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Guerra Archivi - Itinarrando

11 settembre ’43. Il giorno in cui Frosinone venne distrutta.

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133 Distruzioni arrecate dai bombardamenti nell'ultima guerrDi Alessandro Vigliani 
Era l’11 settembre 1943. Nel mondo imperversava il secondo conflitto, quello che stava facendo impallidire per perdite e crudeltà le già terribili stime della grande guerra del ’15 – ’18.
Frosinone, città Capoluogo che non aveva conosciuto in quel momento né morte né distruzione, si ritrovò sotto i pesanti bombardamenti che, nella strategia americana dovevano colpire Casilina e Aeroporto, ma che, invece, oltre ai “target” già menzionati andarono a distruggere il centro abitato.
I quadrimotore dei bombardieri presero d’assalto Frosinone. Intorno alle 21.00 cominciò la distruzione del piccolo centro abitato. Le bombe caddero favorite dal buio.
Qualcuno assistendo da Veroli alla distruzione racconterà di fumo e fiamme provenire dalla collina del Capoluogo. Tuttavia al mattino la città distrutta e ferita vedrà nel Campanile il simbolo di una resistenza di vita e una voglia di ricostruzione che sarebbe andata ben oltre i lutti della guerra.
Il Campanile era in piedi, ultimo baluardo a testimoniare il carattere coriaceo dei ciociari che a Frosinone come in tutto il BassoLazio la tragedia bellica aveva scalfito ma non fiaccato.
Giorni addietro ho “intervistato” mio nonno, Enrico Vigliani figlio di Gaspare e Ada Sinibaldi, abitante di Colle Campagiorni. Mi ha raccontato che passò la notte fuori casa e da San Liberatore assistette al bombardamento. Tornando di corsa verso casa con il fratello pregò ansimante di trovare la madre in vita. Una speranza, però, che si faceva sempre più fioca mentre si avvicinava alla città, perché all’altezza di Sant’Antonio trovarono l’attuale Corso della Repubblica completamente invaso di calcinacci e distruzione. Le case l’una sull’altra, piegate, mi ha detto – e lo dice ancora – proprio così mio: piegate sulla strada. 134 Distruzioni arrecate dai bombardamenti nell'ultima guerr
L’accesso alla città era difficile. Talmente complicato che nemmeno i mezzi canadesi riuscivano a passare e dovettero penare non poco per liberare le strade mentre il genio indiano faceva saltare delle case per aprirsi la strada sull’attuale Fosse Ardeatine.
Mio nonno e i miei prozii si mossero in direzione Colle Campagiorni arrampicandosi sulle grandi macerie, superando i posti di blocco della polizia militare con l’agilità incosciente della giovane età aiutata dal non sapere. I tedeschi in ritirata, ma questo un bambino non poteva saperlo, avevano aspettato i canadesi.
Passando in quei luoghi di distruzione videro quegli angoli che fino a pochi giorni prima erano le ambientazioni di tutti i giochi che i bambini, nonostante la guerra, facevano.
Risalirono, si addentrarono nel fitto reticolo di strade del centro storico ora divenute una sorta di confuso esercizio stilistico – pittorico di Escher.
Giunsero dinanzi casa di “Sora Ada”, così la mia bisnonna era chiamata. Incredibilmente, tra cumuli di macerie, l’abitazione era rimasta in piedi. Sull’uscio la mia bisnonna ad attenderli, ritta come il Campanile, pronta a riabbracciare i propri figli.
Non fu quell’abitazione, in verità, l’unica a resistere alla furia delle bombe. Il già citato campanile e la chiesa di Santa Lucia, benché danneggiata, resistette. Anche la Cattedrale di Santa Maria ebbe fortuna nonostante i danni. Il palazzo della Prefettura venne sventrato per metà, oggi la parte ricostruita si può vedere bene. Ara Priora, la vicina Caserma dei Carabinieri, quartieri interi, invece, vennero spazzati via. 82 bombardamenti renderanno Frosinone il Capoluogo di provincia più bombardato ma non il più ricordato, non quello che racconterà mai troppo questa vicenda.
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Domenica 14 maggio, Colleferro sotterranea: visita ai rifugi antiaerei

