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Italia Archivi - Itinarrando

Se non “sali” a Monte Orlando, la bellezza di Gaeta per intero tu non puoi vederla.

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di Alex Vigliani

Tu la conosci Gaeta? Una delle città più belle d’Italia. La grandezza di questa cittadina che è mare e già sa un po’ di montagna, con gli Aurunci – illusione ottica – a tuffarsi nel suo mare, splendida perla da romanzo e attrice cinematografica con un passato a tratti tragico, un oggi spesso malinconico. Con le sue bandiere logore contrapposte. Quella italiana, per quel che vale, a puntare un orizzonte che Nazione non sa più essere, ammesso che l’abbia mai saputo fare. E un regno, quelle delle Due Sicilie, bandiera bianca ma non di resa, che pone lo sguardo rivolto a un passato che per alcuni non è mai troppo lontano.


Gaeta nel mezzo, presa di qua – presa di là – e ogni tanto travestita a stelle e strisce, contesa nel mezzo, vissuta da turisti di ogni dove e soldati americani, che sa già essere Napoli nei suoi vicoli, nel suo dialetto, nella sua bellezza. Lazio, sì, ma sfido voi a non trovarci già dentro il sole della Campania.
Eppure questa magnifica città tu non potrai mai conoscerla se non sali a Monte Orlando – nemmeno 200 m – poiché è lì, dall’alto, che vivi l’essenza di Gaeta. Guardando il centro storico da posizione predominante, scivolando nei bastioni difensivi dei borbone, strenua difesa fino alla fine del Regno che poi è principio d’Italia unita – e anche questa è storia nazionale.  Ai piedi – e poi dentro – al Mausoleo di Munazio Planco, mitico comandante e politico romano che lontano dal mare aveva trovato il suo Alfa e a Gaeta il suo Omega.
E ancora, camminando tra scorci unici, con il mare negli occhi, con il verde del promontorio nei polmoni giungere alla batteria anulare, entrare e percorrerla. Trovarsi di colpo nel ‘900, in una fortificazione militare utilizzata poi dai tedeschi, nata per essere superata dall’implementazione tecnologica nel campo dell’aviazione.


E allora, solo allora, scendendo da Monte Orlando, percorrendo ancora il sentiero e scendendo verso Gaeta, osservandola da ogni lato come farebbe il più innamorato degli uomini nei confronti d’una donna, ci si potrà tuffare di nuovo nel vociare del centro storico di Gaeta, nella sua storia a tratti moderna e per certi versi cristallizzata. Mangiare la tiella, innamorarsi altre mille e mille volte.

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Frosinone: ViviCiociaria ripulisce il sacrario agli eroi del Risorgimento e depone un mazzo di fiori.

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luigiangeloni2Lo avevamo promesso. Lo avevamo dichiarato nell’articolo apparso su L’Inchiesta che anticipava l’iniziativa “I passi carbonari” con Domenico Ricciotti, pronipote di Nicola.
Così nel pomeriggio di oggi 5 aprile, l’Associazione Culturale ViviCiociaria ha ripulito il sacrario agli eroi del Risorgimento sito in Piazza della Libertà, proprio davanti la Prefettura, togliendo con un pennello la terra che ormai copriva la lapide di Luigi Angeloni – cui putroppo mancano alcune lettere – posta a pochi metri di distanza dalla tomba di Nicola Ricciotti, entrambi eroi italiani nati a Frosinone le cui spoglie riposano sotto la terra del Sacrario.
All’interno dello stesso sono state tolte le erbacce e sporcizia di vario genere che avevano ridotto il Monumento a una discarica.
Sacchetti di plastica, sigarette che fumatori noncuranti gettano su quella sacra terra!
Ai nostri padri, ai padri del Risorgimento, agli eroi frusinati e ciociari dobbiamo rispetto, non può il Sacrario agli eroi del Risorgimento essere ridotto a una discarica o a un parcheggio, con la cattiva abitudine di porre le auto in prossimità di un monumento che dovrebbe essere sempre visibile per ricordare chi diede la vita.
Un monumento, tra l’altro, realizzato da Ernesto Biondi, altra eccellenza ciociara della cui morte oggi ricorre il centenario e che forse rappresenta una delle opere più belle dello scultore.

luigiangeloni3LUIGIANGELONI5

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Quando Ciociaria vuol dire Italia. Il risorgimento italiano ha occhi, viso e corpo di una donna ciociara.

