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Colleferro Archivi - Itinarrando

Il sacco della Valle. Storie di ordinario inquinamento e lotta quotidiana a Colleferro. L’ora di dire basta è arrivata?

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Di Alessandro Vigliani

Il sole è alto ma non scalda. Dicembre. L’inverno è arrivato. A mitigare l’effetto delle correnti fredde, un ceppo acceso riscalda e ricostruisce la tradizione natalizia che vuole un grosso ciocco a bruciare per tutto il periodo di Natale.
Colleferro, nell’anno 2017 del Signore, è il quartier generale del dissenso, in questo momento il cuore della protesta di una città che è diventata Capoluogo di una rivendicazione: il diritto a vivere bene e in salute nella Valle Del Sacco. Una striscia di terra che passa in mezzo a due province, la cui storia è scritta nel nome del fiume che si porta appiccicata addosso.
Era post moderna, quella del Rumore Bianco di De Lillo, quella del dopo industrializzazione. Valle del “sacco”. Il sacco, sì, quello compiuto ai danni delle terre, quello compiuto ai danni di uomini e donne costretti a respirare veleni dalla progressiva industrializzazione di una zona che per tanti anni non ha avuto controlli, regolamentata unicamente da malaffare e interessi economici.
Da circa un mese in via Romana, davanti la chiesa di San Gioacchino, c’è una tenda. Un presidio stabile di una mobilitazione partita dal basso. Non sigle, ma uomini e donne, individualità riunitesi in un unico movimento: RIFIUTIAMOLI. Con loro anche il sindaco di Colleferro, evidentemente anch’egli stanco di passare per il primo cittadino di un luogo deputato ad accogliere l’immondizia di Roma. Il sindaco, proprio lui, ha preso ufficio lungo la strada che conduce agli inceneritori.
Il messaggio è chiaro.
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A me gli onori di casa li fa Roberto. Uno che ha le idee chiare, che sa comunicare, dotato di dialettica e sintesi. Tradisce un accento marcatamente lombardo. Ci scherza su. Dice che tanti anni fa si è innamorato di Colleferro. C’erano le fabbriche, c’era la valle – quella del Sacco -, c’era l’inquinamento. Si è sentito subito a casa. Come a Milano.
Con lui, seduta quasi di fronte, c’è Lisa. Rappresenta le mamme di Colleferro. Mamme e terra. Archetipi cari alla Valle del Sacco, tradizione agro pastorale e riti ancestrali.
La tenda non è spoglia. Anzi, qui si respira aria di casa. C’è più Natale qui che tutto intorno all’inceneritore. C’è l’albero di Natale, i panettoni, qualcuno porta delle casse di agrumi. Qualcuno chiede chi si fermerà a pranzo. Lo chiedono anche a me. Spaghetti aglio e olio, momenti conviviali che conosce bene chi condivide una lotta. Quella solidarietà fraterna che nasce alla luce del lume di un obiettivo da raggiungere.
Con Roberto e Lisa, a registratore spento, parlo a ruota libera. Il video, quello della diretta invece, lo trovate su facebook sulla pagina dell’Associazione Culturale ViviCiociaria. Mi spiegano che qualche passo è stato fatto. Innanzitutto la mobilitazione. Scoprire che tanti sembrano essersi finalmente risvegliati. Incazzati, per meglio dire.
E poi il 5 dicembre scorso, il fatto che mediaticamente ha avuto più rilevanza. Tuttavia se una foto cristallizza un momento, il gesto crea un’analisi. Fermare un camion è stato bloccare qualcosa in più di un carico. Ciò che è stato fatto è alzare l’asticella della protesta. E se la foto del sindaco Sanna steso a terra ha fatto il giro dei social, quel che davvero conta è che con lui ci fosse “Rifiutiamoli” e con il movimento tutti i cittadini di Colleferro e di parte della Valle del Sacco, le associazioni e i rappresentanti di Valmontone, Labico, Paliano, Piglio, Serrone, Genazzano, segno di una presa di posizione che non è più relegata alla solitudine di pochi.

