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misteri Archivi - Itinarrando

Misteri di Ciociaria, la rocca e i resti dell’insediamento di Montenero (Castro dei Volsci).

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Camminando sulle alture che circondano i borghi moderni del Lazio Meridionale, insistono e sono visibili resti di antichi insediamenti, facenti parte di un passato che si è spinto fino a quasi i giorni nostri, quando cioè tante di quelle pietre sono state riutilizzate dai pastori per la costruzione di ricoveri.

A Castro dei Volsci, distante non più di 15 minuti dal centro cittadino ove fa mostra di sé il prezioso monumento alla “Mamma Ciociara” vi sono i resti di Montenero, o meglio, sopra Montenero – così chiamato il rilievo collinare – vi sono i resti di una Rocca che guardava e probabilmente difendeva l’antico Castrimonium nel periodo medioevale ma non solo.

Le tracce di antropizzazione della zona sono evidenti e mai come in questo caso parlano, raccontano, narrano di uomini, popoli e vicende.
E basta camminare per inciampare in cocci, resti, trovarsi dinanzi a mura che sono la testimonianza diretta di un’ampia cerchia muraria composta da blocchi di pietra in cui sono ben visibili almeno tre porte.
I blocchi, a creare una cinta alta oltre 3 metri, sono sovrapposti con tecnica del muro a secco, a ricordare l’opera poligonale presente in gran parte del Lazio Meridionale, segno di civiltà che hanno abitato il luogo molto prima del medioevo.
Se si tralascia la parte leggendaria che vuole, grazie a Virgilio, che Camilla – Regina dei Volsci –  si fosse rifugiata con Re Metabo proprio sopra l’altura, andando oltre questo aspetto interessante ma legato più alla mitologia, appare chiaro come i resti facciano presupporre comunque la presenza dei Volsci, popolo pre romano, tutt’altro che mitologico che con i romani si contesero terre e conquiste per oltre 300 anni.

E proprio in funzione anti romana, la posizione di Montenero si rivela strategica e vantaggiosa. Riportato sul sito della Proloco di Castro dei Volsci: “Montenero domina l’ingresso da sud della vallata del Sacco subito dopo la confluenza con il Liri, a controllo della riva destra del Sacco, contrapposta a Rocca d’Arce  posta a controllo della riva sinistra. Il sistema fluviale Sacco-Liri era la naturale via di comunicazione tra l’Etruria, il Lazio meridionale, la Campania. Il sistema era integrato da assi trasversali, legati alla transumanza. I punti d’incontro delle vallate fluviali, sono zone di grande valenza strategica ed i centri che vi sorgono sono insediamenti chiave di controllo, non solo territoriale ma anche economico, soprattutto nelle epoche antecedenti la conquista romana ed il successivo riassetto del territorio. Uno dei cardini del sistema è la zona di confluenza dei due fiumi principali, il Sacco e il Liri e il centro Volsco ne detiene il controllo e la difesa. Monte Nero di Castro dei Volsci, con la sua massiccia struttura difensiva si configura come un caposaldo organizzato contro l’avanzata romana”.

Fonti: Proloco Castro dei Volsci.

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Giovedì 23 agosto ore 18,00: alla scoperta di Caprile (Roccasecca) e dell'”Eremo” di San Michele. Info prenotazioni 380 765 18 94.

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Giovedì 23 agosto ore 18,00 info prenotazioni 380 765 18 94
luogo appuntamento da comunicare in fase di prenotazione.
Appuntamento intermedio ore 17,00 – Frosinone – Canarino Monti Lepini 114
L’eremo di San Michele, bellissima perla di Caprile (Fraz. di Roccasecca – FR – )
la grotta del brigante, la chiesa, mura e pietre di un borgo incredibile che scopriremo passo passo con la guida turistica e archeologo Matteo Zagarola.
Cosa portare: scarpe comode (da ginnastica), zainetto con acqua, piccola torcia da utilizzare all’occorrenza.
Per partecipare si deve essere o diventare soci dell’Associazione Culturale Itinarrando – ViviCiociaria.
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14.01: escursione alle misteriose rovine di Acquaviva. Per info e prenotazioni 380 765 18 94.