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LACIOCIARAHAYEZdi Federica Michela Ricci – 
L’uso di affidare a sembianze umane la rappresentazione di un luogo, di una regione, di un fiume o di una città risale all’età greca. Donne con capo cinto di corone murarie o turrite e attributi atti a riconoscere più facilmente i luoghi impersonano alcune città antiche.
La personificazione nazionale in epoca risorgimentale non è più la dea distante e inespressiva, così appare nell’iconografia classica fino all’età napoleonica, ma si spoglia dei suoi attributi regali e diventa una fanciulla dallo sguardo fiero e triste insieme. 
E tra tanti artisti il pensiero corre  a Francesco Hayez, fervente patriota e caposcuola della pittura italiana dell’età romantica e risorgimentale, nelle cui opere si nascondono «oscuri» messaggi politici. È indubbio che Hayez, di padre francese e madre di Murano, sia stato plasmato dalle ambizioni indipendentiste dell’Italia ottocentesca, poiché  i 91 anni della vita del uomo hanno coinciso con la formazione dell’Italia unita, e tale evento politico ha non poco condizionato le scelte artistiche di questo pittore, pervaso nel profondo dallo spirito risorgimentale e patriottico tanto da suscitare gli entusiasmi di Giuseppe Mazzini.
A causa della censura, gli artisti più impegnati dovettero camuffare la propria fede patriottica trasferendo la valenza politica in metafore e allegorie. E così nella prima metà del 1800 la figura femminile iniziava a rappresentare i valori e gli ideali di un Romanticismo che in Italia diventa portavoce del pensiero risorgimentale e quindi l’idea di Patria.
E quale miglior musa se non la donna ciociara si presta ad incarnare questi ideali?
Le nostre ave con la loro bellezza ancestrale e gli abiti tradizionali a incantare artisti di ogni fama e bravura che nel loro Grand Tour su e giù per l’Italia si fermavano a riposare e ammirare quella che era la Campagna di Roma.
Le donne di Ciociaria trasformate in muse ispiratrici degli ideali patriottici.
Emblematico, di questo moto dell’anima è il dipinto della Ciociara che il maestro veneziano dipinge nel 1842 in cui l’artista prende una delle sue amate modelle, magari Carolina Zucchi probabile esponente della Carboneria femminile, e la adorna a rappresentare una bellissima donna, metafora dell’Italia – terra della bellezza, dell’arte e della cultura – seduta pensosa appoggiata al rudere antico che allude ai fasti di un glorioso perduto passato, mentre sullo sfondo emerge una natura mediterranea.
L’abbigliamento tricolore, verde la veste, bianca la camicia, rossi i coralli e i bordi della gonna. E nel lustro successivo gli stessi lineamenti li ritroveremo in altre due opere di Francesco Hayez, “Un pensiero malinconico”, e “La meditazione” raffigurazioni femminili rappresentanti l’Italia non ancora unita ma già esistente nel pensiero di un intero popolo che sogna di ritrovare la patria perduta.
 “Ella guarda, Ella tace, ma guardando e tacendo Ella parla”.

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Itinarrando. Il progetto in seno all’AssCulturale ViviCiociaria che guarda al di là dei confini ciociari

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logo itinarrandoPartiamo dal principio. Perché nasce Itinarrando, progetto in seno all’Ass.Culturale ViviCiociaria. Perché conoscere il proprio territorio è importante. Conoscere camminando. Conoscerlo a passo lento.
Come è importante, però, uscire dalla geo localizzazione e sapere partendo da un determinato punto cosa abbiamo intorno e quale fortuna mai troppo colta s’abbia nel vivere quasi al centro di un territorio ricco di bellezze e unicità.
Per dire. Abbiamo lo sguardo rivolto a Roma. Bellezza eterna. Ed è anche lì che andremo, magari nella ricerca di quei luoghi di interesse che attengono proprio alla nostra storia.
Ma abbiamo l’Abruzzo a due passi, la Campania poco distante, per non parlare dei sentieri già calcati nella provincia di Latina, in luoghi come Gaeta, in cui davvero lo sguardo si perde tra le mille e mille bellezze.
E poi farsi conoscere, farsi vedere, incontrare persone e portare in giro la conoscenza del nostro territorio. Farlo per promuovere quel passaparola che ancora oggi è alla base della promozione di prodotto o territorio che sia.
Sarebbe sciocco non cogliere l’occasione di conoscere Cori, Norma, Ninfa o Sermoneta, come sciocco sarebbe non sentirsi fortunati nel poter raggiungere da qui il viterbese o il reatino, fino alla vicina Umbria rivendicando un’associazione nata per valorizzare la Ciociaria (ma anche i ciociari).
Abbiamo strutturato questa nostra avventura nell’ottica del cammino. E il nostro cammino è la conoscenza. Apparirà banale ma chi ha sete di conoscere non può fermarsi né avere confini, tanto meno precludersi la voglia di muoversi.
Perché Itinarrando. Appunto perché per noi al primo posto c’è conoscenza e cultura e per noi il cammino è la conoscenza, guidata, attraverso percorsi tematici netti e ben distinti.
Chi è in itinere ha orizzonti aperti. Così come nella narrazione, di una terra o di un percorso, ci saranno sempre spunti di dibattito e conoscenza.
Grazie a chi ci segue, grazie a chi vorrà farlo.