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Il dissenso, quello vero che nasce dal basso, cresce. Ma non basta, perché il pericolo è dietro l’angolo, tanto vicino quanto la distanza che intercorre tra il presidio e gli inceneritori posti poco più in alto rispetto alla tenda. E poi c’è quel terreno recintato, ed è proprio lì, subito dopo la chiesa di San Gioacchino, che all’interno insiste una zona che gli abitanti del luogo chiamano “Fosso Cupo”. Lì, dove vennero sversati rifiuti tossici, poi ritrovati quando ormai il terreno era già veleno.
Luoghi di un archetipo chiamato Sacco. Il sacco della Valle.
Roberto parla, spiega quale sia la situazione, le contraddizioni in termini. Io gli dico di Ceccano, della poca partecipazione della Valle del Sacco al di qua, quella della provincia di Frosinone. Parlo con Lisa e le dico dei bimbi ricoverati, delle analisi, degli odori nauseabondi. E lei mi racconta della situazione di Colleferro.
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“Nessuno lo dice, nessuno lo racconta”. Un ritornello che viene fuori un paio di volte. E che fa male perché parla di un’omertà che vuol dire avvelenamento.
Dico che questa terra con la nostra associazione la promuoviamo, certo, ma non possiamo far finta di niente. Che promuovere un territorio è difenderlo. Proprio come fanno loro che sono il simbolo di un’idea, di una mobilitazione, di una difesa. Il recupero di un orgoglio che è anche appartenenza a un comparto territoriale massacrato e distrutto, i cui abitanti sono stati sradicati perché ingombranti dinanzi all’impianto di industrie e inceneritori.
L’adagio è sempre lo stesso. Potresti fuggire, andare via, spostarti altrove. Ma qui non ci si sposta di un metro: la mia terra, il mio vissuto, la mia casa. Difendo ciò che sono.
Non mi accorgo nemmeno che passano due ore e che in due ore non ho detto loro ancora “grazie” per quello che fanno. Perché la loro battaglia è anche la mia, o meglio, è anche per me. Per me e per i miei concittadini distratti. Una battaglia che è una scossa elettrica che nasce in una città, certo, ma che è solo un paradigma di una lotta che abbraccia un territorio intero e che come il Sacco, il fiume avvelenato che trasporta Beta HCH e a sua insaputa da vita si è trasformato in morte, si spera un giorno si trasformi in rabbia longitudinale e diretta, da un capo all’altro della valle dietro l’esempio di Roberto, di Elisa e di tutti gli uomini e le donne che anche mentre scrivo, anche mentre cerco di non dilungarmi troppo, stanno urlando “ORA BASTA”.
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Domenica 14 maggio, Colleferro sotterranea: visita ai rifugi antiaerei

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colleferro 14 maggio copy
Per info e partecipazione: 380 765 18 94
Domenica 14 maggio ore 9.30 – Colleferro
A Colleferro nei bunker sotterranei della Seconda Guerra
Mondiale, antiche cave di pozzolana poi riutilizzate come riparo dai bombardamenti del conflitto bellico.
Scenderemo diversi metri sottoterra nei luoghi in cui sono nati bambini e la vita andava avanti al riparo dalle bombe e dall’infuriare della battaglia.
Visita al museo marconiano con pezzi rari e meno rari della storia delle radio comunicazioni. Un luogo unico nel suo genere, aperto eccezionalmente per gli associati di ViviCiociaria & Itinarrando.
All’ora di pranzo ci recheremo allo Street Food in programma a Colleferro, dove i partecipanti avranno convenzione con alcuni stand.
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La Colleferro sotterranea: quella dei rifugi antiaerei.

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— di Alessandro Vigliani
La prima volta che sento parlare di una Colleferro sotterranea è qualche mese fa. Un articolo su cronache cittadine parla di rifugi antiaerei e di luoghi ipogei in cui l’uomo, nonostante la guerra, provava a ricercare comunque una propria parvenza di normalità.
Così poco tempo dopo, ospite a Colleferro, mi trovo ad ascoltare i racconti di Renzo Rossi, l’uomo che più di tutti, ha dato per la riscoperta e la valorizzazione dei rifugi antiaerei di Colleferro, un tempo cave di pozzolana, divenute poi giacigli e luoghi in cui vivere al riparo dalle bombe.
Scopro così che Colleferro è una città particolare. Di fondazione, sono sicuro io. Eppure no. La verità sta nel mezzo. Una storia legata a zucchero che diventa polvere da sparo, metafora del cambiamento dello zuccherificio in polveriera nel lontano 1912 che porterà la nascita di nuclei di case, addirittura una chiesa, portando la città a una espansione che ne decreterà l’autonomia amministrativa.
Una città abitata da diverse alterità giunte da tutta Italia, consacrata al fuoco di Santa Barbara e a cui deve forse tutta lacolleferrosotterranea2 storia che sto per raccontare. Perché, come in un mosaico dove tutte le tessere sono legate strette strette tra loro, vengo a sapere che le cave di pozzolana, divenute poi rifugi anti aerei, erano state scavate per ricavare materiale di costruzione per i villaggi degli operai che nella polveriera erano andati a lavorare.
Una connessione che pone la vita di quella Colleferro in un quadrato drammatico ma a lieto fine, perché in quei cunicoli scavati, quasi 10 chilometri divisi in tre blocchi differenti con più di 20 accessi in tutta la città, la vita andrà avanti mentre fuori le linee di comunicazione, la Casilina e altri luoghi strategici importanti, venivano bombardati (Colleferro non era ancora segnata nemmeno sopra le cartine, anche per garantire la continuità produttiva della polveriera che, altrimenti, sarebbe stata obiettivo sensibile).
colleferrosotterranea3Tuttavia le bombe cadevano. E causavano danni. Provo solo a immaginarli quegli uomini, quelle donne a diversi metri nel sottosuolo. Il cuore pesante, l’animo inquieto, la sensazione strana della luce negli occhi quando, da quei cunicoli, comunque si riusciva “a riveder le stelle”.
E in questo percorso sotterraneo, in cui mi sento guidato in un mondo ipogeo di dantesca memoria da un Renzo emozionato da cui traspare la voglia di raccontare, di far conoscere questa e altre mille storie, d’un tratto, guardando dentro gli angoli più nascosti mi sembra di vedere bambini nati e battezzati, matrimoni celebrati, di una vita “altra” che scorre normale mentre sopra imperversa l’infuriare cieco dei drammi di metà novecento.  E il silenzio tutto intorno sa di emozioni, di vita umana, di vita vissuta. Un silenzio pregno di parole e suoni, di ricordi che posso solo immaginare e che, scopro invece, siano stati trasportati a me sopra la macchinina giocattolo di un bambino. Quella ritrovata nei cunicoli scuri, rischiarati dalla luce talvolta fioca ma pur sempre viva della speranza.
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Sabato e domenica 13 – 14 maggio: il festival dello StreetFood cui collabora anche ViviCiociaria, sbarca a Colleferro per la seconda edizione!