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colleferro 14 maggio copy
Per info e partecipazione: 380 765 18 94
Domenica 14 maggio ore 9.30 – Colleferro
A Colleferro nei bunker sotterranei della Seconda Guerra
Mondiale, antiche cave di pozzolana poi riutilizzate come riparo dai bombardamenti del conflitto bellico.
Scenderemo diversi metri sottoterra nei luoghi in cui sono nati bambini e la vita andava avanti al riparo dalle bombe e dall’infuriare della battaglia.
Visita al museo marconiano con pezzi rari e meno rari della storia delle radio comunicazioni. Un luogo unico nel suo genere, aperto eccezionalmente per gli associati di ViviCiociaria & Itinarrando.
All’ora di pranzo ci recheremo allo Street Food in programma a Colleferro, dove i partecipanti avranno convenzione con alcuni stand.
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Domenica 26 marzo, sentieri di guerra: Monte Cairo, tra le postazioni tedesche. Per info e prenotazioni 380 765 18 94.

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sentieri guerra copy
Sentieri di Guerra, Monte Cairo, la cima ventosa da cui i tedeschi tennero sotto tiro gli alleati durante la seconda guerra mondiale.
La vetta del Cairo si eleva alle spalle di Montecassino, 1669 metri. Per giungervi il sentiero è agevole, lungo il percorso ancora visibili le testimonianze della battaglia, con ricoveri scavati nella roccia dai soldati tedeschi e osservatori, facenti parte della linea di fortificazione attraverso cui i soldati tedeschi riversarono la loro potenza di fuoco contro gli alleati.
Domenica 26 marzo, Sentieri di Guerra, Monte Cairo.
Difficolta: escursionistica. 700 metri di dislivello.
Sentiero da Terelle a Monte Cairo.
Equipaggiamento di media montagna: zaino, scarpe da trekking OBBLIGATORIE, guanti, cappello, abbigliamento a strati, pranzo al sacco, mantella antipioggia, snack.

Per info e prenotazioni 380 765 18 94.

*L’evento è riservato ai soci dell’Associazione Culturale ViviCiociaria.

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Ciociaria: è arrivata l’ora di dichiarare guerra a chi distrugge la nostra terra.

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marcellofavaMentre taluni discutono su Ciociaria sì, Ciociaria no, su quali siano i confini reali di questo territorio, se possibile frazionandolo e ancor più nelle tante, troppe, divisioni campanilistiche interne, i soliti criminali che da tempo violentano e stuprano questa terra continuano nel loro proposito.
Il problema, dunque, non è comprendere perché sul piano dello sviluppo turistico vi sia una totale cecità che passa anche, e soprattutto, dai cittadini stessi, piuttosto quello di definire un territorio che, piaccia o non piaccia agli amanti dei confini geo politici, non ha bisogno di divisioni ma di compattezza, unità di intenti, di capire quali siano i nemici veri e affrontarli una volta per tutte.
Nemici come quelli che hanno appiccato il fuoco alla riserva di Posta Fibreno, poiché il dolo sembrerebbe essere accertato. D’altronde un paio di giorni fa già era circolata qualche foto di un focolaio. L’intervento tempestivo dei vigili del fuoco, però, aveva scongiurato il peggio. Solo una piccola porzione, un danno comunque inaccettabile!
E oggi il piromane, l’infame mano criminale ha concesso il bis. E allora ecco di nuovo l’incendio a divorare stavolta una porzione ben più grande.
Sul gruppo fb ViviCiociaria gli utenti Marco Belli e Francesco Margheriti raccontano in diretta con foto e video. Le immagini strazianti mostrano colonne di fumo nero alzarsi dal canneto di Posta Fibreno mentre le fiamme divorano ampie porzioni della staccionata messa a delimitare il percorso turistico intorno al lago.
Un fuoco che è una ferita che fa male. Un incendio di quelli, come tanti, troppi, attraverso cui mani criminali di infami bruciano ettari di terreno e la bellezza naturalistica della Ciociaria tutta per propri scopi personali.
Difendiamola: è LA NOSTRA TERRA.
Ed è giunta l’ora di dichiarare guerra a chi la distrugge, inquina e violenta.

