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archeologia Archivi - Itinarrando

Aquinum ma anche Fregellae e Fabrateria nova, perle dell’archeologia nel Lazio Meridionale.

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di Alessandro Vigliani
Chiariamo subito. La storia non è una lunga sequela cronologica senza arte né parte, perché a studiarla per date sembra così. Fregellae e Fabrateria così come Frusna poi Frusino sembrano essere passate dall’essere città volsche a municipi romani con la velocità attraverso cui si dà un senso alle date. Non è così. Ai volsci, a questo popolo ancora oggi immaginifico, dobbiamo tanto e diversi secoli di storia e – in parte – di cultura, se è vero come è vero che buona parte della loro storia, del loro sistema sociale, è ancora oggi da comprendere appieno. Il profilo belligerante degli stessi come quello di tutti i popoli pre romani evidenzierebbe a torto un popolo nerboruto dedito più allo sgozzamento di nemici che non alla crescita sociale. Questo errore di costruzione psicologica sembra essere comune a tutti i nemici di Roma, come se Roma fosse capace solo di guerra.
Questo preambolo per dare ai Volsci quel che è dei Volsci quando si parla di antropizzazioni chiaramente precedenti a Roma, quella Roma che spesso sembra essere il punto da cui partire quando si parla di storia.
Aquino fu fondata dai Volsci per poi divenire come altri centri del Lazio meridionale municipio romano col nome di Aquinum, fiorente città poiché posizionata come Fregellae sulla importante via Latina, fondamentale zona di passaggio di merci.
La prima volta che incontriamo Aquinum sulle fonti storiche è il 211 A.C., durante la marcia di Annibale proprio lungo la Via Latina, nello stesso periodo – tra l’altro – la stessa Fregellae fronteggerà Annibale (212 A.C.) in avanzata sulla stessa direttrice.
Il comprensorio archeologico dell’Aquinum romana si trova poco fuori dall’attuale centro abitato di Aquino, tra lo svincolo autostradale di Pontecorvo e la Chiesa di S.Maria della Libera con resti disseminati per la campagna circostante.
La città romana era cinta da mura e da tre laghi in seguito prosciugati. La Via Latina l’attraversava entrando da una porta in direzione di Roma ed uscendo per una porta in direzione di Capua. Tracce dell’antica strada, pavimentata con grossi blocchi lavici, sono ancor’oggi visibili. Di Aquinum oggi sono rimasti tratti di mura in “opus quadratum” e la porta verso Capua, detta di San Lorenzo.
In mezzo ad una ricca vegetazione, che in parte ricopre la città romana, emergono qua e là i resti del teatro, dell’anfiteatro, di edifici termali, del Capitolium con un elegante fregio a metope e triglifi.
Il Capitolium era il santuario urbano dell’ultimo periodo repubblicano di cui resta la parete di fondo con in alto un fregio a metope e triglifi.
Della Porta Romana, accesso alla città per chi veniva da nord, restano enormi massi squadrati di travertino. Del Teatro, della metà del I sec. a.C., rimangono i setti radiali della media cavea in opera quasi reticolata. I resti dell’Anfiteatro, di età augustea, sopravvivono nel basamento di un casolare a ridosso dell’autostrada del Sole. E per finire, lungo il tragitto che ci conduce alla Chiesa di S. Maria della Libera si notano resti in opera quadrata di un edificio absidato e resti della chiesa medievale di S.Maria degli Angeli, l’antica cattedrale di S.Costanzo Vecchio.
Fonti: www.ciociariaturismo.it 

 

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Parco archeologico di Fregellae, in Ciociaria, un unicum per comprendere una delle età di Roma Antica.