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acquaviva vallecorsa 14 gennaioDomenica 14 gennaio ore 9,00, escursione al borgo abbandonato di Acquaviva (FR, tra Vallecorsa, FR e Lenola, LT), con la guida e archeologo Matteo “Indiana” Zagarola e l’associazione culturale Itinarrando e ViviCiociaria con il supporto di Vallecorsa Attiva.
Per info e prenotazioni 380 765 18 94.
Il luogo dell’appuntamento verrà comunicato in fase di prenotazione.
*Scarpe da trekking, scarponcini o scarpe da trail.
*Abbigliamento a strati, giacca a vento, guanti, cappello, bastoncini da trekking (opzionali), pranzo al sacco, acqua, macchina fotografica (opzionale).
Dati tecnici:
Lunghezza: A/R 10 km
Dislivello: 300 metri
Tempo di percorrenza A/R: 4 h compreso soste e spiegazioni.
Escursione guidata nel borgo abbandonato di Acquaviva.
Misteri, segreti, leggende sul borgo di Acquaviva, detto anche “Vallecorsa vecchia”. Qui passa parte della storia d’Italia. Il confine tra il Regno delle Due Sicilie e lo Stato della Chiesa, qui a poca distanza imperversarono purtroppo le truppe marocchine che si resero protagoniste di stupri e violenze durante la seconda guerra mondiale. E ancora, vicino Acquaviva, si trova Casa Marrocco, l’abitazione in cui visse da sfollato Alberto Moravia l’autore de La Ciociara.
Le rovine del villaggio medioevale fortificato di Acquaviva sorgono su di un cucuzzolo del crinale dei Monti Ausoni. Ciò che resta di quel borgo, arroccato su una suggestiva collinetta a 617 metri tra i monti di Fondi e Vallecorsa, sono la cinta muraria, i bastioni, le cisterne dell’acqua e i resti di materiale necessario alla vita agricola della popolazione; tra questi si notano ancora alcune mole in pietra per la macinazione delle olive.
Il sito nel 2004 è stato nominato dalla Regione Lazio “Monumento naturale”; è un ambiente caratterizzato da fenomeni carsici epigei, dove i numerosi ruderi avvolti da vegetazione si trovano in una posizione strategica, dalla quale si gode uno splendido panorama che spazia dai Monti Ausoni alla Piana di Fondi sino alla linea costiera del Mar Tirreno con le Isole Potine sullo sfondo ed affascinano il moderno visitatore col loro secolare silenzio, interrotto soltanto dal vento che soffia e che si insinua tra gli ampi tratti rimasti delle mura, nei bastioni rettangolari e nelle cisterne dell’acqua.
Per partecipare si deve essere soci dell’Ass.Culturale Itinarrando – ViviCiociaria.
La quota di iscrizione per il tesseramento 2018 è di 5 euro e dà copertura assicurativa UniPol e accesso alle convenzioni C.A.P.IT su tutto il territorio nazionale.
Il contributo per questa iniziativa è di 7 euro con colazione offerta dall’associazione.
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Acquaviva: i misteri di Acquaviva, un villaggio medievale dimenticato sui monti ausoni.

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Nel Lazio Meridionale, nel distretto folclorico della Ciociaria, è il Medioevo più di ogni altro periodo storico a farla da padrone. Così non è raro non doversi nemmeno spostare di troppi chilometri, per incappare nei ruderi di qualche incastellamento o borgo abbandonati.
Tra Vallecorsa e Lenola, sui Monti Ausoni, si trova arroccato sopra un cucuzzolo il borgo abbandonato di Acquaviva, nel tratto che separa la rigogliosa Piana di Fondi (LT) dal solco vallivo dove sorge il paese di Vallecorsa (FR).
Il sito nel 2004, è nominato dalla Regione Lazio, “Monumento naturale” e, per raggiungerlo, è stato predisposto un comodo sentiero che,  segue più o meno l’antico confine tra il Regno delle Due Sicilie e Stato Pontificio.
Proprio sul crinale, difatti, presso alcune aree attrezzate per pic-nic si possono vedere i vecchi cippi confinari in pietra, posti nel 1847, con, da un lato, il “Giglio” dei Borboni e dall’altro le “Chiavi di San Pietro”. Il colpo d’occhio sulle montagne circostanti, sulla Piana di Fondi e sul mar Tirreno è eccezionale. Nelle giornate limpide si vedono perfettamente le isole Pontine. Si comprende al volo il motivo per cui il centro abitato fu costruito proprio in quel punto. La posizione strategica è assolutamente invidiabile.