foto: Marcello Fava.
Alex Vigliani

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Montecassino distrutta per un errore di traduzione?

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montecassino3Montecassino distrutta per un errore di traduzione?
Una teoria che circola da qualche anno, apparsa in un articolo del 5 aprile 2000 su Repubblica e sul Portale del Sud.
Era il 15 febbraio 1944.
“Com’era possibile permettere che restasse in piedi una simile struttura, dominatrice del campo di battaglia? L’abbazia deve essere distrutta”. Generale inglese Alexander.
L’abbazia di Montecassino, vuole una teoria, sia stata distrutta da un errore di traduzione. E fu di certo l’errore più grave quello di distruggere l’abbazia. Un crimine artistico. Un errore tattico e militare che costerà un tributo altissimo di sangue per le forze alleate. Tra le macerie i soldati tedeschi, che prima erano posizionati nelle colline intorno all’Abbazia, troveranno riparo e posizioni più privilegiate atte a tenere sotto tiro gli “attaccanti”.
La distruzione del monastero fondato da San Benedetto nell’Alto Medioevo fu chiesta a gran voce dal generale Bernard Freyberg, comandante del corpo d’armata neozelandese quando chiamato ad attivarsi fece notare come i tentativi di attacchi precedenti non fossero andati a buon fine. Il curriculum di quell’azione militare, d’altronde, parlava chiaro. La Texas completamente distrutta sul Fiume Rapido. I tentativi fin d’allora falliti e l’impasse dei soldati alleati che continuavano a cadere sotto il fuoco incrociato dei tedeschi.
Far morire altri soldati? Dato per scontato che lì nell’Abbazia vi fossero tedeschi asserragliati, lo stesso ne chiese il bombardamento e quindi la distruzione. Lo stesso Freyberg, poi, dopo aver ottenuto non apprezzabili risultati con il bombardamento di Montecassino, chiese un attacco frontale e un bombardamento su Cassino.
Alla vigilia del 15 febbraio, c’erano nei pressi dell’abbazia soltanto tre soldati tedeschi di guardia, incaricati proprio di interdire l’accesso alle truppe naziste come da accordi tra l’altro non unici nella storia della guerra.
Arriviamo all’errore. L’intercettazione radio. La conversazione tra due gruppi di soldati tedeschi recitava “Wo ist der Abt.? Ist er noch im Kloster?”.
Eccolo l’errore. L’ufficiale dell’intelligence inglese infatti tradusse “Dov’è il gruppo? Sempre nel convento?” pensando che l’abbreviazione “Abt.”, corrispondesse al vocabolo femminile tedesco abteilung, la cui traduzione è battaglione.
Niente di più sbagliato, ovviamente. L’abbreviazione di abt era abate, che è di genere maschile.
E questo diede quantomeno più concretezza alle richieste di Freyberg.
Secondo l’opinione del generale inglese Alexander e di quello neozelandese, il bombardamento aereo sull’abbazia avrebbe disorientato il nemico e agevolato la manovra a tenaglia effettuata dai soldati indiani da una parte, sulla collina posta a destra del fronte, e da quelli neozelandesi nell’abitato di Cassino.
Scherl Bilderdienst Der Heldenkampf von Cassino. Wenn der Gegner glaubt, mit dem Übergewicht seiner Flugzeuge und schweren Waffen die deutschen Linien in Cassino eindrücken zu können, so hat er nicht mit der kämpferischen Überlegenheit und dem beispiellosen Heldenmut der deutschen Fallschirmjäger gerechnet, die jede Ruine zu einer Festung, jeden Trichter zu einem Widerstandsnest machen, das sie nicht nur verteidigen, sondern aus dem heraus sie immer wieder zu Gegenstössen ansetzen. PK-Kriegsberichter Luethge 1.4.1944 [Herausgabedatum]

