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Sora Archivi - Itinarrando

13.06.2019 ore 19,30, al castello di Sora sotto le stelle con Itinarrando

By | Cultura, Natura | No Comments
Giovedì 13 giugno ore 19,30
👉 con Itinarrando, l’arte di camminare raccontando
#TrekkingLeggero – Escursione Guidata ad anello al Castello di Sora.
Guida: Alex Vigliani, Guida AIGAE operante ai sensi della legge 4/2013 con codice – LA465 –
dettagli e prenotazioni:
📞 380 765 18 94 sms whatsapp telefono
*obbligo tassativo di scarpe da trekking.
Numero max partecipanti 30
🚗 *Possibilità condivisione auto
⚠️ *Obbligo scarpe da trekking.
A dominio della città di Sora, sulla sommità del Monte San Casto, a circa 500 metri di altitudine, si staglia la possente Rocca Sorella intitolata ai Santi Casto e Cassio.
Chiamato quindi anche Rocca Sorella, in determinate epoche il Castello di San Casto e Cassio fece parte di un più ampio complesso di fortificazioni. Cioè di una vera e propria linea difensiva del Regno di Napoli, che partendo dalla Val Roveto (ma alcune fonti riportano addirittura da Tagliacozzo) giungeva alla Val di Comino, se non in Molise.
Camminerai con noi?
Se conosci già questo percorso, ripetilo con noi, senti le storie che abbiamo da raccontarti!
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⚠️ Dettagli tecnici:
Difficoltà: T/E (Turistica, senza luoghi esposti o difficoltà. Si deve però e ovviamente camminare per raggiungere il luogo).
Distanza da percorrere: 5 km complessivi.
Dislivello: 420 m
Ritorno alle auto ore: 23,00
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Il Castello di Sora patrimonio del Lazio Meridionale. Domenica 13 maggio con Itinarrando e ViViCiociaria in Visita Guidata.

By | Blog | No Comments
Domenica 13 maggio al Castello di Sora con Associazione Culturale Itinarrando e ViviCiociaria, per info e prenotazioni 380 765 18 94.
I castelli del Lazio Meridionale una ricchezza mai sfruttata. Sono tanti, molti ormai in rovina, altri che conservano ancora la struttura originaria. Su altri qualche lavoro è stato fatto, si è provveduto a puntellare qua e là e, nei casi più fortunati, a cercare di restaurare la struttura. Salvo poi essere di nuovo abbandonati. Pochi sono quelli utilizzati tra questi il Castello De’ Conti di Ceccano, quello di Trevi nel Lazio e Fumone, Maenza e Sermoneta, Torre Cajetani e già la ricerca si fa più difficile perché a memoria, mi scuso se ne sto dimenticando qualcuno, non mi sovvengono ora alla mente castelli integri da poter essere considerati tali.
Pietre, strutture, testimonianze di un passato importante in cui a ogni vetta corrispondeva un castello, così come nel vicino Abruzzo, là dove però si è provveduto a una progressiva valorizzazione delle strutture, oggi centri nevralgici del turismo.
Il castello di Sora, al centro spesso di opere di manutezione da parte di associazioni locali, è una di quelle preziose testimonianze storiche, lasciate a noi da un tempo clemente che, però, continua a sgretolarne la consistenza sebbene si sia dato in passato un freno all’incedere dell’incuria.

Dal centro storico di Sora, splendida cittadina bagnata dal Liri, un sentiero, delimitato da mura poligonali che costituivano già dal VI secolo a.C. un perimetro ciclopico difensivo, porta al Monte S. Casto, che, posto in posizione strategica fra l’Abruzzo (Avezzano) e la Valle del Liri, domina incontrastato la città.
Qui sorge la massiccia fortezza rinascimentale di S. Casto e Cassio, costruita nel 1520 da Evangelista Carrara di Bergamo. La roccaforte, a pianta rettangolare, è costituita da sei torrioni cilindrici, poligonali e quadrati con muri a scarpa.
Nell’interno si trova un grande cortile con cisterna, utilissimo rifugio in caso di attacco nemico, il mastio per l’avvistamento e la piccola cappella votiva dedicata ai Santi Casto e Cassio con un antico affresco. Nei suoi sotterranei restano tracce del preesistente castello romano (l’arx sorana è citata da TIto Livio), poi medievale al tempo di Federico II e Carlo d’Angiò che lo restaurarono.

