was successfully added to your cart.

Tag

BassoLazio Archivi - Itinarrando

2 Luglio, Sperlonga: borgo suggestivo e tra i più belli con ViviCiociaria e Itinarrando.

By | Cultura, Natura | No Comments
sperlonga3
Domenica 2 luglio, Sperlonga, uno dei borghi più belli d’Italia, appuntamento ore 9.00, il dove viene comunicato in fase di prenotazione, obbligatoria al numero telefonico 380 765 18 94 con sms whatsapp o telefonando.
Un altro grande evento estivo per i soci di ViviCiociaria, ancora una volta al di fuori dei confini della Ciociaria propriamente detta – anche se qualcuno spinge i confini della stessa fino al mare di Sperlonga ma, sollevati da ogni dubbio, per scoprire la bellezza del BassoLazio territorio dalle bellezze uniche e correlate tra loro da una storia comune.
Guidati da Linda Contreras:
– Visita dell’area archeologica relativa alla villa e alla grotta dell’-imperatoreTiberio
– Museo archeologico che raccoglie l’affascinante “Odissea di marmo ” proveniente dalla grotta.
– Passeggiata a Sperlonga annoverata tra i “Borghi più belli d’Italia”
– Mare, mare, mare e quindi bagno!
Appuntamento allora a domenica 2 luglio, ma si deve prenotare al 380 765 18 94 per poter partecipare!
Please follow and like us:
0

Lunedì 3 luglio, Frosinone, Grid, Corso della Repubblica 48 presentazione “Distretto Culturale della Musica Popolare del Lazio Meridionale”.

By | Blog | No Comments
distretto culturale
(Comunicato Stampa)
Si terrà lunedì 3 luglio a Frosinone, presso GRID in Corso della Repubblica 48/52, alle ore 17,00 la presentazione del progetto “Il Distretto culturale della Musica Popolare del Lazio Meridionale” , promosso dalla Soc. NEW MEDIA FARM, editore digitale proprietario del portale web musicapopolareitaliana.com,  l’ASSOCIAZIONE CULTURALE TA’M TERRAE ONLUS che opera nell’ambito della valorizzazione territoriale e della promozione culturale e dall’ ISTITUTO FERNANDO SANTI che svolge attività di studio e formazione rivolta ai cittadini migranti ed alle comunità di italiani all’estero e Il COMITATO REGIONALE UNPLI LAZIO che fornisce assistenza alle pro loco del Lazio, rappresentandole ai vari livelli istituzionali.
Il “Distretto culturale della Musica Popolare del Lazio Meridionale” è un progetto di sviluppo territoriale, basato sulla valorizzazione del bene culturale immateriale della musica popolare, che coinvolge le province del basso Lazio con diramazioni verso le aree limitrofe della Campania, dell’Abruzzo, del Molise, della provincia di Roma.
Il progetto è sviluppato nell’ottica innovativa dei distretti culturali evoluti.
Da un lato quindi il Distretto si pone l’obbiettivo di valorizzare il ricchissimo patrimonio di musica popolare presente sul territorio, mettendo in rete gli artisti, gli eventi, gli archivi, i luoghi di elaborazione e produzione al fine di amplificarne la valenza e la capacità di attrazione di flussi qualificati di appassionati e turisti culturali.
Dall’altro interpreta la musica popolare come una leva di specializzazione territoriale, capace di contribuire ad uno sviluppo che crei valore e occupazione qualificata attraverso le sue componenti immateriali (capitale umano, capitale sociale, capitale identitario/culturale).
In questi mesi come promotori del progetto, anche attraverso incontri informali con operatori ed artisti, associazioni, aggregazioni di enti locali, abbiamo definito gli obbiettivi generali e le linee strategiche del progetto.
Nell’incontro del 3 luglio intendiamo sottoporre queste idee ed elaborazioni ai rappresentanti istituzionali, agli operatori del settore, alle realtà associative del territorio. Per raccogliere suggerimenti e valutazioni, ma anche valutare l’interesse e la disponibilità a far parte di un partenariato pubblico-privato che si candida alla promozione e realizzazione di tale progetto.
All’ appuntamento  sarà presente anche la Vicepresidente della commissione cultura della Regione Lazio, Daniela Bianchi, che illustrerà le linee guida del lavoro che la Regione Lazio sta strutturando in materia di distretti evoluti.
Please follow and like us:
0

Come in una favola. Ninfa e Norba tra principi, re e principesse.