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— di Alessandro Vigliani
fregellae4L’importanza della scoperta di Fregellae ai ciociari stessi di sicuro non è chiara, come non lo è agli abitanti tutti del Lazio Meridionale, abituati come sono a immaginare il reperto archeologico importante e fondamentale per la storia solo nella Roma attuale.
Eppure Fregellae è quasi un unicum, poiché ci racconta una delle età meno conosciute della storia di Roma: quella repubblicana. Antica colonia, fondata nel 328 A.C. fu uno dei più notevoli centri del mondo romano per l’appunto in epoca repubblicana, costituendo una delle principali colonie latine.
Fregellae che si trova a Isoletta, tra Arce e Ceprano, offre un esempio raro, se non unico, di città così antica e ben conservata poiché, sfortuna sua ma fortuna nostra, ad essa si lega un destino tragico, che la vide distrutta e maledetta nel 125 A.C. come abitata dagli dei degli inferi. Nulla, quindi, venne ricostruito su di essa permettendo a noi di poter apprezzare strutture appartenenti a un’epoca così sconosciuta.
Il Parco Archeologico di Fregellae copre un’area di circa 28.500 mq, di cui 3.178 coperti. Il Parco ha reso visitabile una parte importante della vita quotidiana della colonia: un quartiere abitativo aristocratico che è uno dei più ricchi ed importanti di questa città. Nella stessa area il Parco comprende anche un edificio di grandi dimensioni, identificabile come Terme pubbliche, fra le più antiche portate alla luce nel mondo romano. Tale quartiere si apre sul decumano massimo, asse viario di primaria importanza, che conduceva al Foro, poco distante dall’area compresa nel Parco. Lungo questa via si aprono quattro padiglioni che coprono le strutture visitabili: le domus (termine latino per indicare la casa) e l’impianto termale della città. Le domus, visitabili lungo il lato Sud della strada, corrispondono al tipo della “casa ad atrio”, mentre, sul lato opposto, il padiglione più grande copre le strutture del grande edificio termale, che si estendeva quasi per l’intera lunghezza dell’isolato antico. Con la copertura delle case visibili si è voluto, fra l’altro, suggerire l’idea dello sviluppo dei volumi originali, non più conservati.
A testimonianza dell’importanza di Fregellae è il ritrovamento di uno dei più antichi sinora conosciuti – se non il più antico – dei mosaici pavimentali raffigurante un medaglione composto da tessere di terracotta e calcare disposte a formare un fiore a sei petali.
Il parco archeologico di Fregellae, dunque, è un’autentica pietra preziosa incastonata nel territorio ciociaro, un ritrovamento unico nel suo genere che merita di essere visitato, conosciuto, scoperto e riscoperto. Sperando, un giorno, possano proseguire i lavori per l’ampliamento.
Fonti: Quaderni Fregellani
Fonti: Ciociaria Turismo.

 

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16.09 ore 15.00: a Supino (FR) nel borgo e alle terme romane. Evento gratuito.

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termesupinoSabato 16 settembre a Supino per un evento gratuito patrocinato dal Comune di Supino.
Vi preghiamo comunque di comunicarci la vostra partecipazione al 380 765 18 94!
Un evento gratuito che si svolgerà interamente sul territorio di Supino (FR) e in serata nello splendido scenario del sito archeologico delle terme romane.
Ore 15.00 appuntamento a San Sebastiano in paese per un rapido giro del centro storico per una passeggiata, qualche nozione e possibilità di scorci fotografici unici.
Per le 16.00 ci trasferiremo con le auto nel sito delle terme romane. Qui vi sarà l’incontro con l’Archeologo Matteo Zagarola. Dalle 17.30 cominceranno spettacoli, proiezioni e cena insieme. Tutto gratis per una giornata con ViviCiociaria patrocinata dall’amministrazione di Supino.
mi raccomando comunicateci la vostra partecipazione al 380 765 18 94!
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Domenica 30 aprile visita nello splendido sito archeologico delle Terme romane di Supino e nel centro storico – prenotazione 380 765 18 94.

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termeromane3Le terme romane a Supino?
Apertura straordinaria del sito per l’Ass.Culturale ViviCiociaria e per Itinarrando con la presenza eccezionale, direttamente dal Canada, di Ernesto Carbonelli storico di Supino e profondo conoscitore delle terme romane di Supino e delle vicissitudini che portarono al ritrovamento delle stesse.
Una nuova iniziativa della nostra associazione, per partecipare è ovviamente necessario prenotare al 380 765 18 94.
Proprio così. Si tratta di terme private di un’abitazione romana del II sec. d.c. sepolta quasi interamente sotto il terreno: le piscine, riportate alla luce, rivestite a mosaico con tessere bianche e nere, rappresentano scene marine raffinate; la particolarità è che buona parte della struttura termale si è conservata e si possono distinguere le parti che la componevano:gli spogliatoi, con marmi provenienti dall’Africa; il frigidarium; i tepidarium; la sauna; termeromanes1il calidarium, sotto il quale si distingue una galleria di servizio. inoltre sono visibili i tubuli di terracotta dove passava il vapore prodotto dai bracieri per riscaldare gli ambienti delle piscine.
La giornata vedrà la visita al sito nonché del centro storico della cittadina lepina di cui potremo apprezzare le acque della fonte e l’ormai tradizionale mostra delle azalee nonché gli scorci più caratteristici di uno dei tanti borghi di pietra della Ciociaria.
Appuntamento a domenica 30 aprile, ore 9.30 per un’altra giornata alla (ri)scoperta delle bellezze della Ciociaria!
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Il sito archeologico delle terme romane di Supino: una perla tra le perle dei Lepini.

