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Neve Archivi - Itinarrando

Domani 9 maggio a un pizzico dai 2000 m… sul Monte Crepacuore (1997 m) da Campocatino (FR)

By | Cultura, Natura | No Comments
Giovedì 9 maggio ore 9,00
👉 con Itinarrando – Arte del Camminare
A un pizzico dai 2000 m sul Monte Crepacuore (1997 m)
Guida: Alex Vigliani, Guida AIGAE operante ai sensi della legge 4/2013 con codice – LA465 –
dettagli e prenotazioni:
📞 380 765 18 94 sms whatsapp telefono
*obbligo tassativo di scarpe da trekking.
Numero max partecipanti 25
Numero minimo partecipanti 8
🚗 *Possibilità condivisione auto
⚠️ *Obbligo scarpe da trekking.
– Descrizione:
Monte Crepacuore – a guardarlo da Campocatino (Guarcino, FR) sembra un dinosauro con il capo chino e il dorso in evidenza che spunta da valli e rilievi degli Ernici.
Per giungere sulla sua vetta, posta a 1997 m, il percorso è unico, incredibile e variegato, con il bellissimo passaggio ai piedi del Pozzotello, là dove una fonte rinfresca i viandanti, là dove le rocce creano pareidolie.
Attraversando valli, percorrendo le ultime lingue di neve, raggiungeremo la vetta di questo fantastico rilievo da cui si godono incredibili panorami, affacciandoci sull’imponente e sinuoso Viglio.
Camminerai con noi?
Se conosci già questo percorso, ripetilo con noi, senti le storie che abbiamo da raccontarti!
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⚠️ Dettagli tecnici:
Altezza Monte Crepacuore: 1997 m s.l.m.
Partenza:Campo Catino (1793 m s.l.m.)
Sviluppo percorso: 11 km
Dislivello +: 500 m
Dislivello -: 500 m
Tempo andata: 3.00 ore
Tempo ritorno: 2.00 ore
Difficolta: E (escursionistica) Nessuna difficoltà di rilievo, si richiede abitudine a camminare.
Possibile presenza di neve sul tracciato.
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Quando la neve si “coltivava”. Storie di un altro mondo ciociaro.

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Foto d'epoca del lavoro su una neviera. Foto dal web

Foto d’epoca del lavoro su una neviera nelle Marche. Foto dal web

L’appalto delle nevi e il ghiaccio in vendita.
Storia di Ciociaria, storie di montagna.
Una delle attività più o meno redditizie in Ciociaria, soprattutto nelle zone pedemontane, era la raccolta delle nevi che avveniva nei boschi dei rilievi circostanti.
Parliamo dell’appalto delle nevi.
Sembra strano, pensare oggi, alla necessità di reperire ghiaccio sicuri come siamo di congelatori e frigoriferi, ma un tempo – e nemmeno troppo lontano – il ghiaccio rappresentava un ottimo affare.
Si ha memoria nel ‘600 di un fruttuoso commercio di ghiaccio. Un’azienda redditizia che le autorità tentavano di regolamentare e su cui vi era, negli ambienti più cittadini, la longa mano dell’interesse.
Nelle campagne a ridosso delle montagne, invece, le motivazioni erano differenti. Addirittura vitali, in un’epoca in cui le risorse erano maggiori ma reperirne era questione assai difficile per la mancanza di distribuzione capillare delle stesse.
Alcuni pastori, o contadini, accumulavano la neve per dissetare famiglia, animali e se stessi nei mesi di siccità nonché per vendere e ricavarne qualcosa.
Era spesso sugli Ernici o sulle Mainarde, montagne ciociare cariche di neve nei mesi invernali che gli uomini si spostavano dopo i primi accumuli. Salendo a fatica, ammassavano la neve in zone adatte – spesso buche, luoghi riparati – e la coprivano con foglie secche o in altro modo per proteggere la preziosa raccolta che poteva durare fino ai mesi più caldi, potendo far affidamento sulla temperatura sempre refrigerante del sottobosco nonché della copertura data dalle foglie.
In un’epoca in cui era forte il connubio uomo natura, come il primo al centro di un’ecosistema che dava sostentamento e che veniva rispettato perché fonte di vita, si lavorava ardentemente. Opere vere e proprie di ingegneria povera: piccoli avvallamenti del terreno o pareti rocciose sostenute da muretti a secco dove veniva fatta confluire, per rotolamento, la neve ancora fresca, poi, pressata e ricoperta con rami e foglie di faggio.
Particolarmente significativa, per i richiami storici, è la presenza di una neviera, tra le tante, nei pressi del confine comunale tra i Comuni di Alatri e Veroli.
A Colle San Magano le neviere erano dislocate sulle pendici del monte Cairo, i blocchi di ghiaccio avvolti nella tela di iuta sul dorso di mulo venivano portati all’ospedale di Pontecorvo.
Non è difficile immaginare che da lì a poco, attraverso i diversi utilizzi della neve si sia creata, grazie alla fantasia delle massaie, una giusta e sapiente ricetta tra latte e neve del tutto simile ai gelati che poi abbia portato tanti ciociari delle zone pedemontane delle Mainarde a trasferirsi in Scozia e investire proprio sui gelati. D’altronde chi, se non loro, avrebbero saputo avere a che fare con freddo, ghiaccio e i bisogno quotidiani dell’uomo?

Alex Vigliani

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