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Ciociaria Archivi - Itinarrando

Il presepe più antico del mondo? Si trova nel Lazio: a Boville Ernica (Fr).

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Con Itinarrando, e la guida di Nicoletta Trento, vi faremo visita sabato 17 novembre per partecipare si deve chiamare il 380 765 18 94. Parliamo del sarcofago paleocristiano di Boville Ernica, datato IV secolo d.C., ritrovato nel 1941 e conservato dopo restauro, dal 1947, nella chiesa di San Pietro Ispano. Presenza eccezionale nel nostro territorio, di grande importanza archeologica, perché una delle poche testimonianze della civiltà paleocristiana in Ciociaria oltre a raffigurare importanti dettagli che narrano dell’arrivo precoce del cattolicesimo.

Inoltre secondo gli studi di Teodoro da Brescia il sarcofago sarebbe l’allegoria di una mappa astronomica che riproduce il cielo della notte in cui fu concepito Gesù.
Si tratta di figure che catturano l’attenzione per la singolarità con cui sono state realizzate, con fori piuttosto evidenti, probabili punti brillanti indicanti una mappa stellare. Da queste figure parte l’indagine dello studioso brindisino, che con una serrata procedura di corrispondenza fra immagini, fori e mappe stellari, sarebbe giunto alla definitiva decifrazione del sarcofago custodito a Boville.

Per saperne di più rimandiamo comunque all’esauriente studio e articolo della Dr.ssa Elisa Canetri.

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Giovedì 23 agosto ore 18,00: alla scoperta di Caprile (Roccasecca) e dell'”Eremo” di San Michele. Info prenotazioni 380 765 18 94.

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Giovedì 23 agosto ore 18,00 info prenotazioni 380 765 18 94
luogo appuntamento da comunicare in fase di prenotazione.
Appuntamento intermedio ore 17,00 – Frosinone – Canarino Monti Lepini 114
L’eremo di San Michele, bellissima perla di Caprile (Fraz. di Roccasecca – FR – )
la grotta del brigante, la chiesa, mura e pietre di un borgo incredibile che scopriremo passo passo con la guida turistica e archeologo Matteo Zagarola.
Cosa portare: scarpe comode (da ginnastica), zainetto con acqua, piccola torcia da utilizzare all’occorrenza.
Per partecipare si deve essere o diventare soci dell’Associazione Culturale Itinarrando – ViviCiociaria.
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19 agosto, sul tetto dei Monti Cantàri: Monte Viglio, 2156 m con Itinarrando

By | Natura | No Comments
Domenica 19 agosto, ore 9,00 appuntamento sul posto da comunicare in fase di prenotazione.
Appuntamenti intermedi:
Frosinone – ore 7,00 Madonna della Neve – Bar Cinzia
Roma – Da definire
*Possibilità Condivisione auto e posti.
Escursione ad anello sul Monte Viglio, il gigante dei Cantàri (2156 m) con Itinarrando Associazione Culturale – Info prenotazioni 380 765 18 94.
*OBBLIGO DI SCARPE DA TREKKING E BASTONCINI DA TREKKING.
Salendo dalla Moscosa (Filettino, FR, Lazio) ci inoltreremo negli incredibili paesaggi ai piedi del Monte Viglio e dei Cantàri con incredibili scorci sulla valle sottostante e sulle vette del Cotento e del Tarino e sulle vette abruzzesi.
Passaggio unico, per chi se la sentirà, risalendo il breve tratto impegnativo del Gendarme del Viglio, un passaggio all’interno di un breve canalino con facile arrampicata (possibilità di aggirare il Gendarme) e giungere poi sui 2156 m del Monte Viglio.
Al ritorno si proseguirà sulle creste dei Cantàri inoltrandoci in suggestive e sterminate faggete.
Escursione difficoltà: EE (con passaggio di I grado del Gendarme) – E/EE (aggirando il Gendarme).
Dislivello totale: 950 m
Quota massima: 2.156 m
Sviluppo percorso: 15 km
Tempo di cammino previsto: 6 ore
Cosa portare: Obbligo di scarpe e bastoncini da trekking, zaino con acqua (2 l, unica fonte quella della Moscosa a inizio percorso), snack, pranzo al sacco, giacca antivento, giacca antipioggia, maglietta di ricambio, cappellino, occhiali da sole, crema sole, voglia di camminare e quanto possa occorrere alla vostra dotazione personale da escursionisti.
*Per partecipare è necessario essere/diventare soci dell’Associazione Culturale Itinarrando in regola con l’anno associativo 2018.
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Il primo maggio in Ciociaria e a Ferentino: Calendimaggio, quando non era la festa dei lavoratori ma del raccolto.