By | Blog | No Comments
ninfadicisternaanni2030aurelioscarpetta— Di Francesca Mattiello
Lo abbiamo ripetuto mille volte dalle pagine virtuali di questo blog. Consideriamo un unico territorio, quello che fu di Campagna e Marittima e quello che era di Terra di Lavoro fino al nord della Campania. Ma soprattutto, amanti del bello e del viaggio, del cammino come inizio di ogni avventura, non abbiamo confini di sorta che riescano a porre un veto sulla nostra sete di conoscenza.
Così, e per questo, giungiamo a Ninfa e Norba Antica, itinarrando e itinarranti emozioni e passi lenti, un viaggio che domenica 25 giugno proporremo ai soci di ViviCiociaria e Itinarrando.
Una Terra fatta di borghi e angoli dimenticati, di rovine, di giardini e di antichi templi posti sulla cima di una collina. E’ tutto ciò che non ti aspetti di vedere e che invece poi, inevitabilmente, è destinato a sorprenderci.
Piccoli angoli di meraviglia, quelli che un viaggio verso la pianura pontina, è riuscito a regalarci.
Il racconto di una storia diversa questa volta, fatto di miti e leggende che si rivelano con toni romantici e a tratti malinconici.
Un viaggio che una mattina di poche settimane fa ci ha condotti verso Ninfa, un luogo dove il tempo sembra aver congelato e tenuta intatta la sua affascinante bellezza.
Definito dal New York Times “il più bel giardino romantico del mondo”, è uno splendido esempio di poesia e architettura medievale. Oggi proprietà della famiglia Caetani, i Giardini di Ninfa vantano una storia e uno scenario in grado di incantare ancora oggi le migliaia di persone che impazientemente attendono “la bella stagione” per farvi visita.
Roseti, cespugli, alberi ad alto fusto, colori dirompenti, ruderi di Chiese, un castello merlato e un romantico lago riflesso. Ma soprattutto una leggenda, quella della bella Ninfa, principessa che portava il nome della città stessa.
Si narra che suo padre, un governante saggio e accorto, desiderasse bonificare le terre paludose che minacciavano e limitavano continuamente le attività dei campi, delle arti e dei mestieri. Così promise la mano di sua figlia a colui che fosse riuscito in questa nobile impresa, ridando vita a tutto il territorio fino al mare.
I due contendenti furono il principe Martino, leale e coraggioso che segretamente amava la bella Ninfa, ed il principe Moro, noto stregone dedito alle arti occulte.norbantica2
Martino, con una serie di opere di bonifica stava portando a termine il lavoro nella parte del terreno assegnatagli. Fu a quel punto che Moro, con una sorta di incantesimo, prosciugò in un baleno il suo territorio vincendo la sfida.
Il Re, pur conoscendo l’amore che univa Ninfa a Martino, non poteva sottrarsi alla parola data. Fu così che al rifiuto della figlia di prendere in sposo il vincitore, la fece rinchiudere nella torre del castello.
La principessa, visto svanire il suo desiderio d’amore con il suo amato Martino, una notte salì fin sui merli e da lì si gettò nel lago.
Si narra che nelle notti di luna piena dal lago è possibile udire una sorta di nènia, il lamento di due giovani innamorati che hanno visto infranto il loro bel sogno d’amore e che proprio in quelle notti, il profilo di Norma, poco più in alto, somigli distintamente alla figura di una “Bella Addormentata”.
norbaanticaLasciamo Ninfa alle nostre spalle, proseguendo oltre, percorriamo ancora un buon tratto di pianura finché incombente su di noi appare Lei, in posizione dominante sull’intero panorama. E’ Norma questa volta, che vanta una storia antica e gloriosa. Man mano che si sale i tornanti lasciano spazio ad uno scenario sempre più inaspettato. A pochi passi dall’entrata in questo piccolo paesino fatto di case modeste, è possibile trovare i resti dell’Antica Norba, circondata da mura ciclopiche che racchiudono come uno scrigno un mondo ormai silenzioso, fatto di resti di case e templi.
Varcata la prima porta si ha la sensazione di oltrepassare un confine: ai nostri occhi si palesano distese verdi e un cielo azzurro che fanno da cornice ad un tratto di storia.
Gli antichi attribuiscono ad Ercole la fondazione della cosiddetta città di pietra.
Virgilio nell’Eneide narra che Ercole dopo la vittoria su Giunone, portò con se come preda un gregge di tori e vacche, che fece pascolare sul suolo latino.
Caco, antica divinità del fuoco, mezzo uomo e mezzo animale, vide la mandria, rubò quattro tori e quattro vacche. Per farne perdere le tracce le tirò per la coda, in modo che le orme andassero nella direzione opposta alla sua orrida grotta. Ercole grazie al muggito delle vacche rinchiuse, riuscì ad arrivare nell’antro tenebroso, dove trovò ed uccise Caco, strangolandolo con la sua forza immane. Dopo aver liberato le vacche e i tori rubati, fondò lì una città, la città di Norba.
Una distesa enorme di rovine si susseguono a perdita d’occhio.
Scavi, mosaici e strade di una vera e propria città che è possibile percorrere con i nostri piedi. Lo stupore di sentirsi parte per un attimo di un tratto di storia. Non quella raccontata sui libri, ma quella che per un attimo possiamo toccare con il palmo delle nostre mani.
Oggi meta di appassionati di lanci con il deltaplano che volano sopra l’agro pontino per godere dell’alto di un panorama senza precedenti.
Please follow and like us:
0