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termeromanesupinoBelle. Perfettamente conservate. Così prossime ai Lepini che nel 1963, quando furono ritrovate, in molti pensarono che si trattasse finalmente di Ecetra, la mitologica città volsca distrutta dai romani di cui, ancora oggi, risultano perdute le tracce.
Invece successivi sopralluoghi e soprattutto i ritrovamenti che continuarono nei giorni a seguire, fecero sì di chiarire che il sito di Cona del Popolo, pur non essendo la città scomparsa di cui sopra, rappresentava per Supino e per la Ciociaria tutta una scoperta eccezionale.
Un edificio termale a carattere privato riferibile intorno alla metà del II secolo D.C., inserito all’interno di una grande villa residenziale ancora sepolta ed estesa nei settori immediatamente circostanti.
Dopo la scoperta nel 1963, la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio ha promosso una serie di campagne di scavo e ha coordinato restauri conservatici tra cui l’ultimo del 2014.
Dal punto di vista della topografia antica, il sito si inserisce nel contesto storico ed archeologico della valle del Sacco in età romana, ricadendo nel territorio della città di Ferentinum che si estendeva fino alle estreme propaggini montuose dei Monti Lepini.
La struttura termale è realizzata in opera mista e si articola in sette ambienti tra i quali si riconoscono due spogliatoi, un ambiente per il bagno freddo, due ambienti tiepidi, un ambiente per la sauna e un ambiente per il bagno caldo intorno al quale, a sua volta, si sviluppa un criptoportico – galleria sotterranea. termeromanesupino2
Presenti mosaici caratterizzati da un repertorio esclusivamente marino molto diffuso in età adrianea ed antonina, sono riconducibili alle numerose espressioni e testimonianze pertinenti principalmente ad edifici termali di Roma e Ostia come il Dio Nettuno rappresentato nudo, barbato e con il tridente nella mano sinistra alla guida di quattro ippocampi.
Nel caldarium o ambiente per il bagno caldo, è presente una vivace scena marina: al centro è posta la figura di un Tritone intento a soffiare all’interno di una lunga conchiglia tortile e con un remo nella mano sinistra.
Intorno a quetsa figura maschile sono rappresentati gli altri personaggi del corteo marino: in alto due Nereidi raffigurate nude e di profilo mentre nuotano, in basso un toro e un capro marino.
Intorno insistono altre due figure di personaggi che animano la scena: due conchiglie, tre delfini e una medusa. Nei due spogliatoi si conservano i resti della pavimentazione in opus sectile, caratterizzata dalla presenza di formelle geometriche realizzate con pregiati marmi policromi.
La peculiarità di questa pavimentazione consiste non soltanto nell’eccezionale stato di conservazione, ma soprattutto nella varietà di marmi impiegati e nell’utilizzo di differenti tipologie modulari che riportano a contesti di Roma e Tivoli riconducibili alla prima metà del II Secolo D.C.
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Domenica 12 marzo, passo passo tra natura e archeologia con ViviCiociaria. 380 765 18 94 per prenotare.

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12 marzoDomenica 12 marzo, passo passa tra natura e archeologia con l’associazione culturale ViviCiociaria.
Fregellae e Fabrateria Nova. Passo passo, dopo un breve spostamento in auto, tra le bellezze archeologiche di un luogo in cui c’è ancora molto da scoprire.
Con Matteo Zagarola, guida turistica abilitata e archeologo, tra i reperti e gli scavi di Fregellae, la colonia romana che fermò Annibale e che diventata troppo potente venne colpita dalla maledizione di Roma.
I suoi abitanti, quelli che non erano contrari al potere dell’Urbe Aeterna vennero spostati a Fabrateria Nova dopo essere stati ospitati a Roma.
Due città, la seconda costruita con pezzi importanti della prima, poste su due sponde opposte del lago di San Giovanni Incarico. Due città di cui, forse, si sa ancora poco. Soprattutto su Fabrateria Nova, di cui restano sparsi in un campo, testimonianze di scavi passati.
E poi il lago e i suoi rami, punto di vita e sviluppo di uomini e donne. La fantastica storia di Fregellae e Fabrateria Nova nel nuovo appuntamento per gli associati di ViviCiociaria, con pic nic e pranzo al sacco sulle sponde del lago del parco archeologico.
Per info e prenotazioni 380 765 18 94.
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