Esso faceva parte di un complesso di fortificazioni di cui sono testimonianza i ruderi delle due torri semicircolari di avvistamento che si incontrano nel salire al castello. Una seconda linea difensiva inglobò, nel secolo XV, la Torre aragonese presso la cattedrale di Santa Maria. Il Castello è il “monumento di importanza storico-artistico-militare da salvare e da restaurare”.
Suggestiva è la passeggiata indispensabile per raggiungere il castello sul colle S. Casto, oggetto di molti itinerari del CAI. Lungo la strada sull’omonimo monte è anche possibile ammirare il Santuario rupestre del dio Silvano (sec. II a.C) e le mura poligonali.
Fonte: http://www.comune.sora.fr.it/castello-san-casto/
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Sabato 31 marzo ore 9,30: anello del Castello di Sora, per info e prenotazioni 380 765 18 94.

By | Cultura | No Comments
Sabato 31 marzo ore 9,30, per info e prenotazioni 380 765 18 94 con Ass.Culturale Itinarrando e ViviCiociaria e la guida turistica e archeologo Matteo Zagarola.
*Obbligo di scarpe da trekking.
Escursione guidata al Castello di Sora, storia fatti e misfatti di uno dei simboli di Sora e degustazione di prodotti tipici in paese.
Con la guida turistica e archeologo Matteo Zagarola scopriremo e conosceremo la storia delle mura, delle torri, delle pietre del castello di Sora da cui si godono paesaggi unici.
Il percorso, ad anello, ci vedrà percorrere il sentiero che dalla città porta su al castello per poi ridiscendere dal lato della chiesa della Madonna delle Grazie.
Per partecipare è necessario essere/diventare soci dell’Ass.Culturale Itinarrando – ViviCiociaria convenzione CAPIT – UNIPOL Assicurazioni.
Cosa portare: zainetto, scarpe da trekking, bastoncini da trekking (facoltativi ma consigliabili), acqua (1,5 litri), giacca a vento, cappello, occhiali, guanti, giacca antipioggia, maglietta di ricambio, macchina fotografica (opzionale), snack, pranzo al sacco (ci mangiamo un panino su).
Dati tecnici:
Difficoltà: T (Turistica, senza luoghi esposti o difficoltà. Si deve però e ovviamente camminare per raggiungere il luogo).
Distanza da percorrere: 5 km complessivi.
Dislivello: 350 m
Durata: 4 h con soste.
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E se la polenta fosse nata in Ciociaria?

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soranipolenta

E se la polenta fosse nata prima nel BassoLazio e poi giunta nel nord Italia?
Polentata di Sant’Antonio a Sermoneta e nel BassoLazio, una storia che viene dal 1503.

C’è un dato che non sfugge a chi si avvicina alla cucina della Ciociaria e delle zone della provincia di Latina a ridosso di Lepini, Ausoni e Aurunci: la presenza della polenta tra i prodotti tipici, richiamo – addirittura – di una tradizione rurale che poneva il prelibato piatto al centro di una grande tavola, con carne di origine suina e la famiglia intorno, così come nelle usanze del nord Italia.
La domanda, dunque, viene naturale: come possibile che un piatto così nordico sia giunto a noi, costituendo, nei fatti, una piccola enclave tra le pietanze tipiche a latitudini più meridionali?
Ebbene si racconta che nel 1503 Guglielmo Caetani finalmente tornato a Sermoneta dall’esilio di Mantova portò con sé il seme del granturco, giunto dalle Americhe e facendone ampie coltivazioni sui fertili territori.
In poco tempo da quei semi, conoscendo già la lavorazione del grano, si poté fare la farina che inizialmente veniva utilizzata per procurare pietanze ai prigionieri del castello e, in seguito, dai poveri e dai pastori come cibo quotidiano.
Ben presto, così, nacque poi la polenta, una preparazione povera con i sapori della tradizione locale, nata dalla conoscenza di un miscuglio che si faceva con farine di grano con prevalenza di crusca e acqua, un piatto tipico per quei pastori che si spingevano su quelle terre alla ricerca di pascoli più verdi durante il periodo invernale.
In occasione della festa di Sant’Antonio protettore degli animali domestici, che ricorre il 17 gennaio, i pastori stessi scendevano in paese a far benedire i loro animali ed in questa occasione pare che vi fu offerta per la prima volta un piatto di polenta cucinata sulla pubblica piazza e condita con carne di maiale – che in genere veniva sacrificato tra la metà di dicembre e il giorno di Sant’Antonio.
La polenta quindi si diffuse velocemente – e apparentemente – prima in tutto il BassoLazio tra contadini e pastori e solo in un secondo tempo nel nord Italia, tra l’altro evitando – come riferito da fonti confutabili in rete – l’insorgere dello scorbuto dovuto all’eccesso senza proteine di carboidrati, grazie dunque alle pregiate carni.
Il clima mite ha permesso quindi, prima che nel resto d’Italia, il proliferare di piantagioni di mais e la preparazione della pietanza, diffusasi poi in tutto il territorio con riti relativi allo “sfamo” del popolo come a San Sebastiano a Villa Santo Stefano. 
Dipinto/incisione: Octave Edouard Jean Jahyer contadini sorani cucinano la polenta.
Fonte: osservatorelaziale.it su Sermoneta.
Articolo: Alex Vigliani.
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Il triste anniversario del 13 gennaio 1915: la morte arriva in Abruzzo e in Ciociaria.

