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Turismo Archivi - Itinarrando

Guide turistiche: quando guidare un gruppo è arte.

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77Di Alessandro Vigliani

Molte volte sento dire: lì ci sono già stato.
Al che, a questa risposta, la domanda – di solito – è: ma con una guida?
E nove volte su dieci viene fuori che sì, il mio interlocutore in un posto c’è già stato, ma senza l’ausilio della visita guidata, quindi di una guida in carne ed ossa capace di spiegare bene ciò che stiamo vedendo.

Comprendo bene che nell’era della tuttologia “internettiana” si possa andare in un posto, che ne so anche ai Musei Vaticani, ed essere convinti di avere conoscenze infinite basandosi sulle nozioni di Wikipedia; che basti fare due foto sul cellulare e metterle su internet per farsi un “download” da una parte e un “upload” di conoscenza dall’altra.

Tuttavia non è proprio così. Spiacente di deludervi. Non è così che van le cose. La guida turistica è una figura che si forma con tanto studio, approfondimenti e un continuo aggiornamento non riferibile all’attività di svariati social che, pure, possono aiutare ma non di certo completare.
Certo, sarebbe auspicabile per le stesse un indirizzo di studio dedicato a livello universitario, tanto per fare un po’ di selezione, tuttavia una guida d’esperienza sarà sempre meglio di un’approssimata visita dettata dalla curiosità più che dalla voglia di conoscenza.
Per dirla in termini più semplici: ci sono cose che si devono sapere spiegare.
E la bravura di una guida è quella di saper costruire un intero racconto di immagini, visioni, sensazioni anche dinanzi al più improbabile dei sassi lasciato a terra.

25Una guida turistica, ancora, a costo di diventare ridondante, è quella figura capace di trasformare la visita domenicale fatta 1000 volte in quel di Trisulti in un appuntamento fatto di conoscenza e particolarità capaci di costruire un’attrattiva unica. Perché è proprio così.
In quel piccolo particolare che non avete visto su un muro, è in quella piccola perla di esperienza narrativa su cui non vi siete soffermati che invece si nasconde il segreto di un luogo.

Ascoltare una guida, guardarne la mimica spesso istrionica, è un valore aggiunto a un luogo visto e rivisto, perché se con la voce si racconta, con le mani si disegna.
Si aggiunga a questo che l’intervallo di tempo in cui vi è la spiegazione è prezioso poiché si resta di più e più a lungo in uno spazio. Si ha quindi il modo di osservare meglio, di saggiare l’aria, di vivere appieno l’atmosfera e l’energia di un luogo.

41Di certo le guide turistiche sono tante e si deve saper scegliere, ma la loro presenza è quel in più che contraddistingue ViviCiociaria e Itinarrando da altre realtà associative e non che non prevedono la presenza professionale di una guida turistica a spiegare le bellezze di un luogo.
Sceglierne una, in sostanza, è farsi del bene e noi teniamo davvero tanto ai nostri soci; tanti – dei quali – sono tra quelli che rispondono “ci sono già stato”, senza però aver avuto la fortuna di incontrare una guida cui rubare un paio di nozioni qua e là.
Essere guidati.
Una fase importante che oggi forse abbiamo dimenticato.
Avere il privilegio di poter seguire dei passi che aprano la porta alla conoscenza è una fortuna cui forse internet ci ha disabituati.
Scegliete una guida, privilegiate iniziative con guide turistiche, perché questo è il primo passo per conoscere davvero un luogo in cui poi, solo poi, si potrà tornare altre 1000 volte con la contezza e la piena coscienza di ciò che si va a vedere.

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Frosinone: un itinerario turistico possibile. Le potenzialità nascoste del Capoluogo.

