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11 settembre ’43. Il giorno in cui Frosinone venne distrutta.

By 11 settembre 2017Blog
133 Distruzioni arrecate dai bombardamenti nell'ultima guerrDi Alessandro Vigliani 
Era l’11 settembre 1943. Nel mondo imperversava il secondo conflitto, quello che stava facendo impallidire per perdite e crudeltà le già terribili stime della grande guerra del ’15 – ’18.
Frosinone, città Capoluogo che non aveva conosciuto in quel momento né morte né distruzione, si ritrovò sotto i pesanti bombardamenti che, nella strategia americana dovevano colpire Casilina e Aeroporto, ma che, invece, oltre ai “target” già menzionati andarono a distruggere il centro abitato.
I quadrimotore dei bombardieri presero d’assalto Frosinone. Intorno alle 21.00 cominciò la distruzione del piccolo centro abitato. Le bombe caddero favorite dal buio.
Qualcuno assistendo da Veroli alla distruzione racconterà di fumo e fiamme provenire dalla collina del Capoluogo. Tuttavia al mattino la città distrutta e ferita vedrà nel Campanile il simbolo di una resistenza di vita e una voglia di ricostruzione che sarebbe andata ben oltre i lutti della guerra.
Il Campanile era in piedi, ultimo baluardo a testimoniare il carattere coriaceo dei ciociari che a Frosinone come in tutto il BassoLazio la tragedia bellica aveva scalfito ma non fiaccato.
Giorni addietro ho “intervistato” mio nonno, Enrico Vigliani figlio di Gaspare e Ada Sinibaldi, abitante di Colle Campagiorni. Mi ha raccontato che passò la notte fuori casa e da San Liberatore assistette al bombardamento. Tornando di corsa verso casa con il fratello pregò ansimante di trovare la madre in vita. Una speranza, però, che si faceva sempre più fioca mentre si avvicinava alla città, perché all’altezza di Sant’Antonio trovarono l’attuale Corso della Repubblica completamente invaso di calcinacci e distruzione. Le case l’una sull’altra, piegate, mi ha detto – e lo dice ancora – proprio così mio: piegate sulla strada. 134 Distruzioni arrecate dai bombardamenti nell'ultima guerr
L’accesso alla città era difficile. Talmente complicato che nemmeno i mezzi canadesi riuscivano a passare e dovettero penare non poco per liberare le strade mentre il genio indiano faceva saltare delle case per aprirsi la strada sull’attuale Fosse Ardeatine.
Mio nonno e i miei prozii si mossero in direzione Colle Campagiorni arrampicandosi sulle grandi macerie, superando i posti di blocco della polizia militare con l’agilità incosciente della giovane età aiutata dal non sapere. I tedeschi in ritirata, ma questo un bambino non poteva saperlo, avevano aspettato i canadesi.
Passando in quei luoghi di distruzione videro quegli angoli che fino a pochi giorni prima erano le ambientazioni di tutti i giochi che i bambini, nonostante la guerra, facevano.
Risalirono, si addentrarono nel fitto reticolo di strade del centro storico ora divenute una sorta di confuso esercizio stilistico – pittorico di Escher.
Giunsero dinanzi casa di “Sora Ada”, così la mia bisnonna era chiamata. Incredibilmente, tra cumuli di macerie, l’abitazione era rimasta in piedi. Sull’uscio la mia bisnonna ad attenderli, ritta come il Campanile, pronta a riabbracciare i propri figli.
Non fu quell’abitazione, in verità, l’unica a resistere alla furia delle bombe. Il già citato campanile e la chiesa di Santa Lucia, benché danneggiata, resistette. Anche la Cattedrale di Santa Maria ebbe fortuna nonostante i danni. Il palazzo della Prefettura venne sventrato per metà, oggi la parte ricostruita si può vedere bene. Ara Priora, la vicina Caserma dei Carabinieri, quartieri interi, invece, vennero spazzati via. 82 bombardamenti renderanno Frosinone il Capoluogo di provincia più bombardato ma non il più ricordato, non quello che racconterà mai troppo questa vicenda.
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