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Al cospetto del tragico, malinconico destino del Re del bosco di Nemi. D’amore e di morte.

By 2 Giugno 2018Blog
Lago di Nemi, specchio di Diana lo chiamavano gli antichi. Chi ha visto quelle acque incastonate tra i colli albani non potrà mai dimenticarle. I giardini degradanti verso le sponde, la malinconia del bosco, la placida consistenza del lago. Diana, la Dea, dice Frazer ne “Il Ramo D’Oro” potrebbe ancora indugiare e aggirarsi e vagare ancora per quei boschi selvaggi.

E con lei il Re del bosco, condannato a non invecchiare, a non perdere neanche un giorno per non cedere il passo al suo successore. Misteriosa e ricorrente tragedia che sa già di celtiche divinità, di riti norreni e porte come passaggi poste in qualche antro solstiziale.
Sulla sponda settentrionale del lago sorgevano il bosco sacro e il santuario alla Dea Nemorensis, la Diana dei Boschi. In quel sacro bosco c’era un albero intorno cui a tutte le ore del giorno, a tutte le ore della notte, era possibile incontrare una truce figura che guardinga con la spada sguainata, volgendo gli occhi ora a destra ora a sinistra, guardandosi le spalle, cercando di coprire ogni punto cardinale difendeva la propria gola. Quell’uomo era il Re del Bosco, sacerdote e omicida, destinato a cadere per mano del proprio nemico da cui si guardava le spalle poiché un candidato al sacerdozio poteva ottenere l’incarico solo uccidendo il suo predecessore fino a quando non fosse stato a sua volta ucciso da uno più astuto, forte e giovane di lui. La carica in ballo era quella del Re, sovrano del bosco, ma certo mai testa coronata dovette più della sua – dice Frazer – sentir disagio o venir visitata dai sogni più funesti. Anno dopo anno, giorno dopo giorno, costretto a vagare e mai a interrompere la sua solitaria vigilanza. Zero sonno, zero riposo. Ogni qualvolta avesse chiuso gli occhi lo avrebbe fatto a rischio della sua stessa vita.
Un dramma ricorrente che quasi stona con il lago placido, con l’azzurro del cielo ma che trasforma il bosco in un mondo “altro”, oscurato dagli alberi imponenti, verdi nella bella stagione ma capaci di oscurare il sole, morenti e tristi in inverno a offrire un tappeto di foglie all’eternità del dramma. Una figura, quella del sacerdote, malinconica e cruenta, vagante eterno e destinato alla sconfitta ma non per questo già avvinto, pronto a difendere la propria vita e l’albero cui era vietato staccare rami. Solo a uno schiavo fuggitivo era permesso e qualora vi fosse riuscito avrebbe potuto uccidere il sacerdote, guadagnando col sangue l’appellativo di Re dei Boschi. Quel ramo, il ramo d’oro, di virgiliana memoria che dà il nome al fantastico testo antropologico di Frazer.
Ma nel bosco di Nemi, dedicato a Diana, non solo questo triste re malinconico potreste incontrare. Nascosto e innamorato, potreste imbattervi in Ippolito, sotto le mentite spoglie di Virbio, il quale dovette nascondersi per placare l’ira di Afrodite, offesa dall’indifferenza del giovane e bello cacciatore che alla caccia aveva consacrato la sua vita, fiero d’essere innamorato devoto e compagno di Artemide (equivalente greco di Diana). Punito per questo, ucciso per mano di Poseidone padre di Teseo a sua volta genitore della rancorosa Afrodite. Si dice che mentre Ippolito cavalcasse sulle sponde delle acque del golfo Saronico, un toro venne fuori dalle acque facendo imbizzarrire i cavalli della sua biga, i quali, una volta disarcionato, lo calpestarono cagionandone la morte. Ma fu la stessa Diana che amava Ippolito che chiese a Esculapio di riportarlo in vita con le sue erbe medicamentose. Giove, però, non poteva di certo accettare che un umano potesse tornare in vita, così scaraventò Esculapio nell’Ade. Diana allora nascose Ippolito in una densa nube, lo ingrigì mostrandolo più vecchio fino a celarlo nel bosco italico, sulle sponde del lago di Nemi, là dove, affidato alla ninfa Egeria, regnò come sovrano col nome di Virbio. E in quel luogo dedicherà un santuario alla sua Diana, per amore eterno alla sua Dea.
Virbio, Diana, l’albero sacro e il bosco sono intimamente uniti, poiché il sacerdote – Re del bosco – richiama direttamente alla figura di Virbio che innamorato di Diana le personifica nell’albero che diventa l’archetipo dell’amata.
Fonte: Frazer, Il Ramo D’Oro. 
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