Acquaviva viene pure chiamata “Vallecorsavecchia”. In quanto molti ritengono che l’attuale paese di Vallecorsa sia stato fondato dagli abitanti del borgo di Acquaviva dopo che l’avevano abbandonato.
In realtà, l’odierna Vallecorsa esisteva già da secoli quando, verso la fine del XV secolo, Acquaviva venne definitivamente evacuata, è infatti certo che nel 1469, quando i Caietani d’Aragona, Signori di Fondi, cedettero ai Colonna l’abitato di Acquaviva, quest’ultimo fosse già disabitato.
La definitiva trasformazione nell’ammasso di rovine coperte da vegetazione, che ancora oggi possiamo vedere, è da ricondursi, con tutta probabilità, alle vicende relative allo storico tentativo di rapimento nel 1543, della celebre e bellissima Giulia Gonzaga (1513-1566), vedova di Vespasiano Colonna (morto nel 1528), conte di Fondi e duca di Traetto (l’attuale Minturno),
L’episodio del tentato “ratto” si inserisce nella secolare e drammatica lotta tra Cristianità ed Islam, ma pure negli scontri tra le grandi Potenze Europee del XVI secolo, che ebbero tragiche conseguenze per il nostro Paese.11

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Tra spionaggio, misteri e realtà: la tragedia di “Fossa Susanna” a Veroli, Prato di Campoli.

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— Di Alessandro Vigliani

Quanta storia, quanti destini si sono intrecciati tra le asperità montane della Ciociaria, nelle sue verde valli o nei suoi centri cittadini. A ogni passo ne è piena questa terra!
E così, poco prima di giungere sulle alture di Prato di Campoli, Veroli, piena Ciociaria ai piedi dei 2000 metri dei monti Passeggio e Pizzo Deta c’è un sentiero, segnalato da una classica bacheca di legno, che porta a una radura con un laghetto nel mezzo.
Qui c’è un cippo con un’elica conficcata e una targa. Il luogo, che si raggiunge seguendo le indicazioni per “Ca(s)cata di lupo”, fu difatti teatro, il 25 maggio del 1932 giorno di Santa Salome, di un terribile incidente aereo che vide perire i due coniugi Suzanne Sarah Picard e Alfred Isaak Lang Willar – cugino di Louuis Dreyfus – mentre erano in viaggio verso Marsiglia. Con loro i due assi del cielo Marcel Francois Goulette temerario della grande guerra e autore di grandi imprese e l’astro nascente dell’aviazione, suo secondo, Lucien Moreau.
In ricordo dell’incidente, da qualche giorno dopo la tragedia, il posto e il lago a esso attiguo presero il nome di “Fossa Susanna”.

Tuttavia nell’immaginario collettivo sono stati tanti i quesiti e ancor più le suggestioni per una vicenda che per casistica numerica e fatalità ha stimolato, e di molto, l’immaginazione di tanti.
La prima curiosità di questa vicenda che finì per porre Veroli al centro del mondo, riguarda forse il fatto più attinente e reale, verità storica inconfutabile al netto degli intrecci politici possibili, plausibili o meno. Pochi giorni prima dell’incidente aereo, difatti, i due coniugi, ci racconta Stefano Magliocchetti nel suo libro “La Femmina Morta”: erano scampati al naufragio del transatlantico francese “Geoges Philippar”, il cui improvviso incendio, al largo delle coste della Somalia, mai chiarito quanto alle cause, trascinò in fondo all’oceano un noto giornalista, Albert Londres, autore di inchieste internazionali molto scottanti, ma non Alfred e Suzanne che, ottimi nuotatori, non solo riuscirono a raggiungere una nave sovietica accorsa in aiuto (o che li seguiva secondo altre tesi), ma anche a mettere al sicuro la loro macchina fotografica, con la quale, dalla nave sovietica, scattarono numerose foto alla nave francese che affondava.

