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Le miniere di San Donato Valcomino. Quando in Ciociaria si estraeva ferro. E valeva più dell’oro.

By 28 Novembre 2017Blog

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C’è stato un tempo in cui il ferro aveva valore più dell’oro. E una miniera voleva dire avere ricchezze, lavoro per l’estrazione e tante altre attività facenti parte dell’indotto lavorativo. Con una miniera di ferro si poteva mangiare, portare avanti una comunità e farla crescere nonché creare scambi commerciali o rinforzare le proprie difese belliche.
San Donato Valcomino, anno del Signore 1774.  Tra le montagne, nella tranquillità di boschi verdi e terra rigogliosa, tra inverni freddi e fresche estati è appena stata individuata una grande quantità di materie prime. Siamo al confine con l’Abruzzo, l’Italia è ben lungi dall’essere così come la conosciamo oggi e San Donato è parte della vasta Terra di Lavoro parte del Regno delle Due Sicilie.
Siamo alle pendici del Monte Meta, ed è proprio lì, in quel punto così difficile da raggiungere, che è stato rinvenuto materiale roccioso ricco di ossido di ferro che induce fin da subito a pensare che vi siano risorse ancor maggiori da esplorare ed estrarre.

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Nel 1852 Re Ferdinando II di Borbone decide di investire. Potenzia la ricerca mineraria in tutto il regno per colmare i bisogni di materie prime e metalli da una parte e dall’altra per bloccare gli interessi inglesi di impadronirsi delle miniere a seguito dei moti del 1848.
Re Ferdinando crea da subito una commissione presieduta dal capitano di Artiglieria Gennaro Isastia per fare il punto delle antiche ricerche sotterranee, indagare le condizioni topografiche del territorio, pianificare l’investimento economico. Ad accompagnarlo due ufficiali, un distaccamento di Zappatori-minatori (il genio militare), un Capominatore e diversi Ingegneri di Acque e Strade. Tra loro va ricordato il geologo Gaetano Tenore. Di tutti i siti esplorati in valle, quelli che diedero il risultato migliore per la qualità del prodotto furono Monte Cunnola (San Donato) e Monte Omo (Campoli).
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La ricerca dà i propri frutti. Nella primavera dello stesso anno una commissione di tecnici rinviene nelle montagne grandi quantità di limonite. I lavori di scavo hanno dunque inizio nel maggio del 1853, una volta che il materiale è estratto
 viene portato a Capolavalle, l’attuale Piazza Carlo Coletti, grazie a dei cestoni che vengono trasportati da quadrupedi. Anche le donne partecipano al trasporto dei minerali, portavano la limonite in testa o sulle spalle dentro cesti di vimini.
Non appena il materiale giunge in piazza, viene pesato e pagato agli operai e successivamente viene trasportato alla “ferriera” di Atina dove viene lavorato. Le materie prime verrranno estratte fino al 1860. In seguito all’Unità d’Italia, sia le miniere, che la “ferriera” di Atina, vengono definitivamente abbandonati ponendo fine alla breve epopea dell’estrazione di cui oggi resta una fitta rete di sentieri, collegamenti utilizzati in passato dalle maestranze all’opera e soprattutto le miniere in perfetto stato di conservazione.

 

 

 

Fonti: http://www.altaterradilavoro.com/miniere-limonite-nella-valle-comino/
Foto: Alessandro Vigliani e Angelo Capoccia.
Foto storica: foto d’archivio.

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