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31Di Alessandro Vigliani 
Partiamo dal principio.
Ricorreva pochi giorni fa – 11 settembre – la distruzione di Frosinone, quella inerente ai bombardamenti alleati della seconda guerra mondiale.
Ricorre, invece e ogni giorno, un altro tipo di distruzione. Quella del “sacco” della parte bassa, della cementificazione selvaggia, della mancanza di politiche di decoro ferme e decise atte a valorizzare un centro storico che solo negli ultimi 15 anni ha visto l’impulso di qualche buona idea a livello di eventi e l’interesse, almeno sulla carta, a recuperare il “gap” inflitto dalla volontà politica anni ’60 – ’70 di sostenere la parte bassa come grande centro commerciale cittadino ai danni della parte storica.
Non esiste, tuttavia e ancora allo stato attuale – sebbene sia in progetto – un percorso turistico di valorizzazione, non esistono pannelli informativi, non esiste un ufficio aperto h24 – forse il nostro è l’unico esistente in Via Garibaldi 10 – capace di dare informazioni turistiche e su Frosinone e su tutto il Basso Lazio.
Eppure l’iniziativa di giovedì 7 settembre andata in scena nelle strade del Capoluogo, ha richiamato più di 50 partecipanti, curiosi di tutta la provincia che hanno scoperto e sono rimasti affascinati da Frosinone.
Sì, proprio Frosinone, la città tanto bistrattata – in primis dai propri cittadini – che se percorsa con il piglio del turista, ed è la quinta volta che accade da quando esiste ViviCiociaria, è capace di creare suggestioni e attrarre a sé come la più navigata della città turistiche.
Dall’anfiteatro ripercorrendo il viale alberato di Viale Roma, quello che era parte del circuito motociclistico del Capoluogo, fino a fermarsi dinanzi la protome bovina all’entrata del Parco delle Colline, riscoprendo un sentiero interno alla città ben poco conosciuto.
E poi il centro storico con quello scrigno di bellezza e sorprese che è la chiesa di San Benedetto descritta e narrata da Giovanni De Vincentis. 14
Così come il sacrario agli eroi risorgimentisti, quel monumento ben poco osservato dai frusinati, che si trova proprio dinanzi la Prefettura davanti cui la guida Nicoletta Trento ha catalizzato l’attenzione dei presenti.
Ma sono proprio le strade della vecchia Frosinone a richiamare a sé, perché il Capoluogo – nell’immaginario collettivo – è macchine, motori, palazzi e grattacielo.
Del Campanile, della vita ai suoi piedi, ben poco si sa e si immagina; come se la città sia ormai solo la valle e non quel tessuto collinare entro cui, nelle stradine così impervie cui una pedonalizzazione potrebbe solo giovare, si nasconde la storia vera di una città così tanto controversa, in una dualità tutta cittadina che oppone la semi – moderna parte bassa con la storia radicata della parte alta.
E cosa dire della Cattedrale? Purtroppo chiusa in orario serale, quindi non visitabile dai partecipanti del “Tacco e Sòla” organizzato da ViviCIociaria. Al suo interno – e siamo sicuri ben pochi tra i nostri concittadini lo sapranno – vi sono tesori a consacrarla come una vera e propria pinacoteca di arte moderna.
Questo e altro c’è da vedere a Frosinone, nonostante le distruzioni, nonostante una cattiva gestione sotto il profilo della promozione turistica.
Frosinone, il Capoluogo o Capitale della Ciociaria, insomma, è una città da attraversare, vivere e camminare, scoprire lentamente e di certo possibile fulcro di una promozione turistica che dalla splendida riviera di Ulisse fino alle catene montuose ci parli di un unico grande territorio capace di promuoversi, farsi apprezzare ed esaltarsi agli occhi del turista.
Foto Alex Vigliani, iniziativa “Frosinone tacco e sòla” 7 settembre 2017. 
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Una ciociara in un affresco all’interno dei Musei Vaticani

