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Come in una favola. Ninfa e Norba tra principi, re e principesse.

By 23 Giugno 2017Blog
ninfadicisternaanni2030aurelioscarpetta— Di Francesca Mattiello
Lo abbiamo ripetuto mille volte dalle pagine virtuali di questo blog. Consideriamo un unico territorio, quello che fu di Campagna e Marittima e quello che era di Terra di Lavoro fino al nord della Campania. Ma soprattutto, amanti del bello e del viaggio, del cammino come inizio di ogni avventura, non abbiamo confini di sorta che riescano a porre un veto sulla nostra sete di conoscenza.
Così, e per questo, giungiamo a Ninfa e Norba Antica, itinarrando e itinarranti emozioni e passi lenti, un viaggio che domenica 25 giugno proporremo ai soci di ViviCiociaria e Itinarrando.
Una Terra fatta di borghi e angoli dimenticati, di rovine, di giardini e di antichi templi posti sulla cima di una collina. E’ tutto ciò che non ti aspetti di vedere e che invece poi, inevitabilmente, è destinato a sorprenderci.
Piccoli angoli di meraviglia, quelli che un viaggio verso la pianura pontina, è riuscito a regalarci.
Il racconto di una storia diversa questa volta, fatto di miti e leggende che si rivelano con toni romantici e a tratti malinconici.
Un viaggio che una mattina di poche settimane fa ci ha condotti verso Ninfa, un luogo dove il tempo sembra aver congelato e tenuta intatta la sua affascinante bellezza.
Definito dal New York Times “il più bel giardino romantico del mondo”, è uno splendido esempio di poesia e architettura medievale. Oggi proprietà della famiglia Caetani, i Giardini di Ninfa vantano una storia e uno scenario in grado di incantare ancora oggi le migliaia di persone che impazientemente attendono “la bella stagione” per farvi visita.
Roseti, cespugli, alberi ad alto fusto, colori dirompenti, ruderi di Chiese, un castello merlato e un romantico lago riflesso. Ma soprattutto una leggenda, quella della bella Ninfa, principessa che portava il nome della città stessa.
Si narra che suo padre, un governante saggio e accorto, desiderasse bonificare le terre paludose che minacciavano e limitavano continuamente le attività dei campi, delle arti e dei mestieri. Così promise la mano di sua figlia a colui che fosse riuscito in questa nobile impresa, ridando vita a tutto il territorio fino al mare.
I due contendenti furono il principe Martino, leale e coraggioso che segretamente amava la bella Ninfa, ed il principe Moro, noto stregone dedito alle arti occulte.norbantica2
Martino, con una serie di opere di bonifica stava portando a termine il lavoro nella parte del terreno assegnatagli. Fu a quel punto che Moro, con una sorta di incantesimo, prosciugò in un baleno il suo territorio vincendo la sfida.
Il Re, pur conoscendo l’amore che univa Ninfa a Martino, non poteva sottrarsi alla parola data. Fu così che al rifiuto della figlia di prendere in sposo il vincitore, la fece rinchiudere nella torre del castello.
La principessa, visto svanire il suo desiderio d’amore con il suo amato Martino, una notte salì fin sui merli e da lì si gettò nel lago.
Si narra che nelle notti di luna piena dal lago è possibile udire una sorta di nènia, il lamento di due giovani innamorati che hanno visto infranto il loro bel sogno d’amore e che proprio in quelle notti, il profilo di Norma, poco più in alto, somigli distintamente alla figura di una “Bella Addormentata”.
norbaanticaLasciamo Ninfa alle nostre spalle, proseguendo oltre, percorriamo ancora un buon tratto di pianura finché incombente su di noi appare Lei, in posizione dominante sull’intero panorama. E’ Norma questa volta, che vanta una storia antica e gloriosa. Man mano che si sale i tornanti lasciano spazio ad uno scenario sempre più inaspettato. A pochi passi dall’entrata in questo piccolo paesino fatto di case modeste, è possibile trovare i resti dell’Antica Norba, circondata da mura ciclopiche che racchiudono come uno scrigno un mondo ormai silenzioso, fatto di resti di case e templi.
Varcata la prima porta si ha la sensazione di oltrepassare un confine: ai nostri occhi si palesano distese verdi e un cielo azzurro che fanno da cornice ad un tratto di storia.
Gli antichi attribuiscono ad Ercole la fondazione della cosiddetta città di pietra.
Virgilio nell’Eneide narra che Ercole dopo la vittoria su Giunone, portò con se come preda un gregge di tori e vacche, che fece pascolare sul suolo latino.
Caco, antica divinità del fuoco, mezzo uomo e mezzo animale, vide la mandria, rubò quattro tori e quattro vacche. Per farne perdere le tracce le tirò per la coda, in modo che le orme andassero nella direzione opposta alla sua orrida grotta. Ercole grazie al muggito delle vacche rinchiuse, riuscì ad arrivare nell’antro tenebroso, dove trovò ed uccise Caco, strangolandolo con la sua forza immane. Dopo aver liberato le vacche e i tori rubati, fondò lì una città, la città di Norba.
Una distesa enorme di rovine si susseguono a perdita d’occhio.
Scavi, mosaici e strade di una vera e propria città che è possibile percorrere con i nostri piedi. Lo stupore di sentirsi parte per un attimo di un tratto di storia. Non quella raccontata sui libri, ma quella che per un attimo possiamo toccare con il palmo delle nostre mani.
Oggi meta di appassionati di lanci con il deltaplano che volano sopra l’agro pontino per godere dell’alto di un panorama senza precedenti.
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