Ma quale divisione. Un’unica grande regione che dalla Ciociaria va al litorale pontino: è la storia che lo dice.

By | Blog | No Comments
cioc2— Di Alex Vigliani
Frosinone e Latina. Ciociaria e agro pontino. Campanilismo, certo. Divisioni di vedute, altrettanto scontato. Eppure camminando tra le pagine della storia raccontata al Museo Piana delle Orme, che abbiamo visitato lo scorso domenica 28 maggio, un dato salta agli occhi: l’ineluttabile necessità di unione di due comparti territoriali tanto divisi quanto uniti nei destini e nelle potenzialità perdute, fino ad ora, a causa della cecità amministrativa di chi, facendosi prendere dalla realtà dello sfottò calcistico/campanilistico, ha dimenticato in modo evidente che il BassoLazio è un territorio unito dalle montagne al mare, dalle campagne ciociare alle piane pontine, terra di interscambio culturale e ricca di bellezze e vicende storiche dall’alba dei tempi.
Abbazie, chiese, passi e rifugi templari, storie di santi e briganti strette come intrecci. Tragedie storiche e sofferenze condivise. E se la ciocia bcioc1atteva sul territorio pontino e annaspando superava di “ciafrocca” la fanghiglia paludosa, se le vesti gualcite delle donne finivano logore dal duro lavoro, se tanti ciociari hanno dato la vita, transumanti di speranza per un tozzo di pane in più, se ai veneti fu dato in futuro la stessa coltivazione di terre con i medesimi sacrifici su elencati, allora è chiaro che la piana pontina è terra condivisa ma non di conquista, di incontro di culture dove tanto i veneti quanto tanti discendenti di ciociari e laborini vivono ancor’oggi.
Dagli Ernici al mare, guidati dal panorama che si apprezza dalle alture e che racconta di terre tanto vicine, solo apparentemente divise dal taglio netto delle montagne.
Non solo Sonnino, Maenza, Priverno, Sezze, Prossedi, Roccagorga o Roccasecca dei Volsci già più vicine, se non adese, all’entroterra e con tanto in comune. Non solo il centro storico di Terracina, in cui insistono testimonianze di usi, costumi e tradizioni simili alla Ciociaria. Non solo Ninfa, Sermoneta o Norba che ridendo strizza l’occhio ad Alatri. Senza vedersi, senza incontrarsi, ma conoscendosi per parentele lontane. Ma tutta la piana pontina, il litorale, la Riviera d’Ulisse con Sperlonga e San Felice con Circe addormentata, dea amata tanto qui quanto lì dove i suoi capelli formano il mare.
E Latina, il suo centro ordinato, la capacità per certi versi di far consorzio dell’agricoltura e la volontà di tanti giovani di recuperare, promuovere, sospingere. Un amore condiviso, quello di due capoluoghi e, con loro, due territori, che han bisogno gli uni degli altri per essere potenza, forza e costruire un comparto territoriale capace di una promozione turistica senza pari. Il solco tracciato dai passi di chi venne prima di noi, che da questi verdi declivi adombrati da vette che sanno già d’Abruzzo sapeva spingersi, passo dopo passo, verso il mare. Questo mondo, questo nostro piccolo grande mondo, che fu di antichi popoli, dai volsci/ernici/sanniti ai romani, terre di transumanti e di coloni con buona pace della zanzara anophele a seminar morte come l’onesto contadino la vita sopra la piana.
Un territorio unico, un’unica regione – quella del BassoLazio con il verdeggiante Liri che riflette Ernici, Lepini e Mainarde, vette che nostalgiche si scambiano sguardi d’amore con l’azzurro del mare, fin tanto vicino, quasi da prendersi idealmente per mano.
BassoLazio: è ora di osare. Un’unica grande terra dalle mille potenzialità, dalle mille grandi risorse. E chissà quante soluzioni al vaglio, lavorando insieme, per inquinamento, sostenibilità e vivibilità.
Foto 1: Piana delle Orme, ricostruzione di uno dei tanti lutti legati alla malaria, nelle civiltà agro pastorali della piana pontina. Dettaglio: il calzare tipico delle nostre zone.
Foto 2: Piana delle Orme, pescatore dell’agro pontino che intreccia una cesta con ai piedi le ciocie.
Please follow and like us:
0