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Il primo maggio, da queste parti si sa bene, a Ferentino è festa grande.
Il patrono, Sant’Ambrogio, viene festeggiato, nella città ernica, tra ricche libagioni, musiche popolari, festa di piazza e tanto altro. Una delle ricorrenze più sentite in tutta la Ciociaria.
Ma il primo maggio, in Ciociaria ha le origini lontane dei Calendimaggio.
Festa presente fin dall’antichità, questo giorno era riservato ai riti di propiziazione della maturazione dei frutti della terra e agli auspici di un abbondante raccolto. Ancora una volta nella società agro pastorale ritorna quindi il culto della terra, la speme di un abbondante raccolto che voleva dire non patire la fame.
Nel mondo romano, nello stesso periodo si festeggiava invece il rito della Floralia, festività di propiziazione che durava dal 28 aprile al 2 maggio e che, mutuata dalle campagne, si svolgeva tra ricche libagioni, allegria e giochi lascivi che portavano a ritualità orgiastiche strettamente connesse con la propiziazione di una fecondità che dall’incontro uomo donna doveva trasferirsi alla terra e viceversa in un ciclo vitale che era unione con la natura. Durante le festività vi era spazio anche per le arti con rappresentazioni teatrali, in cui però, alle donne di scena, spesso prostitute, veniva richiesto di spogliarsi.
A Ferentino Aulo Quintilio, Quaterviro per l’edilizia, per la giustizia, Pontefice e Prefetto dei fabbri, pensò di dotare la ricorrenza di un fondo annuo. Riscattati i fondi demaniali Cepeniano, Roiano, Mamiano e Prato, pagandoli settantamila sesterzi, li lasciò quindi per testamento al Comune di Ferentino. Detto lascito venne scritto in modo singolare: scalpellata una grande pietra, nelle adiacenze della Porta Casamari, furono fatte incidere nella roccia le volontà di Aulo Quintilio: le rendite dei fondi, ammontanti a quattromila sesterzi all’anno, dovevano essere distribuite in denari, focacce e vino ai cittadini bisognosi.
Con le rimanenze annuali, la Curia degli Edili doveva elargire trenta moggi di noci e sei urne di vino ai ragazzi ferentinati senza distinzione di censo. Le elargizioni dovevano avvenire sei giorni prima delle Idi di Maggio, ricorrendo in tale data l’anniversario della nascita di Aulo, corrispondente al 10 maggio del nostro calendario.
Tale festività perseverò anche nella successiva età cristiana, il Vescovo di Ferentino pensò quindi bene di sostituirla con la devozione per il Santo Patrono.  Le antiche usanze vennero quindi unite il primo maggio in un’unica festa con la ricorrenza del martirio di Sant’Ambrogio: il centurione romano fatto decapitare da Daciano nel 308 a Ferentino, durante l’imperversare della persecuzione ordinata da Diocleziano.
Fonti:
Almanacco della Ciociaria di Egidio Ricci.
Calendario festività romane.
Articolo: Alex Vigliani
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Domenica 22 aprile alla scoperta di Aquinum e di Aquino con Matteo Zagarola – Itinarrando – ViviCiociaria.

