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LazioIsMe Archivi - Itinarrando

Mercoledì 2 agosto: Tutti su Cacume! Edizione notturna! Info e prenotazione: 380 765 18 94.

By | Natura | No Comments
cacume 02 agosto
Mercoledì 2 agosto!
Tutti su Cacume edizione notturna.
per info e prenotazioni 380 765 18 94.
ore 20.30. Il luogo dell’appuntamento verrà comunicato in fase di prenotazione.
Tutti su Cacume edizione notturna!
Stavolta con spaghettata con alici (ma se le alici non vi piacciono comunicatecelo) e tanta tanta tanta birra alla spina!
Con ViviCiociaria e Itinarrando si torna sulla montagna della Ciociaria per antonomasia, luogo che da sempre attira tutti noi, su fino alla croce per poi ridiscendere al rifugio dove banchetteremo!
Obbligo di scarpe da trekking e luce frontale per partecipare! E ovviamente zaino con giacca a vento, kway, acqua (almeno 2 litri), snack e quanto possa servire in dotazione personale.
NB: con noi si cammina a passo lento, l’esperienza è quella del cammino in gruppo, se vuoi correre, se vuoi fare la gara a chi arriva prima allora questo tipo di esperienza non è per te. Si parte insieme, si arriva insieme.
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Venerdì 2 Giugno, Festa della Repubblica: torna l’evento “Tutti su Monte Cacume” con ViviCiociaria & Itinarrando. Per info e prenotazioni 380 765 18 94.

By | Natura, Sociale | No Comments
cacume 02 giugno copyPer info e prenotazioni: 380 765 18 94.
Venerdì 2 giugno, ore 9,00, tutti su Cacume.
Ormai una consuetudine quella di ViviCiociaria che ogni anno porta i propri associati a Monte Cacume condividendo nel percorso una gustosa mangiata di fettuccine grazie alla sempre pronta collaborazione con Angelo Gatti, vice sindaco di Patrica e amante della montagna sempre disponibile nell’accogliere turisti sulla montagna di Patrica che quasi tutta la Ciociaria ha adottato come simbolo.
Un evento per cui è indispensabile lo scarponcino da trekking, lo zainetto con acqua, snack, mantella antipioggia, giacca a vento, cappellino e crema anti sole oltre alla prenotazione obbligatoria da effettuarsi al 380 765 18 94.
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Ma quale divisione. Un’unica grande regione che dalla Ciociaria va al litorale pontino: è la storia che lo dice.