Arturo Zavattini: da Che Guevara… alla “piccola ciociara” di Pico.

By | Blog | No Comments
piccolaciociara
— di Alessandro Vigliani
Arturo Zavattini, nato a Luzzara nel 1930 è un fotografo. Di più. Fotografo e viaggiatore. Dal 1949, anno in cui si innamora della fotografia, tutto quel che vede finisce nell’otturatore della sua macchinetta.
Figlio d’arte, come suo padre lavorerà nel cinema. Conoscerà Vittorio De Sica e tutti i grandi del neo realismo tricolore. Operatore e direttore della fotografia di molti film italiani e stranieri. Attualmente cura l’archivio dedicato al genitore Cesare Zavattini.
Gira il mondo, Arturo. Tanti gli scatti di natura quasi etnologica, in una miscellanea di emozioni, immagini, viaggi e studio di usi e costumi.
Sempre Arturo Zavattini, sempre lui, tra i grandi del mondo conosce Che Guevara. Lo incontrerà proprio all’indomani della rivoluzione cubana, sul set del film di Tomás Gutierréz Alea, Historias de la revolución, alle quali Zavattini collabora in veste di operatore nell’ambito di un progetto italiano di sostegno alla nascente cinematografia dell’isola caraibica.
Ma Zavattini è anche il fotografo che lavora gomito a gomito con Fellini, con il già citato De Sica, con Mastroianni o Sofia Loren.
Un percorso che lo porta nel 1952, mentre da Roma sta andando verso la Lucania, a fermarsi nel BassoLazio e immortalare una bambina che guarda l’obiettivo con sguardo sicuro.
La foto è straordinaria, resa ancor più suggestiva dal bianco e nero. La bambina calza le tipiche ciocie, il cuoio scuro contrasta con il bianco delle fasciature sulle gambe. Passo sicuro verso l’obiettivo. Una cartella sotto braccio, occhi scuri, la piega della gonna come un’onda del mare di pietre ispide di uno dei tanti tratturi che, come vene, segnano i tratti collinari o montuosi del BassoLazio e che la bambina doma in perfetto equilibrio, nella mnemonica conoscenza di un sentiero percorso mille e mille volte.
Quella bambina è Gianna Dridossi di Pico, che in un articolo su Tante Storie si racconta e racconta il momento dello scatto, il fatto che sia lei, in un nutrito gruppo di bambini, a restare dinanzi alla macchina fotografica. Fiera, sicura, senza paura dinanzi a due uomini sconosciuti piovuti chissà da dove.
Si vergogna Gianna, in quel 1952, a calzare le ciocie, segno distintivo di un’appartenenza sociale non certo tra i vip capitolini, ma farsi fotografare le piace.
Portamento fiero, fiero come solo certe donne di questi luoghi hanno e che si incarna oggi nella donna madre e nonna che nelle sfumature della foto si riconosce, ripercorrendo ritroso un sentiero che la trova ancora bambina tra quelle pietre. Bambina, che con buona pace dello scrittore Tommaso Landolfi, è figlia di questa terra, di questo mondo.
Una bambina che porta le ciocie e, cosa più importante, sa portarle.
E che, tu, chiamala, se vuoi, ciociara.
La piccola ciociara.
Fonti: www.tantestorie.it – http://www.idea.mat.beniculturali.it/attivita/eventi/item/550-az-arturo-zavattini-fotografo
Foto: “La Piccola Ciociara”, 1952, Arturo Zavattini. 