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Domenica 22 aprile ore 9,30 con ViviCiociaria e Itinarrando alla scoperta di Aquinum, delle bellezze di Aquino, della Madonna della Libera.
Appuntamento intermedio Frosinone 8,30 – Distributore “Canarino”, Via Monti Lepini 114
Appuntamento intermedio Roma – da definire.
Per info e prenotazioni 380 765 18 94.
*Il luogo di incontro verrà comunicato in fase di prenotazione.
La guida turistica e archeologo Matteo Zagarola ci porterà alla scoperta delle bellezze di Aquinum e delle particolarità di Aquino. Dopo aver visitato la Chiesa della Madonna della Libera percorreremo un tratto della francigena per raggiungere il centro di Aquino.
Degustazione di prodotti tipici ciociari per tutti i partecipanti nello splendido parco di Aquino.
Per partecipare si deve essere/diventare soci 2018 dell’Ass.Culturale Itinarrando – ViviCiociaria.
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Saturno, un padre particolare per cinque città della Ciociaria.

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di Alex Vigliani
La Ciociaria, se così volete chiamarla – e a me va più che bene – vanta la presenza di un padre davvero unico. Un dio, padre di altri dei e fondatore – quindi altrettanto padre – di cinque città, cinque comunità, cinque fortificazioni.
Parlo di Crono, divenuto poi Saturno per i romani, scacciato da Giove e approdato nel Lazio. Non un padre amorevole, sia chiaro. La leggenda parla chiaro. Crono venne scacciato da Giove e lo fece perché quest’ultimo era stato l’unico figlio che aveva avuto salva la vita dalla furia del padre che, per paura di vedersi spodestato, aveva preso a divorare tutti la sua genia preda della follia più assoluta.
Scacciato dal suo regno si rifugiò nel Lazio dando inizio all’Età dell’Oro. Per i romani divenne così Saturno, il Dio della seminagione, fondando  cinque città fortificate: Anagni, Ferentino, Alatri, Arpino e Atina, tutte, dicono, costruite sulla linea mediana della costellazione dei Gemelli.

Un padre davvero particolare cui di sicuro si deve il legame grazie alla fertilità di una terra che ancora oggi sembra essere stata benedetta da mano divina, capace di dare nutrimento e rigenerarsi, ribellandosi ai soprusi dell’uomo moderno.
In merito alle costellazioni e alle congruenze con quella dei Gemelli, la scienza e l’archeologia ufficiali non hanno mai dato una definizione in merito, non ponendo mai fine quindi a una questione che appare oggi più che mai discussa, soprattutto se in relazione con la cinta muraria e la forma dell’Acropoli di Alatri.
Tuttavia alcuni studiosi con coraggio hanno trovato una certa rispondenza tra le mappe stellari e la cartografica terrestre del Lazio Meridionale con la posizione di dette città, che apre a suggestive, ma quanto mai fantasiose ipotesi, sullo spostamento dei grandi massi che costituiscono la preziosa opera poligonale presente e visibile in quasi tutte le città succitate – ma non solo entro queste, sia chiaro – eccezion fatta per Anagni.

Altre teorie fanno ricadere il legame tra le città di Saturno sulla lettera iniziale che accomuna le stesse, richiamando per Ferentino all’antico dedotto nome della cittadina (Antino), quindi con la A a unire tutte e cinque le città care all’archeologa Marianna Candidi Dionigi che su di esse costruì un intenso e fittizio scambio epistolare con un caro amico in cui ne descriveva la bellezza, richiamata come tanti altri studiosi e artisti dalla bellezza unica delle mura poligonali.
Ad Arpino, percorrendo un sentiero che si dipana dal centro, vi è una sporgenza rocciosa o un resto di un tempio che gli abitanti chiamano “Tomba di Saturno”. In quella zona si praticavano rituali cari alla fertilità e quindi al Dio Saturno.
Tante sono insomma le teorie circa questo legame con le città che “diconsi fondate dal Dio Saturno”, suggestioni popolari, racconti orali ed emozioni generate dalle grandi mura di questi luoghi che per anni, da uomini digiuni di studi e conoscenze, devono essere state pensate costruite da mani non umane.
Insomma buona festa del papà Saturno a te e alle tue grandi figlie ciociare!

