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Gole del Lacerno: cronaca di una giornata strappata a… Lucifero.

By 7 Agosto 2017Blog
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— Di Alex Vigliani 
Ore 9.30, 6 agosto 2017. I giorni di Lucifero. Un gruppo di più di 60 persone, soci di ViviCiociaria e Itinarrando, si incammina per il sentiero che porta giù alle gole del Lacerno. Il sentiero, in lento camminare, sfila piano verso una temperatura man mano sempre più fresca. Tra la vegetazione comunque rigogliosa, nonostante la stagione siccitosa, passo dopo passo verso una giornata che si rivelerà indimenticabile.
D’un tratto tra gli alberi che si muovono appena arriva il rumore di acque che scorrono. La prima notizia, a tratti incredibile, è che l’acqua c’è ancora. Dopo il nostro sopralluogo di qualche giorno fa, nonostante il caldo, l’acqua c’è e scroscia tra le rocce.
Il Vallone Lacerno, ok, non sarà in forma come in tanti anni passati, ma c’è. Le sue acque scorrono ancora sulla strada erosa da anni e anni di azione. Così quando siamo ormai nel fondo delle gole, chi all’asciutto, chi in acqua, è un piacere muoversi nella frescura ritrovata che contrasta con il caldo di qualche metro più sopra, ben consci che la temperatura – rovente – lì dove siamo partiti si aggira intorno ai 40 gradi come da previsioni.
Si respira. Le acque sono fresche e dalle rocce risale il fresco di rifrazione che rende tutto più bello. In un attimo chi è già grande torna bambino e i bambini giocano nell’acqua come è normale e naturale che per loro sia.
Nessuna fatica. Tanti sorrisi, qualcuno urla di felicità e intanto le gole si stringono in un abbraccio sempre più fresco, fino a schermare i raggi solari tra rivoli e pozze sempre più profonde, colpi d’occhio davvero unici di un camminare lieto e ricolmo di felicità. 60
Tanti occhi guardano in alto, così piccoli noi uomini dinanzi alle cattedrali della natura e sembra negli sguardi di ritrovare lo stesso pensiero. Nelle bocche aperte, estasiate, la medesima riflessione a confutare il lavoro inarrestabile e lento della natura su rocce che a noi sembrano incredibilmente solide, indistruttibili, ma così tanto modellabili dalla maestria dell’azione delle acque.
Ed eccoci infine, sotto la cascata, a godere di quanto questa terra ci ha dato, fortunati nel sapere che in Ciociaria esistano luoghi così nascosti agli occhi da amare, rispettare e vivere perché è solo nello scambio reciproco di energie con la terra che esistiamo, non con il cemento, non con l’umanocentrismo che tutto distrugge ma con il comprendere che siamo parte di questo splendido habitat, figli della terra: una terra da cui veniamo, una terra verso cui andiamo.
Per sempre. Ti amo Ciociaria!
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