PK-Kriegsberichter Luethge 1.4.1944 [Herausgabedatum]

La mattina del 15 febbraio, gli aerei alleati decollarono attorno alle 9,00 dagli aeroporti di Napoli e Foggia. 142 quadrimotori, le celebri fortezze volanti B 17, che lanciarono su Montecassino e sulla città sottostante 450 tonnellate di bombe esplosive e incendiarie da alta quota. Una seconda ondata di altri 118 B 17 colpì ancora il monastero e sventrò la martoriata Cassino. Completarono l’opera altri attacchi condotti da bimotori B 25, B 26 e A 36 che sganciarono gli ordigni a un’altezza più bassa. In totale, furono 776 gli apparecchi impiegati. A mezzogiorno e mezzo, ben 746 pezzi di artiglieria vomitavano fuoco sulla cittadina laziale, disintegrandola completamente: il cannoneggiamento cessò soltanto nel primo pomeriggio.
Il bombardamento creò macerie che allora sì, vennero occupate dai tedeschi. Che disposti in posizione strategica cominciarono, quasi per nemesi a falcidiare le truppe alleate le quali si ritrovarono sì, in superiorità numerica, ma sotto il tiro incrociato delle MG 42.
Le perdite alleate dopo la prima giornata di battaglia ammontavano a 16 ufficiali e 162 soldati senza tra l’altro che il sacrificio fosse stato supportato da risultati apprezzabili.
Nei giorni successivi I soldati maori lasciarono 130 uomini sul campo. Gli indiani 196. Gli altri battaglioni di gurkha persero 250 soldati, senza conquistare un solo centimetro di terreno.
Tutta la divisione indiana dovette retrocedere sulle linee di partenza. Così era terminato in un fallimento l’assalto effettuato dopo il bombardamento aereo tanto desiderato da Freyberg.
Le perdite complessive alleate nel periodo gennaio-marzo ammontarono a 52.130 uomini.
Gli americani avevano avuto 22.219 caduti, i britannici 22.092, i francesi 7.241 mentre gli italiani del corpo di liberazione (che combattevano al fianco degli inglesi) 398.
Fonte: ilportaledelsud.org
Fonte: repubblica – 5 aprile 2000 Pico Floridi
Fonte: Inferno a Cassino

Alessandro Vigliani

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Di profughi istriani in Ciociaria e BassoLazio e di ciociari infoibati.