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Megaliti sconosciuti. O quasi. L’Arco di Trevi, gioiello della Ciociaria.

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Di Alex Vigliani
La Ciociaria e il Lazio Meridionale tutto sono terre ricche di storia. Ricche di suggestioni e lasciti di pietra di un passato mai troppo lontano, cui ci sentiamo adesi senza saperlo. Basti pensare a quante volte camminando per i nostri centri urbani ci ritroviamo dinanzi a testimoni megalitici, in opera poligonale, così fortemente presenti nei profili paesaggistici di tanti centri storici della nostra terra.
E al di fuori, camminando tra le campagne, nelle verdi vallate, non è difficile imbattersi in antichi monasteri di cui ormai non resta che qualche pietra o ancora mura disposte non a caso a difender qualcosa, borghi abbandonati e molto altro.
A Trevi Nel Lazio, tra il verdeggiare degli altopiani che da Fiuggi si distendono fino ad Arcinazzo, d’un tratto, antico confine tra Equi ed Ernici ecco apparire, spesso nella nebbia, il profilo dolce di un arco aggrappato alla terra da solite radici.
Le origini sono incerte così anche i pareri degli studiosi, tra chi ne vede una parte della serie di acquedotti romani e chi una dogana sul confine di cui sopra. Luogo di passaggio, quasi mistico, con quell’aura di mistero che ogni porta richiama alla mente umana, perché porta è pur sempre passaggio, cambiamento, attraversare nell’archetipo è mutamento. Alla porta di passaggio sta l’appeso dei tarocchi, oracolo in attesa di risposte e nel compimento di una più profonda trasmutazione.
Da IlPuntoSulMistero, un articolo di Giancarlo Pavat, ci dice:
Non si sa assolutamente nulla di questo monumento. Non conosciamo l’epoca a cui risalga (qualche archeologo ha proposto il II secolo a.C., ma come succede anche per altre strutture megalitiche, altri ricercatori hanno spostato indietro nel tempo l’asticella della datazione), ignoriamo chi ne siano gli artefici e possiamo solo ipotizzare le funzioni. Quelle pietre sono mute. Non un bassorilievo, una iscrizione, un simbolo, un petroglifo, mediante il quale parlarci attraverso i secoli….
Si è pensato che possa essersi trattato di un accesso attraverso una grande muraglia (a cui apparterebbero, appunto, i grandi blocchi di pietra) che segnava il confine in epoca arcaica tra il popolo degli Equi e quello degli Ernici. Funzione che sarebbe continuata anche nei secoli successivi, compresa l’epoca romana e, addirittura il Medio Evo. Una mulattiera e una strada basolata portava all’Arco salendo dal cosiddetto “Ponte di S. Gregorio”, struttura romana ancora oggi visibile, gettata attraverso l’Aniene, in prossimità dell’ antica Treba”.
Avvolto dal silenzio e del mistero, quel che è sicuro, è che l’Arco di Trevi sta lì, immobile, a offrire suggestioni a chi vi si avvicini, al viandante, al camminatore, al turista che vi capiti, meglio se dopo un lungo cammino, a contemplarne la grande bellezza dell’arco e di una terra capace sempre di stupire.
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Formazione Frosinone. Ma il calcio non c’entra. Cose che di sicuro non sai.