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festivalcolleferro10Sabato e domenica 13 e 14 maggio
dalle 12.00 alle 24.00
Corso Filippo Turati, Colleferro
Festival dello StreetFood e dell’Artigianato.

Il conto alla rovescia per la seconda edizione del Festival dello Street Food in programma a Colleferro, Corso Filippo Turati, i prossimi sabato 13 e domenica 14 maggio è cominciato. Ormai tutto pronto, definita la line – up delle serate, di artisti, presenze eccezionali e spettacoli.
Dalle 12 alle 24, due giorni no stop. TTS, Typical Truck StreetFood, format dell’Ass.Culturale Omniart. Un grande spettacolo nello spettacolo di truck apecar e stand cucina che punta a migliorare lo strepitoso successo di pubblico dell’edizione scorsa che vide quasi 20.000 persone riversarsi nel centralissimo Corso Filippo Turati.

Che edizione sarà. Intanto con artisti affermati capaci di incantare qualsiasi tipo di pubblico: parliamo del Circooltura, equipe di circensi di fama internazionale le cui performance strabilianti renderanno ancor più magiche le serate.
E poi musica, tanta: sabato 13 ore 21:00 si esibiranno i mitici The Bakers, mentre domenica 14 sarà la volta degli Original Pulp Project. Animazione e attività per bambini durante i due giorni. Domenica mattina e pomeriggio, per la gioia dei più piccoli, verrà allestito un piccolo teatro dove verranno interpretate le piú famose fiabe Disney.
Artigianato di qualità e tanto tanto tanto cibo di strada di qualità per un evento unico nel suo genere!
Diffidate dalle imitazioni, ingresso gratuito!
Non mancate!

Sabato e domenica 13 e 14 maggio
dalle 12.00 alle 24.00
Corso Filippo Turati, Colleferro
Festival dello StreetFood e dell’Artigianato.

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Si scaldano i motori per il festival dello street food di Colleferro: 13 e 14 maggio!

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festivalcolleferrodausareNon conosce sosta il grande circus del TTS – Typical Truck Street dell’Ass.Culturale OmniArt, il festival dello street food che dopo aver conquistato Anagni, con un incredibile bagno di folla, giusto il tempo di ripartire e già punta deciso verso Colleferro.
Data di arrivo della carovana del gusto: 13 e 14 Maggio nel centralissimo Corso Filippo Turati dove, patrocinata dal comune di Colleferro, avrà luogo la seconda edizione di una kermesse che alla prima colleferrina portò in strada quasi 20.000 persone e che – marchio di fabbrica – opera ormai a 360 gradi per garantire sì, il meglio del cibo di qualità, ma anche artigianato, intrattenimento, cultura e promozione del territorio attraverso azioni sinergiche
capaci di mettere in correlazione diverse anime associative e non.
Un cartello fitto di eventi e tante novità per questa seconda edizione. Dalla disposizione delstreet2 palco ai venti simpatici truck – food provenienti da tutta Italia: furgoncini, apette, truck e roulotte vintage per farvi assaporare il meglio del cibo di strada italiano e non. Non mancheranno i famosi e gustosi stand cucina che proporranno i prodotti del loro territorio. E poi artigianato con la presenza di 50 artigiani che usciranno dalle loro botteghe per presentarvi le loro
idee creative.
La sera concerti sul palco con gli Original Pulp Project e i The Bakers, animazione per bambini e soprattutto la
presenza di un teatrino dove verranno interpretate le pi famose fiabe disney e che, siamo sicuri, farà la gioia dei più piccoli. E ancora trampolieri, giocolieri, gruppo folk e bande drum and brass.
Importante poi, l’apertura dei siti sotterranei di Colleferro, rifugi della seconda guerra mondiale con un evento cui prenderà parte anche l’Ass.Culturale ViviCiociastreet1ria & Itinarrando ormai partner abituale di OmniArt.
I partecipanti potranno così conoscere anche la parte turistica di una cittadina che sa stupire.
Che dire ancora. Un evento per la famiglia, un evento per tutti, che punta a migliorare in termini di qualità, di intrattenimento e partecipazione lo già strepitoso successo della prima edizione!
Appuntamento allora a Colleferro, sabato e domenica 13 e 14 maggio per tutto il giorno dalle 11.00 a mezzanotte.
Ovviamente INGRESSO GRATUITO!
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