 

Please follow and like us:
0

Domenica 23 aprile: il “gran tour” di ViviCiociaria continua a Fontana Liri superiore. E vi diciamo perché ce ne siamo innamorati. Per info e prenotazioni: 380 765 18 94.

By | Blog | No Comments
fontanaliri copy (2)
— di Alessandro Vigliani
Domenica 23 aprile, il “Gran Tour” – un tempo si sarebbe chiamato così – di ViviCiociaria & Itinarrando prosegue e fa tappa a Fontana Liri superiore.
Per partecipare è assolutamente necessario prenotare al 380 765 18 94, numero a disposizione anche per richiedere tutte le eventuali informazioni.
E vi diciamo perché ci siamo innamorati di Fontana Liri Superiore, con la sua nostalgica decadenza che non sfugge agli occhi e punta dritto al cuore.
Ma che sapore ha una giornata uggiosa, cantava Lucio Battisti. Ed è col cielo grigio che arriviamo a Fontana Liri, ospiti di Maria Strangolagalli, guida turistica e abitante del luogo, cui sarà affidato il compito, il prossimo 23 aprile, di aprirci le porte del borgo.
Ci si arriva, da Frosinone, percorrendo la Casilina. Arrivando ad Arce, superando Piazza Sant’Eleuterio, in un attimo si è nell’abitato di Fontana Liri. No, non la parte superiore, per quella ci vuole ancora un po’.
Qualche curva, passiamo sotto la ferrovia che disegna un suggestivo arco nel cielo. Sta lì da 120 anni la soprelevata, inserita in un paesaggio che appare selvaggio, tra alberi grandi e vegetazione folta che, qualcuno, dice copra reperti archeologici e resti più o meno importanti.
Fontana Liri è la città che ha dato i natali a Marcello Mastroianni – attore – e a Umberto Mastroianni  – scultore. Fontana Liri è il borgo che non ti aspetti, nascosto, abbarbicato, all’ombra di un castello ai più sconosciuto che sovrasta un abitato di 35 – 40 anime di cui 4 bambini che ancora giocano nelle strade, corrono e conoscono ogni angolo del piccolo centro che, a Fontana, dicono “superiore”.
Il castello è pietra, è torre, è luogo in cui il tempo resta imprigionato e, impassibili, le sorti degli uomini che vi vissero sembrano riecheggiare.
Nella parte superiore, che oggi lentamente viene abbandonata dai propri abitanti, restano abitazioni, alcune di assoluto pregio come il palazzo di proprietà dei Palleschi.castellofontana3
Palazzi, chiese e ricordi. Tanti. Quelle degli abitanti di un tempo e di chi ancora posiziona come in un grande salotto della memoria, come fossero mobili, il bar, i locali, il forno e l’ufficio postale, uomini e donne di un centro un tempo vivo, abitato e frequentato.
Seguendo i racconti di Tonino Zuffranieri, in sosta dinanzi a una discutibile abitazione di color rosa, in un angolo del centro tra il campanile e il palazzo della famiglia Palleschi,  sembra quasi di risentire il brusio delle voci, le risa, le battute. Poco distante da dove ci troviamo c’erano dei negozi, ce li elenca uno ad uno con la memoria solita di chi un luogo oltre a viverlo lo ama e vorrebbe tornare a vederlo vivo, magari posto al centro dell’attenzione di turisti e visitatori.
Turisti, sì. Perché a Fontana Liri superiore non manca niente dei tanti centri che siamo abituati a visitare in tutta Italia. Non mancano le chiese, non manca la storia, non manca il castello. Ci sarebbe persino la memoria industriale archeologica del polverificio che fu causa dei 32 bombardamenti durante la seconda guerra mondiale.
Fontana Liri è questo e molto altro. Oltre alle sue “storie di pietra” fu anche set cinematografico per le scene di “Per Grazia Ricevuta”, fortunata pellicola di e con Nino Manfredi, film passato alla storia italiana della settima arte.
Più in basso, poco distante, c’è il parco della Solfatara, dove l’acqua spesso è dispettosa e va via. E questa è un’altra storia che sa di terme, di sorgenti, di foto e acqua oggi solo in cartolina perché la sorgente, da qualche tempo, ha la bocca asciutta. Ma tornerà, è sempre tornata. E questa è un’altra vicenda che rende magica e bella Fontana Liri.
Please follow and like us:
0