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Di Marco Occhipinti (Geologo)
Formazione di Frosinone
Parlando di “Formazione di Frosinone” i più penserebbero all’ultimo “undici” che è stato schierato in campo all’ultima di campionato. In realtà non si tratta di giocatori di calcio. Con il termine “formazione”, in geologia, si intende nfatti l’insieme di una o più tipologie litologiche, assimilabili tra loro per contemporaneità di sedimentazione e di contenuto fossilifero, in cui può essere definito e cartografato con precisione il limite superiore e inferiore. In parole più semplici, un pacco di rocce simili tra loro e contemporanee, ben visibili sul terreno. In genere la “formazione” prende il nome dalla località dove viene scoperta e descritta per la prima volta, e in genere è anche il luogo dove è meglio visibile.
La “Formazione di Frosinone” (FFS) venne descritta per la prima volta nel 1964 da B. Accordi nel suo studio “Lineamenti strutturali del Lazio e dell’Abruzzo meridionale” pubblicato nel numero 4 delle Memorie della Società Geologica Italiana alle pagine 595-633. In altri successivi lavori, questa formazione o parte di essa ha assunto altri nomi: “Arenarie di Torrice”, “Flysch di Torrice”, “Unità arenaceo-pelitica della Valle del F. Sacco”, “Unità arenaceo-pelitica del Liri”, “Arenarie massive giallastre”.
La sezione-tipo si trova sulla strada Torrice-Giglio, a SE e a N della località “Le Ciavatte”, nonché sulla strada Fumone-Ferentino in località “Fraioli” (Rocca d’Arce). La sezione a Le Ciavatte ha coordinate Latitudine 41,6341°N e Longitudine 0,9508°E
Per quanto la formazione sia stata descritta, ed è visibile, nei dintorni di Frosinone, tale formazione affiora anche in altre parti d’Italia. Gli associati di Vivi Ciociaria hanno infatti potuto visionare tali rocce a oltre un centinaio di km da Frosinone, e precisamente il 15 ottobre 2017 durante l’escursione alle Gole del Sagittario (Anversa degli Abruzzi).
Granulometria e Litologia
Da un punto di vista granulometrico, la percentuale di sabbie (grani superiori a 62.5 micron e inferiori a 2 mm) è del 64% mentre quella delle peliti (grani inferiori a 62.5 micron) è del 26%, entrambe tenute legate da un cemento calcitico in quantità del 10%.
Da un punto di vista litologico, in linea generale, si tratta di arenarie grossolane di colore giallo paglierino scarsamente cementate e stratificate in banconi di 6-7 metri; sporadicamente sono presenti zone più cementate e con maggiore contenuto di ossidi di ferro (“cogoli”, dimensioni di circa 25 cm di diametro); non si nota presenza di gradazione e di impronte di fondo, mentre rari sono gli orizzonti a laminazione piano-parallela con prevalenti frustoli vegetali. Queste tipologie litogenetiche indicano pertanto la deposizione in un ambiente marino non molto profondo ma lontano dalla linea di costa.
Più specificatamente, si possono distinguere tre diversi litotipi: associazione arenacea, associazione arenaceo-pelitica e associazione pelitico-arenacea.

  • Associazione arenacea (FFSa)
E’ costituita da arenarie giallastre, quarzoso-feldspatiche, a granulometria media, in strati spessi, frequentemente amalgamati con sferoidi diagenetici (cogoli), generalmente privi di strutture interne. Le intercalazioni pelitiche sono molto rare e sottili. Affiora prevalentemente alla base della formazione, a contatto con le argille ad Orbulina sottostanti. Tale contatto è visibile lungo il fosso Rio Proibito, in località Madonna di Vallecantara, in sinistra idrografica del Fosso le Decime (versante occidentale della dorsale Monte Campea – Monte San Nicola) e lungo la via Casilina poco prima del bivio per Ripi. L’associazione arenacea affiora lungo il versante occidentale di Rocca d’Arce, lungo il versante settentrionale di Monte Grande, in località Contrada Tramonti, Villa Felice, Casa Rosario, Guardiola, in sinistra idrografica del Fosso le Decime, e lungo i versanti della Valle del Rio Provatolo.
  • Associazione arenaceo-pelitica (FFSb)
Questa associazione è costituita da alternanze di arenarie quarzoso-feldspatiche giallastre, a granulometria medio-fina, in strati da medi a spessi, e di marne e marne siltose, in strati sottili e medi. Nell’area a Nord di Ceccano essa è intercalata nell’associazione pelitico-arenacea in orizzonti di spessore decametrico. Affiora in località Fontanella, Casa Rosario, Bisciarello e più estesamente in località Contrada Tramonti, Villa Felice, Guardiola, lungo il versante settentrionale di Monte Grande, lungo gli altopiani di Colle Oliva, e lungo i versanti della valle del Rio Provatolo.
  • Associazione pelitico-arenacea (FFSc)
Tale associazione è costituita da marne, marne siltose, siltiti, in strati sottili e medi con intercalazione d’arenarie giallastre a granulometria fina, in strati sottili o medi. Gli affioramenti più estesi si osservano in località Colle Oliva, Madonna di Paris, Casale Iacquella, Casa Rosario, Villa Felice, Fosso le Decime, Bisciarello. Inoltre l’associazione costituisce gran parte del settore collinare compreso tra Pico, San Giovanni Incarico e la località Tordoni di Pontecorvo, anche se mancano tagli ed esposizioni significative.
Paleontologia
L’associazione arenacea e l’associazione arenaceo-pelitica sono in genere sterili o contengono microfaune estremamente povere e in cattivo stato di conservazione, spesso rimaneggiate. Soltanto nell’associazione pelitico-arenacea si rinvengono microfaune significative a Globigerinoides extremus, Globigerinoides obliquus obliquus, Neogloboquadrina acostaensis, Globorotalia humerosa, Orbulina saturalis, e Orbulina universa. L’intera Formazione di Frosinone è pertanto riferibile alla “Zona a Globigerinoides extremus”, tra il Tortoniano superiore (9.5 milioni di anni fa) e il Messiniano inferiore (6 milioni di anni fa).

