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Il Natale nelle case ciociare: storie e tradizioni della “novena” degli zampognari e del ciocco nel camino.

By 23 Dicembre 2016Blog
zampogne

“In Ciociaria, il Natale è ancora la festa tipica della famiglia, malgrado molte tradizioni vadano scomparendo. Fino a pochi anni addietro, l’atmosfera natalizia era preparata dalla “novena degli zampognari”, i quali ai primi di Dicembre, dai paesi della Valle di Comino, si spostavano in tutta la regione e a coppia suonavano la nenia dinanzi alle porte delle case”.”La sera della “vigilia” il tradizionale ciocco ardeva nel camino di ogni dimora”.

A darci tali nozioni è Egidio Ricci nella pagina dedicata al 24 dicembre del suo Almanacco di Ciociaria. Ma da dove ci giunge la tradizione del ciocco? E quali significati ricalca?
Ci viene dato sapere che era dato al capo famiglia il compito di gettare nel camino il ciocco di legno, dopo tutta una serie di rituali.
Era il ceppo di Natale, usanza cara ai popoli nordici ma anche a quelli dei balcani, diffusa in quasi tutta Europa e risalente al periodo pre cristiano, quando al fuoco era dato il compito di purificare il passaggio nella porta solstiziale, archetipo del sole e della rinascita del giorno.
Il ceppo, da cui viene preso idealmente in Francia, anche la forma tipica e il nome del “tronchetto”, restava a bruciare nel camino fino all’epifania, intorno tutta la famiglia nel rito del focolare e della divinazione solare.
Luce e calore al centro, tutto intorno la famiglia unita nell’auspicio di un inverno meno freddo e austero. Il ceppo oggi è stato sostituito da un albero che fa luce dall’8 dicembre fino al 6 gennaio, ma il significato cui rimanda è forse lo stesso. Frassino o abete che sia.
Nelle piccole case di campagna, su un tavolino, in periodo cristiano un presepe faceva già la gioia dei bambini: una grotticella di cartapesta, pochi pupazzetti di terracotta, alcune zolle di muschio, su cui era stata sparsa una manciata di farina, per raffigurare il paesaggio invernale.
E così nel tempo che sfugge a ogni cosa, alle tradizioni dell’uomo, a volte si rinnovano, spesso si innovano, tradizioni e usi che giungono forse da lontano, mutuate alle nuove conoscenze, al provare e riprovare di nuove ricette. Così il dolce della ricorrenza in talune case di Ciociaria, per la maggiore nel nord, consiste nel panpepato o pangiallo, altrove di frittelle è fatto questo periodo, con pasta ripiena con uva passa, pezzi di baccalà e di mela, cotte all’olio in padella, e poi cosparse di zucchero.
Dopotutto, e per fortuna, è ancor oggi libertà trascorrere questi giorni così come si conviene.

Alex Vigliani

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