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A rimestare nel torbido con intrecci da libro giallo ci sarebbero le amicizie passate di Lang Willar con Trockij, si parla addirittura di un ministero delle finanze offertogli, che fanno il paio con le competenze del padre di Suzanne tra i fondatori de L’Humanité, quotidiano del partito comunista francese e, quindi, non solo benestanti coniugi – comunque con aderenze con la finanza mondiale – in viaggio di ritorno verso Marsiglia.
Un’altra teoria, affascinante e cinematografica, tuttavia poi screditata dal figlio stesso della coppia, li vorrebbe spie al servizio della Francia e depositari di chissà quali segreti oltre a quelli riferibili all’affondamento della Philippar di cui, erano, lo ricordo, testimoni e ovviamente superstiti.
Tutto qui? Nemmeno per sogno. La fantasia, nel fitto bosco dei misteri, tra le radure degli Ernici che pure erano state crocevia di storie brigantesche, vanno a rincorrere casistiche numeriche di sicuro suggestive.
Innanzitutto la data della morte: 25 maggio giorno in cui ricorrono i festeggiamenti per la Santa Patrona di Veroli: Santa Salome, la quale si rammenta negli scritti, prima di andare a morire a Veroli si era recata a Marsiglia (l’aereo come detto era diretto nella città francese) con una sua ancella di nome Sarah – secondo nome di Suzanne.
Una coincidenza, chiaro, ma abbastanza forte da stimolare la fantasia.
Come se non bastasse, come se il destino o chi per lui non avesse ancora giocato tutte le sue carte, il corpo della povera Suzanne Sarah sarà ritrovato in località “Femmina Morta”, luogo già così denominato ancor prima dell’evento.
Il luogo appare di sicuro carico di emozioni. Immerso nel silenzio, con un piccolo acquitrino a rendere il paesaggio degno di un serial e, forse, anche per questo luogo di viaggi immaginari tra misteri e casualità.

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Ultima nota, forse tra le più importanti di tutta la vicenda, a recarsi per primo sul luogo del disastro fu un uomo umile, tale Giovanni Scaccia detto “Ciambeghetta” da Veroli, il quale ebbe la dignità, la lealtà e di certo l’onore di non toccare nulla dei tanti gioielli e denari che i coniugi stavano trasportando verso Marsiglia e che giacevano sparsi tutto intorno, tra gli alberi e le radure insieme ai pezzi dell’aereo e ai corpi straziati.
Chi erano i due grandi aviatori periti e quale importanza hanno avuto nella storia?
Goulette, nativo della città di Charmes, nella Lorena, era sopravvissuto non solo alla Prima Guerra Mondiale ed agli ardimentosi combattimenti, affrontati con coraggio e disprezzo per il pericolo, ma anche alle imprese aviatorie degli ultimi suoi 15 anni di vita, durante i quali riuscì a trasvolare, con il suo Farman, il deserto del Sahara e buona parte dell’Africa, fino a mete all’epoca impensabili o, comunque, di notevole difficoltà.
Lucien Moreau, nato a Bellaing, piccolo paese di provincia, ancora più a nord, nella Francia, destinato a rinverdire gli allori del mitico Roland Garros, altro aviatore caduto nella Grande Guerra, e dallo stesso Marcel Goulette, insieme al quale, per la prima volta, si era imbarcato per percorrere la difficile rotta da Parigi a S.Vito dei Normanni e poi Salerno, Roma, Livorno, Genova, fino a Marsiglia, ove avrebbe sbarcato il prezioso carico dei coniugi Lang-Willar.
FONTE: LA FEMMINA MORTA DI STEFANO MAGLIOCCHETTI
RACCONTI ORALI, FORUM DEI MONTI ERNICI.
SITO: ASSOCIAZIONE LA VETTA DI VEROLI.
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23.09: itinerari del mistero a Trevi nel Lazio. Segreti e misteri del Castello e del Borgo di Trevi nel Lazio.