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Dal 2015 ad oggi: tre anni in cammino, la gioia di vivere di questa nostra grande, pazza, associazione.

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camminando
Di Alessandro Vigliani 
Così siamo giunti a tre anni dalla fondazione di ViviCiociaria e, ora, di Itinarrando, l’ultima arrivata nel mare magnum delle associazioni. Tre anni sono passati, tre anni di cammini, di movimento, di inarrestabile attività. Frenetica, spesso, a giustificare – o meglio dire caratterizzare – quel “VIVI” nel nome.
Eravamo diversi tre anni fa. Qualcuno lo saprà, altri no, ma la nostra è un’esperienza nata dal Campanile di Frosinone e dall’allineamento tra Giove e Venere, grazie alla quale promuovemmo un’iniziativa in Piazza Vittorio Veneto, a Frosinone, per l’osservazione delle stelle.
Riuniti intorno a un tavolino di due locali che oggi non ci sono più, il Lebò Club e il Ristorante Trattoria La Scifa, eravamo pochi nell’aprile 2015. Meno di dieci in tutto. Visi diversi, a parte qualcuno, ma tutti pronti a riempire di contenuti il recipiente vuoto al centro della riunione.
Diverse erano le modalità, rispetto ad oggi, cui volevamo arrivare alla promozione del territorio, differenti le parole d’ordine (il passaggio da Ama la tua città/Difendi la tua terra a Camminando ti scoprirò più bella) per andare a far breccia nella mente e nel cuore delle persone. Un unico obiettivo, fin da subito: risvegliare il senso di appartenenza al nostro territorio, in primis, essere in grado di catalizzare l’attenzione sulle nostre bellezze.
Un organismo vivo, quello associativo, capace di mutare nel tempo e adattarsi alle situazioni, con passaggi chiavi fondamentali per la crescita di un gruppo quantomai versatile anche nelle presenze, benché costante nell’ossatura di una spina dorsale che è la linfa di quanto si va costruendo.
Così dalle prime esperienze siamo cambiati, incontrando nella nostra storia delle chiavi di volta capaci di modificare incredibilmente il nostro percorso. E forse è sempre stata questa la forza di questo gruppo, la capacità di modellarsi a seconda delle necessità, ripercorrendo delle modalità di analisi che attengono più allo studio di certi sistemi economici che non soltanto al terzo settore, quello cui le associazioni fan riferimento.
Tra i passaggi fondamentali c’è sicuramente l’incontro con Nicoletta Trento. Guida turistica e sognatrice come noi. Con Giancarlo Pavat, cui siamo arrivati grazie a chi oggi non è più con noi, ma cui va indubbiamente dato atto di essere stato il motore di questo incontro avvenuto nel Castello di Ceccano. Con Giancarlo sono nati gli Itinerari del Mistero, la propulsione a metterci in cammino, immaginare un percorso itinerante, pardon itinarrante, che desse continuità all’idea di movimento e si specializzasse nel “Turismo del Mistero”.
E poi Il Cammino di San Benedetto e l’esperienza di un percorso di più giorni lontani da casa. L’apertura della sede nel dicembre 2015 e l’incontro con Matteo Zagarola avvenuti pochi mesi dopo e la volontà di creare qualcosa che si caratterizzasse e cucisse addosso a quest’ultimo, alle sue peculiarità, alla sua capacità di attrarre.
Come non parlare dell’incredibile dimostrazione di solidarietà nata all’indomani del terremoto ad Amatrice nel 2016, dove ci mobilitammo utilizzando risorse economiche e umane per dare quanto e più possibile supporto alle popolazioni colpite. Fino a giungere ai giorni nostri, alla sempre più stretta collaborazione con i ragazzi di GRID capaci di una visione progettuale a medio e lungo termine cui lavorare insieme, sperimentando una cooperazione che diviene per la prima volta un ambito cui ampliare le proprie conoscenze, dando forse davvero e al 100% valore al termine “Sinergia”.
La parte più importante di tutto questo percorso, però, restate sempre voi, voi che ci seguite: i soci, i sostenitori, i simpatizzanti. Tutti quelli che con noi hanno camminato anche solo una volta, tutte le persone che da quel 2015 si sono affiancate nei vari momenti organizzativi, anche solo per due minuti, un giorno, un mese o un anno.
Ringrazio tutti. Quelli con cui il percorso si è interrotto, bruscamente o meno, quelli che ci sono ancora e con noi condividono fatiche e speranze.
Tutti, perché ognuno qui ha lasciato qualcosa dando il proprio contributo alla crescita di questa grande e folle esperienza.
ViviCiociaria – Itinarrando, in tre anni ha collezionato 143 iniziative, oltre 2000 soci, un centinaio di luoghi visitati, diverse collaborazioni ma soprattutto tanti, tanti, tanti chilometri ancora da fare e un futuro da assaltare con il sorriso in volto.
Per chi ci vorrà stare, per chi con noi vorrà camminare.
Tanti auguri ViviCiociaria, tanti auguri neonata Itinarrando!
Tanti auguri a tutti noi, grande immensa famiglia.
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I dieci motivi per visitare Veroli, di Lucia Verro.

