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Aquinum ma anche Fregellae e Fabrateria nova, perle dell’archeologia nel Lazio Meridionale.

By 20 Aprile 2018Blog
di Alessandro Vigliani
Chiariamo subito. La storia non è una lunga sequela cronologica senza arte né parte, perché a studiarla per date sembra così. Fregellae e Fabrateria così come Frusna poi Frusino sembrano essere passate dall’essere città volsche a municipi romani con la velocità attraverso cui si dà un senso alle date. Non è così. Ai volsci, a questo popolo ancora oggi immaginifico, dobbiamo tanto e diversi secoli di storia e – in parte – di cultura, se è vero come è vero che buona parte della loro storia, del loro sistema sociale, è ancora oggi da comprendere appieno. Il profilo belligerante degli stessi come quello di tutti i popoli pre romani evidenzierebbe a torto un popolo nerboruto dedito più allo sgozzamento di nemici che non alla crescita sociale. Questo errore di costruzione psicologica sembra essere comune a tutti i nemici di Roma, come se Roma fosse capace solo di guerra.
Questo preambolo per dare ai Volsci quel che è dei Volsci quando si parla di antropizzazioni chiaramente precedenti a Roma, quella Roma che spesso sembra essere il punto da cui partire quando si parla di storia.
Aquino fu fondata dai Volsci per poi divenire come altri centri del Lazio meridionale municipio romano col nome di Aquinum, fiorente città poiché posizionata come Fregellae sulla importante via Latina, fondamentale zona di passaggio di merci.
La prima volta che incontriamo Aquinum sulle fonti storiche è il 211 A.C., durante la marcia di Annibale proprio lungo la Via Latina, nello stesso periodo – tra l’altro – la stessa Fregellae fronteggerà Annibale (212 A.C.) in avanzata sulla stessa direttrice.
Il comprensorio archeologico dell’Aquinum romana si trova poco fuori dall’attuale centro abitato di Aquino, tra lo svincolo autostradale di Pontecorvo e la Chiesa di S.Maria della Libera con resti disseminati per la campagna circostante.
La città romana era cinta da mura e da tre laghi in seguito prosciugati. La Via Latina l’attraversava entrando da una porta in direzione di Roma ed uscendo per una porta in direzione di Capua. Tracce dell’antica strada, pavimentata con grossi blocchi lavici, sono ancor’oggi visibili. Di Aquinum oggi sono rimasti tratti di mura in “opus quadratum” e la porta verso Capua, detta di San Lorenzo.
In mezzo ad una ricca vegetazione, che in parte ricopre la città romana, emergono qua e là i resti del teatro, dell’anfiteatro, di edifici termali, del Capitolium con un elegante fregio a metope e triglifi.
Il Capitolium era il santuario urbano dell’ultimo periodo repubblicano di cui resta la parete di fondo con in alto un fregio a metope e triglifi.
Della Porta Romana, accesso alla città per chi veniva da nord, restano enormi massi squadrati di travertino. Del Teatro, della metà del I sec. a.C., rimangono i setti radiali della media cavea in opera quasi reticolata. I resti dell’Anfiteatro, di età augustea, sopravvivono nel basamento di un casolare a ridosso dell’autostrada del Sole. E per finire, lungo il tragitto che ci conduce alla Chiesa di S. Maria della Libera si notano resti in opera quadrata di un edificio absidato e resti della chiesa medievale di S.Maria degli Angeli, l’antica cattedrale di S.Costanzo Vecchio.
Fonti: www.ciociariaturismo.it 

 

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