Unirsi a noi. Essere volontari di ViviCiociaria per l’orgoglio e l’identità della Ciociaria e del BassoLazio.

By | Blog | No Comments
gulliverUsciamo allo scoperto.
Non c’è più tempo né spazio per il tentennamento.
A due anni dalla nostra fondazione, con 600 soci attuali, l’Ass.Culturale di promozione sociale ViviCiociaria è una realtà con radici ben salde che affondano nella viva e rigogliosa benedetta terra del BassoLazio.
Ciociaria. Un’unica grande terra che va dalle montagne al mare, che unisce tutti i grandi popoli preromani che hanno abitato queste terre.
Un concetto folclorico e antropologico che nulla ha a che fare con i confini politici e, quindi, destinato a non mutare nel tempo poiché rivendicazione dal basso di identità e appartenenza scevra e libera da colonialismi. E per questo non tiene conto delle attuali divisioni, unendosi idealmente alle battaglie di chi, pur non riconoscendo la Ciociaria come tale, comunque opera per il patrimonio del BassoLazio, per la cultura, per l’identità dei nostri territori, sicuri di trovare più punti in comune con loro che, ovviamente, non con chi queste terre le ha sempre sfruttate.
Entrare tra i volontari di ViviCiociaria vuol dire voler operare in un ambito di ricerca, di difesa e promozione del territorio. Un dedalo di possibilità che lascia aperta la porta alla sperimentazione e alla creatività, alle proposte di interazione con un territorio che aspetta solo di essere scoperto, o riscoperto, vissuto e difeso.
Difendere questa terra: da chi in questi anni ha promosso solo cementificazione e sfruttamento delle risorse GerolamoInduno
impoverendo un comparto territoriale tra i più rigogliosi d’Italia, innaffiato dal sudore della nostra gente e d’un tratto regalato alla corsa cieca verso l’industrializzazione e quel processo coevo a essa chiamato deciociarizzazione.
Essere ciociari doveva voler dire vergognarsi. La terra come la maledizione, le radici agro pastorali come sinonimo di vergogna, distruggendo passo passo tutto quello che è stato.
Vergognatevi voi allora, uomini senza storia, identità e radici!
Ciociaria è identità. Ciociaria è orgoglio. Ciociaria, terra a tratti mitologica nata ancor prima che tale la si definisse, sotto il segno di Camilla regina guerriera, spirito mai domo, che più d’ogni altro può richiamare alla forza di popoli mai destinati a chinare il capo.
Camilla nel sangue e nella forza di Coriolano, nel “ferocior ad bellandum” che contraddistingue una delle locuzioni a noi più care, nel coraggio e nella risolutezza militare di Caio Mario, nella spada del Malpensa di Guarcino, nell’innovativa rivoluzionaria spirituale idea di San Tommaso, nello spirito indomito dei ciociari al fronte durante la prima guerra, nella forza delle donne marocchinate forti a rialzarsi con lo sguardo fiero dopo le violenze subite dai “liberatori” nella seconda guerra mondiale, nell’orgoglio dei contadini e delle genti che da sempre hanno lavorato questa e altre terre, morendo – è bene ricordare anche loro, perché anche quella è terra di Ciociaria – nelle insalubri paludi pontine.
Una terra, nata e difesa sotto il segno di Camilla e consacrata alla storia, una terra di cui siamo figli, da cui proveniamo attraversandola giorno dopo giorno, con il passo di chi ad essa è adesa e non perché la calpesti non curante di un patrimonio, di una storia comune.
Scegli ViviCiociaria, per avere la possibilità di gridare di appartenere, di essere, di esserci. Di difendere il tuo presente, la tua storia, il nostro futuro.
Foto: Il Gulliver ciociaro (da un’allegoria di H. Daumier) – http://www.fondazionegianluigiestefanoproia.it/mostre.html
Please follow and like us:
0