By | Blog | No Comments
cioc2— Di Alex Vigliani
Frosinone e Latina. Ciociaria e agro pontino. Campanilismo, certo. Divisioni di vedute, altrettanto scontato. Eppure camminando tra le pagine della storia raccontata al Museo Piana delle Orme, che abbiamo visitato lo scorso domenica 28 maggio, un dato salta agli occhi: l’ineluttabile necessità di unione di due comparti territoriali tanto divisi quanto uniti nei destini e nelle potenzialità perdute, fino ad ora, a causa della cecità amministrativa di chi, facendosi prendere dalla realtà dello sfottò calcistico/campanilistico, ha dimenticato in modo evidente che il BassoLazio è un territorio unito dalle montagne al mare, dalle campagne ciociare alle piane pontine, terra di interscambio culturale e ricca di bellezze e vicende storiche dall’alba dei tempi.
Abbazie, chiese, passi e rifugi templari, storie di santi e briganti strette come intrecci. Tragedie storiche e sofferenze condivise. E se la ciocia bcioc1atteva sul territorio pontino e annaspando superava di “ciafrocca” la fanghiglia paludosa, se le vesti gualcite delle donne finivano logore dal duro lavoro, se tanti ciociari hanno dato la vita, transumanti di speranza per un tozzo di pane in più, se ai veneti fu dato in futuro la stessa coltivazione di terre con i medesimi sacrifici su elencati, allora è chiaro che la piana pontina è terra condivisa ma non di conquista, di incontro di culture dove tanto i veneti quanto tanti discendenti di ciociari e laborini vivono ancor’oggi.
Dagli Ernici al mare, guidati dal panorama che si apprezza dalle alture e che racconta di terre tanto vicine, solo apparentemente divise dal taglio netto delle montagne.
Non solo Sonnino, Maenza, Priverno, Sezze, Prossedi, Roccagorga o Roccasecca dei Volsci già più vicine, se non adese, all’entroterra e con tanto in comune. Non solo il centro storico di Terracina, in cui insistono testimonianze di usi, costumi e tradizioni simili alla Ciociaria. Non solo Ninfa, Sermoneta o Norba che ridendo strizza l’occhio ad Alatri. Senza vedersi, senza incontrarsi, ma conoscendosi per parentele lontane. Ma tutta la piana pontina, il litorale, la Riviera d’Ulisse con Sperlonga e San Felice con Circe addormentata, dea amata tanto qui quanto lì dove i suoi capelli formano il mare.
E Latina, il suo centro ordinato, la capacità per certi versi di far consorzio dell’agricoltura e la volontà di tanti giovani di recuperare, promuovere, sospingere. Un amore condiviso, quello di due capoluoghi e, con loro, due territori, che han bisogno gli uni degli altri per essere potenza, forza e costruire un comparto territoriale capace di una promozione turistica senza pari. Il solco tracciato dai passi di chi venne prima di noi, che da questi verdi declivi adombrati da vette che sanno già d’Abruzzo sapeva spingersi, passo dopo passo, verso il mare. Questo mondo, questo nostro piccolo grande mondo, che fu di antichi popoli, dai volsci/ernici/sanniti ai romani, terre di transumanti e di coloni con buona pace della zanzara anophele a seminar morte come l’onesto contadino la vita sopra la piana.
Un territorio unico, un’unica regione – quella del BassoLazio con il verdeggiante Liri che riflette Ernici, Lepini e Mainarde, vette che nostalgiche si scambiano sguardi d’amore con l’azzurro del mare, fin tanto vicino, quasi da prendersi idealmente per mano.
BassoLazio: è ora di osare. Un’unica grande terra dalle mille potenzialità, dalle mille grandi risorse. E chissà quante soluzioni al vaglio, lavorando insieme, per inquinamento, sostenibilità e vivibilità.
Foto 1: Piana delle Orme, ricostruzione di uno dei tanti lutti legati alla malaria, nelle civiltà agro pastorali della piana pontina. Dettaglio: il calzare tipico delle nostre zone.
Foto 2: Piana delle Orme, pescatore dell’agro pontino che intreccia una cesta con ai piedi le ciocie.
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Arturo Zavattini: da Che Guevara… alla “piccola ciociara” di Pico.

