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Da Roccasecca a Colle San Magno e Castrum Coeli: 13 km di bellezza e storia nel segno di San Tommaso.

By 9 Ottobre 2017Uncategorized
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— di Alessandro Vigliani
8 Ottobre. Tempo buono, temperature autunnali e nella norma.
Ore 9,00, Roccasecca. “Piazza ovale”, via Roma, è un teatro la cui scena si apre dinanzi allo spettacolo più bello: gli arroccati resti del Castello di Roccasecca, fortificazione suggestiva dei D’Aquino, impossibile da non vedere. Poco distante la torre detta “cannone” sembra solleticare il cielo azzurro appena velato da giochi di nubi.
A poco a poco si avvicinano tutti i partecipanti, soci di ViviCiociaria e Itinarrando, una cinquantina in tutto, pronti  a percorrere i 13 km del percorso. Con noi la guida e archeologo Matteo Zagarola e Antonio Valerio Fontana, giovane scrittore innamorato di Roccasecca e Colle San Magno. Lungo il percorso, nei tanti punti sosta programmati, saranno loro a fare luce sulle particolarità dei luoghi che attraverseremo, tanto cari a San Tommaso D’Aquino.
A proposito di soste. La prima è circa 15 minuti dopo la partenza. Ci fermiamo alla Locanda del Castello, pittoresco e davvero splendido albergo ristorante in cui  ad attenderci c’è Francesco Mancone. La colazione è un break a base di succo di frutta, caffè e soprattutto la prelibata sfogliatella roccaseccana che, al dispetto del nome, non ha poi così tanto in comune con quella napoletana. E non di certo perché meno buona. Sostanziali sono le differenze nella preparazione e negli ingredienti.
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Ripartiamo e prendiamo la via che porta alla prima chiesa mai costruita in onore di San Tommaso. Da qui già il panorama è superbo, la vallata è un appezzamento multicolore di antropizzazione. Case, coltivazioni, strade che tagliano il verde come venature in un corpo. Bellissimo. In fondo le montagne, quasi che lo sguardo non possa fermarsi al limite imposto dell’orizzonte.
Qualche minuto, si entra dentro, uno scatto di gruppo mentre qualcuno di noi si perde tra scatti e nozioni geografica circa la posizione degli altri borghi. Poi via sul sentiero che porta a quella che i roccaseccani chiamano “torre cannone”.
Si sale lungo un sentiero rinverdito dalle piogge dei giorni passati, mentre sulle nostre teste di tanto in tanto fan capolino i resti del castello di Roccasecca, sontuosa costruzione che abbracciava quasi l’intera totalità del profilo montuoso che percorriamo.
Quando ormai siamo in cima il panorama è mozzafiato e spazia su tutta la valle aprendosi a ventaglio per circa 180 gradi. Un meraviglioso affaccio su parte del Lazio meridionale.
Gli scatti sono tanti, soprattutto perché da qui il castello – visto di spalle – sembra richiamare a serie tv epiche, a immagini e suggestioni che molti pensano possibili soltanto ad altre latitudini.
No, qui siamo in Ciociaria o, se preferite, nel Lazio meridionale, terra di castelli e di storia che sembra tuonare di petti ferrati e cozzare di spade.
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Matteo Zagarola parla, racconta. Qui è nato San Tommaso, dice indicando le pietre e il profilo del Castello. Qui, aggiunge, vi era un’intera cittadella. E puntando il dito indica luoghi, disegna e descrive immagini, linee di colore altrimenti assenti senza le sue parole.
Riprendiamo il cammino, c’è ancora molta strada da fare e lo zaino è una sacca vuota da riempire di emozioni. Così tagliamo tutta la montagna puntando diretti verso Colle San Magno. Il percorso è piacevole, verde, di tanto in tanti adombrato da intrecci di rame a creare geometrie perfette di gallerie arboree.
Incastonati all’interno di questo mondo come porte di passaggio tra il presente e il passato, a passi lenti ma costanti giungiamo nel borgo di Colle San Magno. Qui ad attenderci c’è il sindaco e un consigliere. Più in là, in un vicolo stretto, c’è un bar che ci serve il dolce tipico di San Magno: le pagliette. Degustiamo, ci fermiamo, qualcuno si ristora o si fa fare un panino. Sono già le 13, quindi ripartiamo su per il sentiero che ci porterà a Castrum Coeli.
Saliamo, il percorso è agevole. Passiamo all’interno dell’antica cittadella di Castrum Coeli su Monte Asprano, l’unico e originario abitato che poi genererà Castrocielo da una parte, Colle San Magno dall’altra e dando vita, poi, al rituale del “bacio delle Madonne”, quando a Pasquetta le due comunità si ritrovano portando a spalla sullo stesso monte due statue. Questo perché nonostante le due divisioni i due borghi sono ancora uniti da un passato comune e di condivisione che vedeva nel mezzo la bella chiesetta che si trova sull’Asprano.
Per noi è una lenta e bella riscoperta, un luogo magico tra mandorli, ulivi e mura poligonali, affacci meravigliosi che ci portano al punto più alto, là dove ora il castello di Roccasecca, tanto alto appariva dalla piazza ovale, è assai più basso e distante ma per nulla meno imponente.
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I due castelli, ci dice Zagarola, si guardano. Si osservano. Questo perché sebbene fossero “figli dello stesso padrone” era sempre bene, al tempo, tenersi d’occhio. Guardarsi. Controllarsi. Darsi un cenno, in una sorta di comunicazione visiva e continua. Forti, fieri, arroccati e difensivi, sembrano quasi dire: passateci voi tra queste valli, fatelo il passato di passare lì in mezzo senza essere attaccati!
Nessuna guerra, però per noi. Anzi. La convivialità di un pranzo al sacco insieme. Qualcuno dorme, altri scherzano, si parla, si ride. Ci si prepara mentalmente alla ridiscesa che è sempre l’inizio della fine di una bella giornata, sicuri come sempre che la meta finale è ancora e un’altra volta spostata più in là: che la prima volta che cammini hai bisogno di un obiettivo, un punto da raggiungere, quel punto che è il comprendere che la meta è il cammino stesso.
Grazie a tutti!
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