Alla scoperta dei Monti Lepini, Santa Serena e Monte Gemma con ViviCiociaria

By | Natura | No Comments
19 febbraioDomenica 19 febbraio, alla scoperta dei Monti Lepini: Santa Serena e Monte Gemma.
Per partecipare è necessario dotarsi di scarpe da trekking, zainetto con acqua, snack, pranzo al sacco, mantellina antipioggia, giacca a vento, guanti all’uso, cappellino per il sole.
Ciociaria. Cosa sarebbe senza le sue montagne? Un luogo anonimo, senza storia. Perché è tra quelle valli strette tra le vette che si è sviluppata la storia delle genti che hanno abitato fin dall’alba dei tempi questa terra. E i Monti Lepini, monti venuti dal mare, nascondono mille e più segreti.
Ecetra, immaginifica città sepolta, scomparsa, mai più ritrovata si nasconde tra i verdi declivi Lepini consegnata alla leggenda e all’avida voglia di conoscenza dei ricercatori.
Così, domenica 19 febbraio, il nostro viaggio all’interno della Ciociaria ci porterà a Santa Serena e sul sentiero che inerpicandosi giunge in vetta al Monte Gemma. Non con il piglio dell’agonista alla ricerca della punta sommitale, non con il passo dello sportivo che vuol mettersi alla prova. Il ritmo del nostro cammino sarà quello dettato dal racconto di pietre, storie, testimonianze di vita di un mondo così tanto distante a cui torniamo nello stile della nostra associazione che guida alla riscoperta del nostro territorio e delle sue particolarità.
Anche i sassi hanno storie da raccontare. E non solo i ben noti massi megalitici in opera poligonale, anche quelli dei Lepini, che se si ha fortuna, osservandoli, possono narrare età distanti milioni di anni.
Per partecipare, ovviamente, si deve prenotare al 380 765 18 94 ed essere tesserati. Si può fare richiesta per entrare nella nostra associazione, l’iscrizione per chi partecipa agli eventi è gratuita.

 

Please follow and like us:
0

Di profughi istriani in Ciociaria e BassoLazio e di ciociari infoibati.

