proprie mansioni specifiche si sono prodigati nella difesa della nostra terra.

L’esempio di cui tratto, la storia bella da raccontare, è quello di un gruppo di cittadini di Collepardo: Urbano, Lillo e Alessandro. Non solo questione di coraggio, ma di puro amore per le nostre montagne.
Così la notte dell’11 agosto, poco dopo la mezzanotte, quando ancora la Monna arde per mano criminale e i focolai sono forse più visibili, loro salgono su una jeep, percorrono il sentiero che li porta nel mezzo del “braciere” e con rastrelli, pala e un sorriso che è quasi ghigno davanti al pericolo vanno a battere il fuoco, perché al di là dell’acqua, l’unico modo per domare il persistente rialzarsi di fiamme è quello di andare a stanare il fuoco angolo per angolo, smuovendo il sottobosco fitto di foglie che fa da giaciglio al calore e ai residui.

urbano2Urbano e i suoi conoscono bene quei boschi, quei sentieri percorsi e ripercorsi mille volte, perché se La Monna è la montagna di Vico Nel Lazio è pur vero che essa è un simbolo per tutti quelli che amano il patrimonio naturalistico della Ciociaria.
Per Collepardo è così come per Vico una mamma, per Alatri è generatrice del vento, un simbolo, una venerazione che è facile ritrovare nel nome: Monna, signora delle montagne. Con i dovuti distinguo la nostra Chomolungma che tradotto dal nepalese è Dea Madre e che riproposto all’Occidentale è Everest.
Non siamo strani noi di queste valli strette tra i monti. La storia dell’uomo è segnata dall’infinito amore verso queste cattedrali della natura che vanno verso il cielo e che insegnano all’umano la caducità della vita e i limiti dell’esistenza a termine.

urbano1Tornando a noi. Dicevo, sono in tre, Urbano presta servizio nel Soccorso Alpino, gli altri due, un ragazzo e uno che ragazzo lo è un po’ meno, dimostrano che se a bruciare sono le nostre montagne per il gusto di un manipolo di assassini, ad ardere sono i cuori di chi questa terra la ama, la difende e se ne sente figlio.
Fuoco contro fuoco, il sangue, l’appartenenza genitrice contro il fuoco distruttore.

Le immagini e i video che inseriscono su facebook parlano chiaro. La situazione è terribile, il fuoco passa e arde tutto. Faggi secolari e alberi più tenui, bosco e sottobosco che la natura ha modellato in decenni ora divorati dalla furia delle fiamme.
Tuttavia i nostri non demordono e vanno avanti, battono il sottobosco come non mai e raccontano, scrivendo sul popolare social network, di come la speranza sia quella che il loro sforzo sia servito.
Ad oggi 17 agosto La Monna, quando il vento si alza riprende a fumare, tuttavia sono sicuro che il loro sforzo non sia stato vano.
E che il loro esempio fa riecheggiare ancora quell’orgoglio d’appartenenza per cui su quei pendii, dove loro stavano combattendo le fiamme, là era il mio ideale riposto nelle gesta e nel loro esempio di cittadini.

Grazie a Urbano, all’esempio dei suoi amici, grazie ai vigili del fuoco e ai volontari della protezione civile e dell’Aver che anziché gli afrori delle spiagge affollate di agosto affrontano i fragori degli alberi assaltati dal fuoco.

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Cronaca di una serata a Vico Nel Lazio.