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ciociarapodesti2Entri ai musei vaticani. Ti colpisce l’atmosfera. La bellezza. La sontuosità dell’arte che da ogni angolo ti assale con sensazioni prossime all’estasi di cui è capace chi sa perdersi tra colori e tratti eterni.
E a ogni passo c’è la storia, il mondo, vicende che richiamano a nomi che si intersecano, perduti per quanto ripetuti. Quasi “brand” passati, personaggi e uomini così distanti da questa nostra realtà come se la storia umana non li avesse poi consacrati a essere immuni al tempo, alle ere, alle mode.
1800. Roma sta cambiando. Sempre più distante dal suo passato imperiale, sempre più contaminata da uomini e donne con strambi calzari ai piedi e sgargianti vestiti da mostrare nelle assolate giornate capitoline, come conquistata da quelli che lei, o meglio i suoi più colti e ricchi abitanti, chiamano con disprezzo da ormai quasi cent’anni: ciociari.
E sono proprio quei ciociari che gli artisti notano, in un contrappasso che in Roma e nelle altre capitali europee, fa risaltare non il raffinato costume borghese, ma lo sgargiante rincorrersi di colori e dettagli dell’abito tradizionale ciociaro.
Una conquista. Una ribalta. Una nemesi artistica e assai più sopraffine di qualsivoglia duello all’arma bianca. La testimonianza di tutto questo si trova all’interno dei Musei Vaticani dove la Ciociaria, nella sua massima espressione, quella della donna vieppiù della madre, è presente in uno dei luoghi sacri della vita capitolina.
Proprio di fianco alla stanza di Raffaello, nella Sala dell’Immacolata Concezione affrescata dal Francesco Podesti a raccontare, dopo dieci anni di duro lavoro, il dogma dell’Immacolata Concezione proclamato da Papa Pio IX l’8 dicembre 1854.
In quella sala, in un tripudio di colori e personaggi, di vicende storiche raccontate con il tratto unico di uno dei più grandi artisti del tempo, ecco che spicca una donna ciociara che indica al suo bambino l’Immacolata Concezione. E nelle vesti, nella collana di coralli, negli orecchini così minuziosamente riprodotti dal tratto dell’artista, spicca elegante come prima testimone del prodigio. Il costume è quello proprio della Valcomino, presente in verità anche in Sonnino e zone limitrofe con copricapo rigido, come testimoniato all’interno del Museo “Terre di Confine” del paese disteso tra gli Ausoni.
Ad avallare l’ipotesi di una donna ciociara di Sonnino la presenza in Vaticano del sonninese, il Cardinale Giacomo Antonelli che avrebbe curato i contatti con il Podesti.
Un atto, quella della donna. Una genuflessione talmente umile da essere appena pronunciata. Elegante nell’atto di prostrarsi, mentre indica al proprio bimbo l’immagine dell’Immacolata e all’andirivieni costante del viaggiatore la propria identità: quella di Ciociaria.
Alessandro Vigliani

Fonte: Michele Santulli, Ciociaria Sconosciuta

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Anagni sottosopra, le meraviglie della città sotterranea. E non solo.

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anagni1Anagni Sottosopra
di Francesca Mattiello
Un tranquillo e soleggiato sabato mattina e una passeggiata insolita tra i vicoli di Anagni, mi regala una visione nuova di una realtà che oggi potrei definire quasi parallela.
La ben nota città d’arte dal passato prestigioso, fatta di vicoli pittoreschi, arcate, sampietrini, palazzi maestosi e cattedrali, nasconde ben altro.
Sì perché improvvisamente, dietro quelle piccole e semplici porticine di legno segnate anche loro dall’avanzare dell’età, si nascondono luoghi in cui il tempo sembra essersi fermato. E come in un vecchio film dai toni opachi, mi ritrovo cosi catapultata in una realtà lontana.
Dalla cisterna di età romana che tuttora convoglia l’acqua attraverso sistemi di canalizzazione ben definiti e accurati in tutta la città, si arriva a bussare alle porte del medioevo.
Mi addentro in sotterranei e cantine, dove spesso ancora oggi gorgoglia l’acqua dalle rocce, sfioro con le dita le pareti umide di tufo e argilla della cantina Stavole, ammiro un vecchio forno e un’altra porticina ancora mi accompagna nel giardino retrostante.anagni3
E la visuale si apre improvvisamente a un terrazzamento che toglie il fiato: una distesa di ulivi adagiati sulle antiche mura di Anagni da cui è possibile ammirare il panorama che da Segni spazia per un buon tratto dei Lepini.
Continua il mio viaggio che questa volta mi condurrà in un luogo che potrei definire magico.
Non solo per l’atmosfera che si respira all’interno ma per la storia che si percepisce e si può sfiorare con mano attraverso la meravigliosa e accurata collezione di preziosi quanto unici oggetti d’epoca.
Siamo nella cantina di Zì Giovanni.
Pezzi di storia vissuta, ceramiche di cotto, vecchie lanterne, ferri da stiro, ciocie, vecchie macchine fotografiche, piatti e stoviglie datate.
anagni2Al centro della stanza un tavolo in legno sopra cui Giovanni decide di regalarmi vecchie raffinatezze del suo passato da tipografo racchiuse in una scatola. Un mondo all’interno di essa.
Vecchie e piccole tessere di quella che fu la sua storia da stampatore. Piccole caselle fatte di lettere per quella che fu la stampa a caratteri mobili nata a pochi passi da noi, Subiaco per l’esattezza, dove due allievi di Gutenberg, fondatore della suddetta, stamparono il primo libro in Italia attraverso questa rivoluzionaria tecnica.
Giovanni mi spiega che il procedimento consisteva nell’allineare i singoli caratteri, quei piccoli tasselli, in modo da formare una pagina intera che veniva poi cosparsa di inchiostro e pressata su un foglio di carta o pergamena.
Passione e storia, tra le mie mani, sottoforma di piccole caselle di legno.
Chiudo dietro di me quella porta, posso sentire ancora l’odore delle botti di legno, il profumo del vino. Pochi passi e sono di nuovo in strada, dove le lancette sembrano tornare a scorrere ritmi regolari.
Anagni sotterranea è un tuffo quasi nostalgico, angoli nascosti pronti ad offrire una visione del passato diverso da quello presente sui libri di scuola.
Tante piccole storie in una sola grande storia.
Quella della nostra meravigliosa Terra, chiamata Ciociaria.
Un ringraziamento alla guida Valentina Sperti.
Francesca Mattiello
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Visitatela. Visitate Boville. Arte, storia, accoglienza: essenza della Ciociaria.