By | Blog | No Comments
esulegiuliana“Come vorrei essere un albero che sa dove nasce e dove morità” cantava così Sergio Endrigo, nato a Pola e costretto a lasciar la sua terra nel 1947 in una canzone talmente struggente da farsi carne.
Il dramma degli infoibati, quelli che non videro futuro, il dramma degli esuli, quelli che il futuro lo cercarono lasciando purtroppo la terra natia consacrata al suolo italico, ma di colpo non più del Belpaese.  
Siamo nel 1945. Epurazioni, occupazioni militari e il passaggio di quelle terre alla Jugoslavia portano tanti italiani a svegliarsi stranieri in casa propria.
Mentre a Bologna, il treno degli esuli, vede lo scherno e il disprezzo di alcuni cittadini che addirittura disperdono gli alimenti destinati agli istriani giuliano dalmati, la Ciociaria come tutto il BassoLazio (Gaeta e Latina in prima fila) si dimostrano terra d’accoglienza.
Uomini, donne, bambini. Intere famiglie vengono sistemate nella struttura delle Fraschette, là dove già alcuni abitanti di quelle zone, ancor prima dell’epopea delle vittime dell’esodo, erano stati “ospitati” durante la guerra, considerati “allogeni” italiani della Venezia Giulia, della Slovenia e della Croazia. Considerati cittadini italiani “diversi”, inseriti dal Fascismo in un dubbio processo di assimilazione.
Imprecisato comunque il numero degli esuli che trovano sistemazione nel campo sito nei pressi di Alatri. Pochi quelli ospitati a Frosinone in zona scalo, molti di più a Latina – nel nuovo quartiere denominato Villaggio Trieste – e a Gaeta che si dimostra realtà capofila nell’accoglienza. Nella città costiera tante le interazioni tra le popolazioni locali e gli esuli, così come anche ad Alatri dove nasce una profonda solidarietà con quelle popolazioni vittime di riflesso degli sconvolgimenti della seconda guerra mondiale.
fraschette4

Il campo delle Fraschette

 

Dal centro studi cassinati, in merito a quei giorni, la testimonianza di Attilio de Arcangelis originario di Arpino che fatto prigioniero dai tedeschi viene rinchiuso nel carcere di Pola da dove evade nell’aprile del 1945.  Il 14 maggio, però, viene catturato dalla milizia slava. E racconta che dopo un’altra settimana di carcere, il 20 maggio aveva dovuto camminare fino a Fasana per imbarcarsi al mattino presto sulla motocisterna ‘Lino Campanella’. Arrivato nei pressi del canale Area la nave aveva sbattuto contro una mina. Quindi ognuno degli occupanti aveva cercato di salvarsi come poteva. Mentre erano in mare, però, i partigiani titini di scorta li avevano mitragliati ammazzandone una ventina.
Nello stesso articolo, pubblico i nomi di quegli uomini di Ciociaria che hanno condiviso lo stesso triste destino comune a tanti cittadini istriani:
Emilio Adamo, agente di pubblica sicurezza nato a Ripi, arrestato e scomparso il 3 maggio 1945
Adamo Adamo, agente di pubblica sicurezza nato a Ripi, scomparso il 19 maggio 1945
Loreto Massimi, bersagliere, nato a Frosinone, scomparso il 19 maggio 1945
Adriano Raimondo, finanziere, nato a Coreno Ausonio, scomparso tra il ’44 e il ’45.
Angelo dell’Orco, agente di pubblica sicurezza nato ad Alatri, scomparso il 3 maggio 1945.
Gerardo Savo Sardaro, agente di pubblica sicurezza, di Torrice, arrestato e scomparso il 1 maggio del ’45.
Francesco Sperduti, agente di pubblica sicurezza, di Frosinone, soppresso il 14 giugno 1945.
Ruggiero Travaini, bersagliere, nato in provincia di Frosinone, scomparso nei primi giorni del maggio ’45.
Umberto Zaino, agente di pubblica sicurezza, di Broccostella, arrestato e ucciso nel maggio ’45.
Federico D’Acierno, tenente dei carabinieri, di Fondi, scomparso nel maggio del ’45.
Ernesto Ricci, carabiniere, di Sezze, arrestato e scomparso il 3 maggio 1945.
Felice Gavallotti, di Arpino, ingegnere a Udine, scomparso il 2 dicembre del ’44.
Quest’ultimo però figura nella lista degli “scomparsi prima del 1 maggio 1945”.
Articolo: Alex Vigliani
Un ringraziamento a Marco Occhipinti per il supporto.
Fonti:
Le fraschette di Alatri, Mario Costantini – Marilinda Figliozzi
Historiamilitaria.it
http://ricerca.gelocal.it/messaggeroveneto/archivio/messaggeroveneto/2006/03/09/PN_09_SEE1.html
www.diecifebbraio.info
Please follow and like us:
0

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi

Powered by themekiller.com