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Sabato 23 settembre ore 17.00: per info e partecipazione 380 765 18 94.
Castello, mistero e suggestioni di Trevi Nel Lazio un itinerario affascinante con il ricercatore Giancarlo Pavat.
Centro immerso nel verde, Trevi nel Lazio in verità non è soltanto il placido paese sovrastato dal Castello Caetani. C’è molto altro.
Scoprilo con l’appuntamento di Itinerari del Mistero con il team del Mistero, Giancarlo Pavat, ViviCiociaria e Itinarrando.
Al termine della passeggiata, degustazione e convegno all’interno del Castello.
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Templari all’Auricola di Amaseno? Quel San Francesco con l’impiccato. E misteri e svastiche.

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impiccatoMentre ci prepariamo alla serata di martedì 29 agosto con il ricercatore Giancarlo Pavat e il team del mistero di turno tra gli affreschi misteriosi dell’Auricola, qualche quesito e nozione estrapolato dal libro “Nel Segno del Valcento” di Giancarlo Pavat stesso.
San Francesco con l’impiccato. Non è così che siamo abituati a immaginare il placido San Francesco, il “poverello”, il Santo tanto mite ed empatico fin tanto da poter comunicare con gli uccelli.
Eppure dalla Chiesa dell’Auricola di Amaseno, Santuario caro agli abitanti della Valle omonima, tanti quesiti e dubbi – uno dei tanti affrescati sulle mura di un luogo così carico di forza e suggestioni.
In “Le Chiese di Amaseno”, di Padre Giannetta (1987) – ci dice Giancarlo Pavat in “Nel Segno di Valcento” a pagina 464 –  attraverso una fotografia in bianco e nero è evidenziata la presenza del San Francesco di cui sopra. Il Giannetta racconta di uno dei due affreschi con San Francesco e l’impiccato.
Ecco come viene descritto: “A sinistra entrando, nella parete accanto alla porta d’ingresso, è raffigurato frontalmente in posizione eretta San Francesco d’Assisi, di belle fattezze e ben conservato. Dell’inquietante figura dell’impiccato che era visibile allora, come lo è oggi, sottolinea Pavat, nemmeno una riga.
Secondo alcuni – ma si tratta di una tesi che allo stato attuale non si può avvalorare – i due affreschi testimonierebbero che pure nella valla ta dell’Amaseno – e forse proprio nella chiesa dell’Auricola – vennero mandati a morte alcuni Templari: la prova sarebbe il colore bianco delle vesti dei due impiccati. Alatri ancora, spingendosi oltre, hanno visto proprio nel Santuario la sede dei Cavalieri; oltre che l’acquasantiera con il “Fiore della vita” e gli altri simboli, lo proverebbero proprio alcuni dipinti, assurti al ruolo di enigmatici ed inquietanti “Messaggeri dell’Altrove”. svastiche auricola
Ma sono altri i dipinti misteriosi, che nasconderebbe addirittura dottrine non ortodosse, probabilmente gnostiche, come quello della Vergine con Gesù Bambino che tiene stretto nel pungo un piccolo pellicano, intento a beccargli il petto. L’immagine del pellicano che squarcia il proprio corpo per nutrire la propria covata, è sempre stata vista come l’allegoria del Sacrificio di Cristo sulla Croce, per la salveza di tutta l’Umanità.
Ebbene proprio basandosi su questa interpretazione è stata avanzata un’osservazione non peregrina: se il Pellicano è Cristo, come è possibile che ce ne sia un altro in braccio alla Madre, le cui carni vengono lacerate) Ci sono forse due Gesù?
E ancora: chi è il Cavaliere effigiato su un pilastro della seconda cappella di sinistra della chiesa? La figura ha la spada sguainata e sollevata da terra, calza guantoni e speroni, e indossa mantello e tuinca di colore bianco con piccole aquile nere ricamate sopra.
Infine ai Padri Sassoni” sono attribuibili alcune pitture presenti nella prima cappella di sinistra che certamente turbano chi le vede per la prima volta. I bordi della volta della cappella sono decorati con quadrifogli bianchi alternati a svastiche del medesimo colore in campo azzurro. Perché i francescani tedeschi scelsero per l’Auricola quella particolare forma di croce?
Le risposte oltre a essere sul libro “Nel Segno di Valcento” di Giancarlo Pavat, le troverete martedì 29 agosto ad Amaseno con ViviCiociaria e Itinarrando prenotando la vostra presenza al 380 765 18 94.

Foto 1: Mario Tiberia.
Foto 2: Alessandro Vigliani

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