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02Visitatela, visitate Boville. Essenza della Ciociaria.
Di accoglienza questa terra ciociara ne ha bisogno. I sorrisi, la gentilezza, la presentazione cordiale delle bellezze di un luogo restano dentro come il miglior biglietto da visita.
E ieri l’accoglienza è stata al centro di una bella giornata passata, con la nostra associazione, tra i borghi della splendida Boville Ernica, cittadina che si è fatta scoprire piano dietro le spiegazioni della guida turistica Nicoletta Trento.
Così come i tasselli che compongono l’Angelo di Giotto, passo dopo passo, tra borghi di pietra e pietre a parlare di storie uniche come la Ciociaria, legami e intrecci tra passato e oggi, unendo tutti i punti di una terra fantastica. Una terra che è nostra.
Arte, tanta. Tra le tele della chiesa di Santo Stefano, in San Pietro Ispano, nelle sinuosità della chiesa di San Michele, nel già citato Angelo di Giotto, nella levigata consistenza del sarcofago paleocristiano che si lascia ammirare nelle sue molteplici letture.
E poi, al termine. L’accoglienza. I sorrisi. La gentilezza. La Proloco di Boville con il presidente Alvaro Piacentini che oltre a permettere la visita della splendida chiesa di San Francesco ci ha accolto, con l’Assessore al centro storico Daniele Paluzzi e con alcuni produttori locali, nello splendido cortile del palazzo comunale.
Oltre al nostro usuale buffet – degustazione, bruschette, oli e prodotti locali, ciambella di Boville e tanta gentilezza e cordialità che hanno incantato gli 80 partecipanti dell’evento organizzato e promosso dalla nostra associazione.
Alex Vigliani
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In Ciociaria il presepe più antico del mondo

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SarcofagoPALEOCRISTIANO
In Ciociaria il presepe più antico del mondo
Con ViviCiociaria, e la guida di Nicoletta Trento, vi faremo visita domenica 12 febbraio per partecipare si deve chiamare il 380 765 18 94. Parliamo del sarcofago paleocristiano di Boville Ernica, datato IV secolo d.C., ritrovato nel 1941 e conservato dopo restauro, dal 1947, nella chiesa di San Pietro Ispano. Presenza eccezionale nel nostro territorio, di grande importanza archeologica, perché una delle poche testimonianze della civiltà paleocristiana in Ciociaria oltre a raffigurare importanti dettagli che narrano dell’arrivo precoce del cattolicesimo nella nostra terra.
Inoltre secondo gli studi di Teodoro da Brescia il sarcofago sarebbe l’allegoria di una mappa astronomica che riproduce il cielo della notte in cui fu concepito Gesù.
Si tratta di figure che catturano l’attenzione per la singolarità con cui sono state realizzate, con fori piuttosto evidenti, probabili punti brillanti indicanti una mappa stellare. Da queste figure parte l’indagine dello studioso brindisino, che con una serrata procedura di corrispondenza fra immagini, fori e mappe stellari, sarebbe giunto alla definitiva decifrazione del sarcofago custodito a Boville.
Per saperne di più rimandiamo comunque all’esauriente studio e articolo della Dr.ssa Elisa Canetri.
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Itinarrando. Il progetto in seno all’AssCulturale ViviCiociaria che guarda al di là dei confini ciociari

