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Arturo Zavattini: da Che Guevara… alla “piccola ciociara” di Pico.

By 16 Maggio 2017Blog
piccolaciociara
— di Alessandro Vigliani
Arturo Zavattini, nato a Luzzara nel 1930 è un fotografo. Di più. Fotografo e viaggiatore. Dal 1949, anno in cui si innamora della fotografia, tutto quel che vede finisce nell’otturatore della sua macchinetta.
Figlio d’arte, come suo padre lavorerà nel cinema. Conoscerà Vittorio De Sica e tutti i grandi del neo realismo tricolore. Operatore e direttore della fotografia di molti film italiani e stranieri. Attualmente cura l’archivio dedicato al genitore Cesare Zavattini.
Gira il mondo, Arturo. Tanti gli scatti di natura quasi etnologica, in una miscellanea di emozioni, immagini, viaggi e studio di usi e costumi.
Sempre Arturo Zavattini, sempre lui, tra i grandi del mondo conosce Che Guevara. Lo incontrerà proprio all’indomani della rivoluzione cubana, sul set del film di Tomás Gutierréz Alea, Historias de la revolución, alle quali Zavattini collabora in veste di operatore nell’ambito di un progetto italiano di sostegno alla nascente cinematografia dell’isola caraibica.
Ma Zavattini è anche il fotografo che lavora gomito a gomito con Fellini, con il già citato De Sica, con Mastroianni o Sofia Loren.
Un percorso che lo porta nel 1952, mentre da Roma sta andando verso la Lucania, a fermarsi nel BassoLazio e immortalare una bambina che guarda l’obiettivo con sguardo sicuro.
La foto è straordinaria, resa ancor più suggestiva dal bianco e nero. La bambina calza le tipiche ciocie, il cuoio scuro contrasta con il bianco delle fasciature sulle gambe. Passo sicuro verso l’obiettivo. Una cartella sotto braccio, occhi scuri, la piega della gonna come un’onda del mare di pietre ispide di uno dei tanti tratturi che, come vene, segnano i tratti collinari o montuosi del BassoLazio e che la bambina doma in perfetto equilibrio, nella mnemonica conoscenza di un sentiero percorso mille e mille volte.
Quella bambina è Gianna Dridossi di Pico, che in un articolo su Tante Storie si racconta e racconta il momento dello scatto, il fatto che sia lei, in un nutrito gruppo di bambini, a restare dinanzi alla macchina fotografica. Fiera, sicura, senza paura dinanzi a due uomini sconosciuti piovuti chissà da dove.
Si vergogna Gianna, in quel 1952, a calzare le ciocie, segno distintivo di un’appartenenza sociale non certo tra i vip capitolini, ma farsi fotografare le piace.
Portamento fiero, fiero come solo certe donne di questi luoghi hanno e che si incarna oggi nella donna madre e nonna che nelle sfumature della foto si riconosce, ripercorrendo ritroso un sentiero che la trova ancora bambina tra quelle pietre. Bambina, che con buona pace dello scrittore Tommaso Landolfi, è figlia di questa terra, di questo mondo.
Una bambina che porta le ciocie e, cosa più importante, sa portarle.
E che, tu, chiamala, se vuoi, ciociara.
La piccola ciociara.
Fonti: www.tantestorie.it – http://www.idea.mat.beniculturali.it/attivita/eventi/item/550-az-arturo-zavattini-fotografo
Foto: “La Piccola Ciociara”, 1952, Arturo Zavattini. 

 

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