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Ninfa, Norba e le nostalgie del giorno dopo.

By 27 Giugno 2017Blog
45— Di Alessandro Vigliani
Ninfa e i giardini di una città che ebbe 2000 abitanti.
Capoluogo tra gli altri di Campagna e Marittima, splendore malinconico che affascina e coglie impreparati quando, al centro del cuore, in un trambusto di venti malinconici, la burrasca diviene una di quelle nenie che, in lontananza, danno indietro nostalgie antiche.
E se primavera ed estate son momento di risveglio, non mancherà di notare quanto splendore decadente s’annidi nel Giardino di Ninfa, carezza dolce, nostalgia di passati remoti.
Dietro ogni fioritura sembra quasi che vi sia una storia, un mondo, un abitante che fu di Ninfa.
Il lago, il fiume, per davvero pare richiamino a principesse col petto proteso verso amori struggenti e impossibili come racconta, tra l’altro, la leggenda di Ninfa e Norba di cui abbiamo già scritto.110
Il silenzio intorno e il Giardino aperto alle 9.30 solo per noi è uno scrigno che si apre e svela i propri tesori passo dopo passo. Profumi inebrianti, sensazioni da Sindrome di Stendhal, mentre Giulia, la guida, sembra scivolare lentamente tra fioriture e ruscelli che non mitigano mai la calura di fine giugno.
La torre, poi, è sempre lì, a svettare solitaria, curiosa e innamorata di così tanto verde e fiori e alberi.
Tra le rovine e i resti di una città mai perduta realmente, dove la vita era di certo più banale del silenzio odierno, ma che a noi suggerisce di enfasi eroiche e leggendarie virtù umane.
137Un respiro, un altro ancora e siamo già diversi metri più in alto a guardare, come in volo, i passi appena percorsi.
Norba antica e il suo fascino di pietra imponente e megalitico, poligonale e stretta tra le sue mura la storia conservata è uno spettacolo che s’apre dinanzi ai nostri occhi.
Non è il sole a fiaccare la nostra volontà di essere presenti alla ritrovata e conservata storia narrata da Beatrice Cappelletti, archeologa che ci accompagna nella vita d’un tempo d’un’altra città che sembra venir fuori da libri di mitologia greca.
Norba è un incanto, la ventilazione costante quasi un dono di Eolo, abbarbicata com’è su di un colle da cui si domina la piana fino al mare.
Affacciandosi dall’acropoli, l’occhio viaggia con la mente fino a scrutare Circe e le isole tra la foschia mattutina, ombre controluce come giganteschi drakkar alla deriva.
E chissà quanti e quali pensieri s’annidano nella mente dei tanti che si affacciano, con alle spalle le rovine della città antica e dinanzi la modernità sfacciata che prende possesso del panorama.
La madre con la bambina dalla gonna svolazzante che indica l’orizzonte, una coppia di sposi, la nostalgia di una ragazza che scruta solitaria campi, strade a risalire come vene tutto il crinale a seguire con gli occhi e poi in alto, verso il cielo, in un percorso che è un volo pindarico atto a carpire l’istante di un Icaro di ritorno che il suo volo porterà a termine.
Quadri astratti di una giornata unica tra i luoghi dell’anima.
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