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logo itinarrandoPartiamo dal principio. Perché nasce Itinarrando, progetto in seno all’Ass.Culturale ViviCiociaria. Perché conoscere il proprio territorio è importante. Conoscere camminando. Conoscerlo a passo lento.
Come è importante, però, uscire dalla geo localizzazione e sapere partendo da un determinato punto cosa abbiamo intorno e quale fortuna mai troppo colta s’abbia nel vivere quasi al centro di un territorio ricco di bellezze e unicità.
Per dire. Abbiamo lo sguardo rivolto a Roma. Bellezza eterna. Ed è anche lì che andremo, magari nella ricerca di quei luoghi di interesse che attengono proprio alla nostra storia.
Ma abbiamo l’Abruzzo a due passi, la Campania poco distante, per non parlare dei sentieri già calcati nella provincia di Latina, in luoghi come Gaeta, in cui davvero lo sguardo si perde tra le mille e mille bellezze.
E poi farsi conoscere, farsi vedere, incontrare persone e portare in giro la conoscenza del nostro territorio. Farlo per promuovere quel passaparola che ancora oggi è alla base della promozione di prodotto o territorio che sia.
Sarebbe sciocco non cogliere l’occasione di conoscere Cori, Norma, Ninfa o Sermoneta, come sciocco sarebbe non sentirsi fortunati nel poter raggiungere da qui il viterbese o il reatino, fino alla vicina Umbria rivendicando un’associazione nata per valorizzare la Ciociaria (ma anche i ciociari).
Abbiamo strutturato questa nostra avventura nell’ottica del cammino. E il nostro cammino è la conoscenza. Apparirà banale ma chi ha sete di conoscere non può fermarsi né avere confini, tanto meno precludersi la voglia di muoversi.
Perché Itinarrando. Appunto perché per noi al primo posto c’è conoscenza e cultura e per noi il cammino è la conoscenza, guidata, attraverso percorsi tematici netti e ben distinti.
Chi è in itinere ha orizzonti aperti. Così come nella narrazione, di una terra o di un percorso, ci saranno sempre spunti di dibattito e conoscenza.
Grazie a chi ci segue, grazie a chi vorrà farlo.

logo vivi ciociaria 2017 (1)

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Fiuggi: 2 febbraio. Fuoco e fiamme… nella città delle acque.

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fiuggifrSi rinnoverà, come ogni anno, questa sera 2 febbraio, a Fiuggi, il rito delle stuzze, evento questo collegato alle calende di febbraio ma oggi, con il cattolicesimo, dedicato a San Biagio.
A Fiuggi grandi falò fatti con tronchi d’albero trasportati dalla montagna vengono accesi nella piazza del centro storico.
I fuochi sono anche qui parte di più antichi riti di purificazione che rimandano a una ritualità in uso nell’antica Roma dove, in onore di Februa – madre di Marte – venivano accesi in questo periodo grandi fuochi. Tornando a noi, a Fiuggi, il termine dialettale “stuzze” deriva da “stoppe”. Quelle stoppe cui viene appiccato il fuoco e che oggi, non di rado, sono tronchi di quercia, rami o addirittura capanne in legno a ricordare l’evento del 2 febbraio 1298 quando truppe militari della famiglia Cajetani, nemica storica della nobile famiglia Colonna a quel tempo reggente di Fiuggi, in procinto di attaccare da due fronti videro la cittadina (al tempo Anticoli di Campagna) circondata dalle fiamme. Ai due eserciti alleati parve dunque di aver avuto vinta la partita supponendo a vicenda l’un l’altro l’aver concluso positivamente la contesa, ritirandosi poscia e lasciando dunque il paese indenne.
Questo miracolo è attributo a San Biagio, il quale divenne dunque santo e protettore di Fiuggi. Ovviamente il rituale dei grandi fuochi, a scacciare l’ultimo mese invernale, purificare o in onore di una divinità, esisteva già come documentato dalle festività dell’antica Roma di cui sopra.
San Biagio è anche protettore dei mali della gola. Il Santo vissuto poco dopo l’anno 300, fu perseguitato e condannato a morte. La leggenda vuole che, proprio mentre era condotto al supplizio, si sia fermato a salvare un ragazzo al quale era rimasta conficcata una spina di pesce nella faringe. Da qui il culto popolare che lo ha elevato a protettore delle malattie della gola. Anche qui, però, ritorna forte l’utilizzo della candela durante le calende di febbraio, allorquando vi si incontri l’usanza di porre una candela benedetta sulla parte malata per affrettare la guarigione.
Infine, sempre San Biagio, è anche protettore dei cardatori di lana, per via degli strumenti di tortura adoperati su di lui e viene spesso raffigurato con un pettine in mano. San Biagio, perseguitato, venne torturato con il pettine che serve per cardare la lana. Infine decapitato.
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