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verolicostumiHo una cara e giovane ex compagna di scuola in quel di Veroli che risponde al nome di Lucia Verro.
Alla vigilia della visita di ViviCiociaria e Itinarrando, che si terrà domani 7 gennaio proprio nella cittadina ernica, ho chiesto lei dieci motivi per cui varrebbe – e vale davvero la pena ve lo assicuro – visitare Veroli.
Eccoli qua.

1. Il panorama da San Leucio.
2. La ciammella, che solo quella verolana ha il suo inconfondibile sapore e consistenza.
3. I vicoli di Borgo Santa Croce.
4. Ovviamente la Scala Santa, perché al mondo ce ne sono soltanto 3.
5. La passione con cui gli artigiani fanno ancora lavorazioni in ferro battuto e vimini.
6. Le tradizioni di contrada di un territorio così vasto che non è solo centro storico.
7. I colori di Prato di Campoli, stravolgenti ad ogni stagione.
8. 39La meraviglia di ogni arcata e ogni angolo di storia di Casamari.
9. Il Birrificio Ciociaro, il primo in provincia di Frosinone con bancone ed impianto a vista.
10. Le fettuccine, le stese, sagne e facioli, il garofolato… ogni singolo prodotto e prelibatezza che solo l’aria, l’acqua e la maestria delle mani delle nonne e mamme verolane sono in grado di cucinare.

Veroli è uno dei comuni più importanti della Ciociaria, fu fedele alleata di Roma, con i suoi oltre 20.000 abitanti e il suo territorio, è una perla di storia, arte e cultura tutta da visitare.
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