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01— di Alessandro Vigliani
Venerdì 14 luglio, ore 20,30 la luce del giorno scende, sopra La Monna s’accalcano minacciosi nuvoloni neri che sembrano far presagire pioggia a scrosci e temporali. Qualche goccia sparuta cade sulle persone in attesa al banchetto.
In piazza 24 maggio uno dietro l’altro arrivano i soci di ViviCiociaria. Più di 100, che han deciso di scoprire le Torri di Vico sotto le stelle in una notte di mezza estate.
Purtroppo per la siccità, per fortuna per noi, la pioggia non arriva. E allora Nicoletta Trento e Giovanni De Vincentis si prendono la piazza, l’attenzione dei presenti e presentano il borgo di pietra di uno dei luoghi più belli della Ciociaria.
A semicerchio, tutti intorno ad ascoltare le nozioni di Nicoletta, le curiosità di Giovanni circa le sue ricerche sulla cinta muraria di Vico. Tra i presenti ci sono tante persone del luogo, che il borgo lo conoscono, per cui le torri sono di casa, che però non han voluto rinunciare a una (ri)scoperta di Vico sotto l’occhio della promozione turistica.
Tanti i partecipanti da fuori provincia. Una serata che sembra più una festa. Passo dopo passo, Vico nel Lazio si svela silenzioso ad occhi estasiati e stupiti, rapiti dall’incedere lento della visita che permette di respirare, di perdersi nelle atmosfere medievali del borgo.
Siamo in Ciociaria, all’ombra degli Ernici. Chiese, luoghi, portali, scorci suggestivi fanno del percorso uno scrigno di segreti e bellezza amplificata da vicoli in cui nostalgiche insistono figure del passato: donne sedute sugli uscii a prendere il fresco, parlare e stupirsi di così tante persone.
Così l’arrivo al Palazzo del Governatore, lo stabile più bello di Vico Nel Lazio, dove insiste la mostra del maestro Bianchi è il finale degno di una festa cominciata tre ore prima. E che si conclude con sagne e fagioli, con formaggi e oli di Vico, con una degustazione fatta dei prodotti di questa terra. La nostra terra.
Bella Ciociaria, foriera a volte di bellezza spesso di tradite aspettative e sentimenti contrastanti, un’altra serata passata con te è un’altra occasione che nessuno di noi potrà dimenticare, perché tra le tue braccia la notte scorre serena.
Madre, sorella, amante spesso dallo spigoloso cipiglio. Fedele compagna di viaggio che a volte dà, a volte toglie, ma che pur sempre alberga in fondo al cuore.
Grazie Vico!
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Vico Nel Lazio, storia e magia di uno splendido borgo ciociaro.

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viconellazio— di Alessandro Vigliani 
In previsione della visita organizzata da ViviCiociaria e Itinarrando presso il borgo di Vico Nel Lazio in Ciociaria, per il prossimo venerdì 14 luglio, con guida Nicoletta Trento, un rapido viaggio virtuale nella storia del borgo. Vi ricordiamo che per partecipare alla visita guidata è necessario contattare il 380 765 18 94.
Nel cuore della provincia di Frosinone, parte integrante della Ciociaria ernica, esiste un borgo di pietra, di case e soprattutto di torri: 25, che compongono l’antico sistema difensivo di un paese che ad oggi conta circa 2301 abitanti.  Posto a 721 metri su un colle calcareo ai piedi della catana appenninica dei Monti Ernici, all’ombra dei monti La Monna e Rotonaria.
Un luogo carico di suggestioni, le cui origini restano quasi del tutto sconosciute, ma si ipotizza che il primo nucleo abitativo possa risalire all’epoca romana.
Nel XI secolo d.C. il castello di Vico inizia la sua fortificazione, probabilmente su basi antecedenti; nel XIII secolo arriva ad avere un sistema difensivo maestoso, composto da una cinta muraria dal perimetro di circa 800 metri e ben venticinque torri. Nel 1872 Vico cambiò denominazione in Vico nel Lazio.
Il luogo è sicuramente carico di suggestioni, storie e leggende, di luoghi particolari come la cripta della chiesa di Santa Maria con sala di forma primitiva con quattro colonne e con la volta che copre tre navate. E non solo. Tra le architetture di matrice religiosa troviamo la collegiata di San Michele Arcangelo, chiesa principale del paese e risalente al XIII secolo e restaurata nel 1800, il Santuario della Madonna del Campo che si trova al di fuori del centro abitato che venne eretto nel XV-XVI secolo e al suo interno è presente un prezioso affresco della Trinità, la chiesetta di San Giorgio e quella della confraternita di Sant’Antonio Abate che sorge poco distante da un antico intreccio di sentieri di cone e immagini votive oggi non più presenti.
I monumenti architettonici civili e militari, sono numerosi, il palazzo più bello ed importante del paese è sicuramente quello del Governatore che fu la dimora delle famiglie Colonna e Tolomei al cui interno c’è una mostra permanente del grande scultore e candidato al premio Nobel Vincenzo Bianchi.
L’edificio venne edificato nel XIII secolo, particolare per le sue numerose finestre a bifora e i portali in pietra a sesto acuto. Oggi è sede di un museo. Tuttavia il vero segno distintivo di Vico Nel Lazio, il vero simbolo e monumento più importante è senza ombra di dubbio la cinta muraria dotata di tre porte d’accesso: Porta Orticelli, Porta Guarcino e la Porta a Monte.
Lungo il percorso all’interno del centro storico, particolarità per occhi attenti, le simbologie sulle chiavi di volta e sopra i muri, simbologie di un passato che resta vivo nelle codificazioni comunicative talvolta misteriose.
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