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piccolaciociara
— di Alessandro Vigliani
Arturo Zavattini, nato a Luzzara nel 1930 è un fotografo. Di più. Fotografo e viaggiatore. Dal 1949, anno in cui si innamora della fotografia, tutto quel che vede finisce nell’otturatore della sua macchinetta.
Figlio d’arte, come suo padre lavorerà nel cinema. Conoscerà Vittorio De Sica e tutti i grandi del neo realismo tricolore. Operatore e direttore della fotografia di molti film italiani e stranieri. Attualmente cura l’archivio dedicato al genitore Cesare Zavattini.
Gira il mondo, Arturo. Tanti gli scatti di natura quasi etnologica, in una miscellanea di emozioni, immagini, viaggi e studio di usi e costumi.
Sempre Arturo Zavattini, sempre lui, tra i grandi del mondo conosce Che Guevara. Lo incontrerà proprio all’indomani della rivoluzione cubana, sul set del film di Tomás Gutierréz Alea, Historias de la revolución, alle quali Zavattini collabora in veste di operatore nell’ambito di un progetto italiano di sostegno alla nascente cinematografia dell’isola caraibica.
Ma Zavattini è anche il fotografo che lavora gomito a gomito con Fellini, con il già citato De Sica, con Mastroianni o Sofia Loren.
Un percorso che lo porta nel 1952, mentre da Roma sta andando verso la Lucania, a fermarsi nel BassoLazio e immortalare una bambina che guarda l’obiettivo con sguardo sicuro.
La foto è straordinaria, resa ancor più suggestiva dal bianco e nero. La bambina calza le tipiche ciocie, il cuoio scuro contrasta con il bianco delle fasciature sulle gambe. Passo sicuro verso l’obiettivo. Una cartella sotto braccio, occhi scuri, la piega della gonna come un’onda del mare di pietre ispide di uno dei tanti tratturi che, come vene, segnano i tratti collinari o montuosi del BassoLazio e che la bambina doma in perfetto equilibrio, nella mnemonica conoscenza di un sentiero percorso mille e mille volte.
Quella bambina è Gianna Dridossi di Pico, che in un articolo su Tante Storie si racconta e racconta il momento dello scatto, il fatto che sia lei, in un nutrito gruppo di bambini, a restare dinanzi alla macchina fotografica. Fiera, sicura, senza paura dinanzi a due uomini sconosciuti piovuti chissà da dove.
Si vergogna Gianna, in quel 1952, a calzare le ciocie, segno distintivo di un’appartenenza sociale non certo tra i vip capitolini, ma farsi fotografare le piace.
Portamento fiero, fiero come solo certe donne di questi luoghi hanno e che si incarna oggi nella donna madre e nonna che nelle sfumature della foto si riconosce, ripercorrendo ritroso un sentiero che la trova ancora bambina tra quelle pietre. Bambina, che con buona pace dello scrittore Tommaso Landolfi, è figlia di questa terra, di questo mondo.
Una bambina che porta le ciocie e, cosa più importante, sa portarle.
E che, tu, chiamala, se vuoi, ciociara.
La piccola ciociara.
Fonti: www.tantestorie.it – http://www.idea.mat.beniculturali.it/attivita/eventi/item/550-az-arturo-zavattini-fotografo
Foto: “La Piccola Ciociara”, 1952, Arturo Zavattini. 

 

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Sabato 6 maggio, visita guidata alla Certosa di Trisulti con apertura straordinaria della biblioteca monumentale. Info e prenotazioni 380 765 18 94.

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06 maggio certosa copy (1)
Sabato 6 maggio, Certosa di Trisulti, ore 9.00.
info e prenotazioni: 380 765 18 94.
La Certosa di Trisulti: quante volte l’abbiamo vista? Ma quante volte possiamo aver detto di averla davvero conosciuta e vissuta? Una visita dal carattere davvero eccezionale con apertura soltanto per noi della Biblioteca Monumentale oltre agli spazi spesso meno visitabili di uno dei simboli della Ciociaria nel mondo.
Visiteremo il monastero e l’eremo di San Domenico nonché la Madonna delle Cese per una mezza giornata che si concluderà con un conviviale pranzo al sacco insieme con qualche solita specialità ciociara che metteremo a disposizione dei partecipanti.
Per l’evento vi consigliamo scarpe da ginnastica, da camminata o da trekking.
Visita guidata affidata a Pietro Antonucci
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Il Sator: il quadrato magico della Certosa di Trisulti.

