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E se la polenta fosse nata in Ciociaria?

By 17 Gennaio 2017Blog
soranipolenta

E se la polenta fosse nata prima nel BassoLazio e poi giunta nel nord Italia?
Polentata di Sant’Antonio a Sermoneta e nel BassoLazio, una storia che viene dal 1503.

C’è un dato che non sfugge a chi si avvicina alla cucina della Ciociaria e delle zone della provincia di Latina a ridosso di Lepini, Ausoni e Aurunci: la presenza della polenta tra i prodotti tipici, richiamo – addirittura – di una tradizione rurale che poneva il prelibato piatto al centro di una grande tavola, con carne di origine suina e la famiglia intorno, così come nelle usanze del nord Italia.
La domanda, dunque, viene naturale: come possibile che un piatto così nordico sia giunto a noi, costituendo, nei fatti, una piccola enclave tra le pietanze tipiche a latitudini più meridionali?
Ebbene si racconta che nel 1503 Guglielmo Caetani finalmente tornato a Sermoneta dall’esilio di Mantova portò con sé il seme del granturco, giunto dalle Americhe e facendone ampie coltivazioni sui fertili territori.
In poco tempo da quei semi, conoscendo già la lavorazione del grano, si poté fare la farina che inizialmente veniva utilizzata per procurare pietanze ai prigionieri del castello e, in seguito, dai poveri e dai pastori come cibo quotidiano.
Ben presto, così, nacque poi la polenta, una preparazione povera con i sapori della tradizione locale, nata dalla conoscenza di un miscuglio che si faceva con farine di grano con prevalenza di crusca e acqua, un piatto tipico per quei pastori che si spingevano su quelle terre alla ricerca di pascoli più verdi durante il periodo invernale.
In occasione della festa di Sant’Antonio protettore degli animali domestici, che ricorre il 17 gennaio, i pastori stessi scendevano in paese a far benedire i loro animali ed in questa occasione pare che vi fu offerta per la prima volta un piatto di polenta cucinata sulla pubblica piazza e condita con carne di maiale – che in genere veniva sacrificato tra la metà di dicembre e il giorno di Sant’Antonio.
La polenta quindi si diffuse velocemente – e apparentemente – prima in tutto il BassoLazio tra contadini e pastori e solo in un secondo tempo nel nord Italia, tra l’altro evitando – come riferito da fonti confutabili in rete – l’insorgere dello scorbuto dovuto all’eccesso senza proteine di carboidrati, grazie dunque alle pregiate carni.
Il clima mite ha permesso quindi, prima che nel resto d’Italia, il proliferare di piantagioni di mais e la preparazione della pietanza, diffusasi poi in tutto il territorio con riti relativi allo “sfamo” del popolo come a San Sebastiano a Villa Santo Stefano. 
Dipinto/incisione: Octave Edouard Jean Jahyer contadini sorani cucinano la polenta.
Fonte: osservatorelaziale.it su Sermoneta.
Articolo: Alex Vigliani.
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