logo vivi ciociaria 2017 (1)

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Un ciociaro in volo su Vienna con D’Annunzio e poi alla conquista del Polo Nord

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vincenzopomellaselia2
“Un uomo è vento quando vola” cantavano i pooh ne “L’anno, il posto, l’ora” raccontando di un uomo, un pilota, che eroico nel suo dipartire, trasvolava il polo ripensando a casa e al suo bambino mentre ormai la sua ora era di certo già segnata.
E sembra quasi parlare di Vincenzo Pomella, ardito dell’aria, che dalla terra ciociara – o del BassoLazio che dir si voglia – di Sant’Elia Fiumerapido divenne motorista dirigibilista ma, soprattutto, fu sempre segnato dall’irriverenza eroica di alcuni uomini di coraggio.
vincenzopomellaseliaVeloce, caparbio, spregiudicato e avventuriero come tanti di quegli anni, nel 1915 partì volontario per il fronte della Grande Guerra, ma preso da impeto bellico, lanciatosi sprezzante del pericolo contro il nemico, restò ferito a una gamba, quindi esentato dalla prima linea e inviato al convalescenziario militare istituito presso il Palazzo Quirinale.
Dichiarato inidoneo alla fanteria chiese di entrare nel Genio Aeronautico di Torino, dove frequentò un corso per motorista.
Ma lo spirito eroico del Pomella non venne per nulla lenito dalla vita accademica, quindi il 9 agosto 1918 fece parte della squadriglia agli ordini di Gabriele D’Annunzio e nell’equipaggio dello stesso vate e di Fulco Ruffo di Calabria che volò su Vienna lanciando circa 50.000 volantini.
Assegnato successivamente allo Stabilimento Costruzioni Aeronautiche di Roma fu notato dal generale Umberto Nobile che lo volle nella sua squadriglia.
Tuttavia nel 1926 si fa ancora notare per un altro atto eroico che gli valse una medaglia. Mentre il dirigibile “N 1” era in allestimento sul campo di Ciampino, una raffica di vento ruppe le funi di ormeggio e spinse lontano, sul Tirreno, il dirigibile con tre uomini a bordo. Sfidando le avversità, il Pomella scese dalla navicella di comando a quella di poppa, avviò il motore rendendo così possibile la manovrabilità del dirigibile che fu riportato a Ciampino dal capotecnico Cecioni.
Il suo coraggio, la sua fama, lo sprezzo del pericolo, gli valsero la chiamata dal Generale Umberto Nobile il quale lo volle, al suo fianco, per la prima spedizione al polo Nord agli ordini del norvese Roald Amundsen.
Giunto sul Polo Nord il 12 maggio, il dirigibile si diresse poi verso gli USA acclamati dalla folla in festa.
Dopo l’impresa portata a termine con successo, il 14 aprile 1928, partecipò anche alla seconda spedizione, stavolta tutta italiana con a capo Umberto Nobile. Il “Dirigibile Italia” partì da Milano. Poco più di un mese dopo, il 23 maggio, l’aeronave sorvolò il Polo Nord più e più volte. Ma è il 25 maggio del 1928, sulla strada del ritorno, che il destino attendeva Pomella e i suoi.  Come nella canzone dei Pooh, il dirigibile perse quota lentamente, toccò le vette ghiacciate e si schiantò tragicamente uccidendolo sul colpo.
Alex Vigliani

 

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