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satorEntrando nella zona della farmacia, chissà quanti, tra turisti e viandanti c’avranno fatto caso. Tra gli affreschi, misteriosi e a volte inquietanti del forse alchimista Filippo Balbi, su un muro, ad angolo, subito al di sotto di una figura presumibilmente di fantasia (l’abante) – dalle sembianze taurine o caprine, con un ramarro verde sul petto, una coda che gli spunta dalla barba e un’altra zampa caprina sulla spalla – si trova lui: Il quadrato del Sator, quadrato magico che ad oggi rappresenta la più famosa struttura palindroma ritrovata in diverse parti del mondo. Dalla Mesopotamia, all’Egitto, dall’Inghilterra all’Ungheria. Da secoli capace di attrarre gli studiosi a causa del suo misterioso fascino, causa anche dell’incertezza circa il significato.
Si tratta di una frase in lingua latina – SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS – che può essere letta in entrambi i sensi, come ve ne sono tante altre. La sua singolare caratteristica, però, è che, essendo formata da cinque parole di cinque lettere ciascuna, è possibile iscrivere la stessa frase in un quadrato di 5 x 5 caselle all’interno del quale la frase può essere letta in quattro direzioni possibili: da sinistra verso destra, e viceversa, oppure dall’alto verso il basso, e viceversa.
Le origini del quadrato, tanto quanto il significato, sono piuttosto misteriose. Per molto tempo si è creduto che lo stesso avesse radici nel medioevo poiché non vi erano stati ritrovamenti databili a prima del IX secolo. Poi nel 1868 uno scavo archeologico tra le rovine di Corinium in Inghilterra portò alla luce l’iscrizione sull’intonaco pur apparendo in versione speculare quindi con Rotas.
Ad oggi le testimonianze più antiche portano direttamente tra i resti di Pompei dove nel 1925 e nel 1936 vennero rinvenuti esempi del suddetto quadro.
Sator Arepo Tenet Opera Rotas. Latino, certo. Tuttavia il termine AREPO non è strettamente latino. Alcune idee su tale parola fanno riferimento alle Gallie e nei dintorni di Lione ove esisteva un tipo di carro celtico che era chiamato arepos: si suppone allora che la parola sia stata latinizzata in arepus con funzione di ablativo strumentale.
La traduzione, quindi, porterebbe a: Il seminatore, con il carro, tiene con cura le ruote, della quale si cerca di chiarire il senso intendendo il riferimento al seminatore come richiamo al testo evangelico, sotto interpretazione di Jerome Carcapino.
Una interpretazione più semplice considera “Arepo”, invece, come nome proprio, da cui il significato diviene: Arepo, il seminatore, tiene con maestria l’aratro.
Di più. Nel quadrato di Trisulti, lo stesso Balbi ha aggiunto in calce “Ma il cambiar di natura è impresa troppo dura”, frase che apre ad altri e suggestivi misteri, tenuto conto degli altri affreschi dell’artista e della vita dello stesso ammantata di un’ulteriore incredibile velo di mistero che aggiunge fascino alla bellezza eterna, senza tempo, della Certosa di Trisulti.
Fonti:
Angolo di Hermes
Tesori del Lazio
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Domenica 2 aprile con Itinarrando & ViviCiociaria: nella caldera del vulcano laziale: tra Nemi e Castel Gandolfo, di laghi, borghi e vulcani. Per info e prenotazioni 380 765 18 94.

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lagoPer info e prenotazione obbligatoria: 380 765 18 94, domenica 2 aprile con Itinarrando & ViviCiociaria nella caldera del vulcano laziale, oggi uno dei luoghi più belli di tutto il Lazio.
Siamo nella zona dei castelli romani, spartiacque tra la cosiddetta un tempo campagna romana o Ciociaria e l’urbe eterna.
Da un lato Castel Gandolfo, la sua storia particolare, residenza papale e luogo di pace che sovrasta il placido lago di Albano sotto cui dorme la caldera del vulcano laziale.
Con Marco Occhipinti, geologo e nostro associato, vi sarà spazio per nozioni e notizie, passo dopo passo, su un vulcano considerato ancora attivo e, per questo, costantemente monitorato.
Attraverso una strada panoramica ci sposteremo con le auto percorrendo un itinerario AUTO-TURISTICO sicuramente degno di nota, raggiungendo così la poco distante e splendida Nemi del rituale del “bosco sacro”, affacciata su un più piccolo, ma pur sempre stupendo, lago sulle cui sponde insiste il museo delle navi romane.
Entrambi i borghi saranno visitati con la guida turistica Maria Strangolagalli. Pranzo a Nemi, per chi vuole a menù turistico in un ristorante, altrimenti al sacco o altrove.
Nel pomeriggio scenderemo al lago di Nemi, da lì visiteremo il Museo delle Navi e percorreremo il periplo del bacino per intero.
L’evento è riservato ai soci dell’Associazione Culturale ViviCiociaria per sapere come iscriversi contattare lo stesso numero: 380 765 18 94.
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