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Il Sator: il quadrato magico della Certosa di Trisulti.

By 2 Maggio 2017Blog
satorEntrando nella zona della farmacia, chissà quanti, tra turisti e viandanti c’avranno fatto caso. Tra gli affreschi, misteriosi e a volte inquietanti del forse alchimista Filippo Balbi, su un muro, ad angolo, subito al di sotto di una figura presumibilmente di fantasia (l’abante) – dalle sembianze taurine o caprine, con un ramarro verde sul petto, una coda che gli spunta dalla barba e un’altra zampa caprina sulla spalla – si trova lui: Il quadrato del Sator, quadrato magico che ad oggi rappresenta la più famosa struttura palindroma ritrovata in diverse parti del mondo. Dalla Mesopotamia, all’Egitto, dall’Inghilterra all’Ungheria. Da secoli capace di attrarre gli studiosi a causa del suo misterioso fascino, causa anche dell’incertezza circa il significato.
Si tratta di una frase in lingua latina – SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS – che può essere letta in entrambi i sensi, come ve ne sono tante altre. La sua singolare caratteristica, però, è che, essendo formata da cinque parole di cinque lettere ciascuna, è possibile iscrivere la stessa frase in un quadrato di 5 x 5 caselle all’interno del quale la frase può essere letta in quattro direzioni possibili: da sinistra verso destra, e viceversa, oppure dall’alto verso il basso, e viceversa.
Le origini del quadrato, tanto quanto il significato, sono piuttosto misteriose. Per molto tempo si è creduto che lo stesso avesse radici nel medioevo poiché non vi erano stati ritrovamenti databili a prima del IX secolo. Poi nel 1868 uno scavo archeologico tra le rovine di Corinium in Inghilterra portò alla luce l’iscrizione sull’intonaco pur apparendo in versione speculare quindi con Rotas.
Ad oggi le testimonianze più antiche portano direttamente tra i resti di Pompei dove nel 1925 e nel 1936 vennero rinvenuti esempi del suddetto quadro.
Sator Arepo Tenet Opera Rotas. Latino, certo. Tuttavia il termine AREPO non è strettamente latino. Alcune idee su tale parola fanno riferimento alle Gallie e nei dintorni di Lione ove esisteva un tipo di carro celtico che era chiamato arepos: si suppone allora che la parola sia stata latinizzata in arepus con funzione di ablativo strumentale.
La traduzione, quindi, porterebbe a: Il seminatore, con il carro, tiene con cura le ruote, della quale si cerca di chiarire il senso intendendo il riferimento al seminatore come richiamo al testo evangelico, sotto interpretazione di Jerome Carcapino.
Una interpretazione più semplice considera “Arepo”, invece, come nome proprio, da cui il significato diviene: Arepo, il seminatore, tiene con maestria l’aratro.
Di più. Nel quadrato di Trisulti, lo stesso Balbi ha aggiunto in calce “Ma il cambiar di natura è impresa troppo dura”, frase che apre ad altri e suggestivi misteri, tenuto conto degli altri affreschi dell’artista e della vita dello stesso ammantata di un’ulteriore incredibile velo di mistero che aggiunge fascino alla bellezza eterna, senza tempo, della Certosa di Trisulti.
Fonti:
Angolo di Hermes
Tesori del Lazio
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