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avezzanosora

1915, il terremoto porta la morte in Ciociaria.
Quattro mesi dopo l’Italia entra in guerra.

terremotosora4Fa freddo il 13 gennaio 1915. Le temperature rigide ghiacciano l’acqua dei rivoli e mani e visi di chi vive nella nostra splendida terra. Tutta quella che viene definita impropriamente “Campagna romana” è stretta nella morsa del gelo.
Ciononostante la vita scorre in modo tranquillo, tra le difficoltà consuete di uomini e donne abituate a fare i conti con le asperità di una terra sì generosa ma che di inverno mette in mostra il suo volto più austero.
Eppure non è il freddo che in quel 13 gennaio, nelle ore del mattino, porta la morte nella Ciociaria ma uno dei terremoti più devastanti che la storia d’italia ricordi.
Epicentro ad Avezzano, 10.000 i decessi su 11.000 abitanti, il sisma estende i suoi “raggi” su tutti i paesi della Valle di Roveto, su Sora, sul Cassinate e fino alle porte di Roma.
Ingenti sono i danni causati.

terremotosora3Da Sora, a dare contezza dei danni provocati del sisma, è un dispaccio pervenuto al quotidiano La Stampa e conservato presso l’archivio storico del giornale.  L’impiegato telegrafico sig. Penna, che si trova presso l’ufficio di Sora, telegrafa che la città di Sora è distrutta e che egli stesso è andato ad impiantare l’apparato telegrafico alla stazione ferroviaria su di una vettura con l’unico filo rimasto incolume.
Le vittime a Sora sono 600 e i feriti oltre un migliaio. La chiesa di Santa Restituta ridotta a un cumulo di macerie. A Isola Del Liri il numero delle vittime si attesta sulle 90 unità, 124 a Pescosolido, 60 a Castelliri, mentre crolli e feriti anche a Casamari, 13 morti a Torre Cajetani, 20 ad Arpino, ma crolli e distruzione si registrano ovunque.

terremotosora1915Il Re Vittorio Emanuele III visita le zone colpite, e da tutta Italia si muovono Autorità, Enti ed Organizzazioni per apprestare aiuti alle popolazioni così duramente provate. Tuttavia ciò non impedisce all’Italia, ancora nell’emergenza ricostruzione Marsica, di richiamare i soldati che pure erano impegnati nelle zone terremotate per mandarli al fronte a combattere il primo grande conflitto mondiale.

Tragica ricorrenza l’anno successivo.
A Sora, nella nottata dell’anno successivo al sisma, un cero acceso appicca il fuoco ai paramenti e agli addobbi preparati nella Cattedrale, per la cerimonia funebre di suffragio del 13 gennaio, sicché nel rogo andranno distrutti gli artistici quadri e le statue del tempio, crollerà il soffitto di stile barocco, fortunosamente risparmiato dal terremoto dell’anno precedente.

Fonti:
Almanacco della Ciociaria
Meteoweb
IngvTerremoti
Archivio Storico La Stampa
Archivi comunali
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