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esulegiuliana“Come vorrei essere un albero che sa dove nasce e dove morità” cantava così Sergio Endrigo, nato a Pola e costretto a lasciar la sua terra nel 1947 in una canzone talmente struggente da farsi carne.
Il dramma degli infoibati, quelli che non videro futuro, il dramma degli esuli, quelli che il futuro lo cercarono lasciando purtroppo la terra natia consacrata al suolo italico, ma di colpo non più del Belpaese.  
Siamo nel 1945. Epurazioni, occupazioni militari e il passaggio di quelle terre alla Jugoslavia portano tanti italiani a svegliarsi stranieri in casa propria.
Mentre a Bologna, il treno degli esuli, vede lo scherno e il disprezzo di alcuni cittadini che addirittura disperdono gli alimenti destinati agli istriani giuliano dalmati, la Ciociaria come tutto il BassoLazio (Gaeta e Latina in prima fila) si dimostrano terra d’accoglienza.
Uomini, donne, bambini. Intere famiglie vengono sistemate nella struttura delle Fraschette, là dove già alcuni abitanti di quelle zone, ancor prima dell’epopea delle vittime dell’esodo, erano stati “ospitati” durante la guerra, considerati “allogeni” italiani della Venezia Giulia, della Slovenia e della Croazia. Considerati cittadini italiani “diversi”, inseriti dal Fascismo in un dubbio processo di assimilazione.
Imprecisato comunque il numero degli esuli che trovano sistemazione nel campo sito nei pressi di Alatri. Pochi quelli ospitati a Frosinone in zona scalo, molti di più a Latina – nel nuovo quartiere denominato Villaggio Trieste – e a Gaeta che si dimostra realtà capofila nell’accoglienza. Nella città costiera tante le interazioni tra le popolazioni locali e gli esuli, così come anche ad Alatri dove nasce una profonda solidarietà con quelle popolazioni vittime di riflesso degli sconvolgimenti della seconda guerra mondiale.
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Il campo delle Fraschette

 

Dal centro studi cassinati, in merito a quei giorni, la testimonianza di Attilio de Arcangelis originario di Arpino che fatto prigioniero dai tedeschi viene rinchiuso nel carcere di Pola da dove evade nell’aprile del 1945.  Il 14 maggio, però, viene catturato dalla milizia slava. E racconta che dopo un’altra settimana di carcere, il 20 maggio aveva dovuto camminare fino a Fasana per imbarcarsi al mattino presto sulla motocisterna ‘Lino Campanella’. Arrivato nei pressi del canale Area la nave aveva sbattuto contro una mina. Quindi ognuno degli occupanti aveva cercato di salvarsi come poteva. Mentre erano in mare, però, i partigiani titini di scorta li avevano mitragliati ammazzandone una ventina.
Nello stesso articolo, pubblico i nomi di quegli uomini di Ciociaria che hanno condiviso lo stesso triste destino comune a tanti cittadini istriani:
Emilio Adamo, agente di pubblica sicurezza nato a Ripi, arrestato e scomparso il 3 maggio 1945
Adamo Adamo, agente di pubblica sicurezza nato a Ripi, scomparso il 19 maggio 1945
Loreto Massimi, bersagliere, nato a Frosinone, scomparso il 19 maggio 1945
Adriano Raimondo, finanziere, nato a Coreno Ausonio, scomparso tra il ’44 e il ’45.
Angelo dell’Orco, agente di pubblica sicurezza nato ad Alatri, scomparso il 3 maggio 1945.
Gerardo Savo Sardaro, agente di pubblica sicurezza, di Torrice, arrestato e scomparso il 1 maggio del ’45.
Francesco Sperduti, agente di pubblica sicurezza, di Frosinone, soppresso il 14 giugno 1945.
Ruggiero Travaini, bersagliere, nato in provincia di Frosinone, scomparso nei primi giorni del maggio ’45.
Umberto Zaino, agente di pubblica sicurezza, di Broccostella, arrestato e ucciso nel maggio ’45.
Federico D’Acierno, tenente dei carabinieri, di Fondi, scomparso nel maggio del ’45.
Ernesto Ricci, carabiniere, di Sezze, arrestato e scomparso il 3 maggio 1945.
Felice Gavallotti, di Arpino, ingegnere a Udine, scomparso il 2 dicembre del ’44.
Quest’ultimo però figura nella lista degli “scomparsi prima del 1 maggio 1945”.
Articolo: Alex Vigliani
Un ringraziamento a Marco Occhipinti per il supporto.
Fonti:
Le fraschette di Alatri, Mario Costantini – Marilinda Figliozzi
Historiamilitaria.it
http://ricerca.gelocal.it/messaggeroveneto/archivio/messaggeroveneto/2006/03/09/PN_09_SEE1.html
www.diecifebbraio.info
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