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Montecassino distrutta per un errore di traduzione?

By 17 Febbraio 2017Blog
montecassino3Montecassino distrutta per un errore di traduzione?
Una teoria che circola da qualche anno, apparsa in un articolo del 5 aprile 2000 su Repubblica e sul Portale del Sud.
Era il 15 febbraio 1944.
“Com’era possibile permettere che restasse in piedi una simile struttura, dominatrice del campo di battaglia? L’abbazia deve essere distrutta”. Generale inglese Alexander.
L’abbazia di Montecassino, vuole una teoria, sia stata distrutta da un errore di traduzione. E fu di certo l’errore più grave quello di distruggere l’abbazia. Un crimine artistico. Un errore tattico e militare che costerà un tributo altissimo di sangue per le forze alleate. Tra le macerie i soldati tedeschi, che prima erano posizionati nelle colline intorno all’Abbazia, troveranno riparo e posizioni più privilegiate atte a tenere sotto tiro gli “attaccanti”.
La distruzione del monastero fondato da San Benedetto nell’Alto Medioevo fu chiesta a gran voce dal generale Bernard Freyberg, comandante del corpo d’armata neozelandese quando chiamato ad attivarsi fece notare come i tentativi di attacchi precedenti non fossero andati a buon fine. Il curriculum di quell’azione militare, d’altronde, parlava chiaro. La Texas completamente distrutta sul Fiume Rapido. I tentativi fin d’allora falliti e l’impasse dei soldati alleati che continuavano a cadere sotto il fuoco incrociato dei tedeschi.
Far morire altri soldati? Dato per scontato che lì nell’Abbazia vi fossero tedeschi asserragliati, lo stesso ne chiese il bombardamento e quindi la distruzione. Lo stesso Freyberg, poi, dopo aver ottenuto non apprezzabili risultati con il bombardamento di Montecassino, chiese un attacco frontale e un bombardamento su Cassino.
Alla vigilia del 15 febbraio, c’erano nei pressi dell’abbazia soltanto tre soldati tedeschi di guardia, incaricati proprio di interdire l’accesso alle truppe naziste come da accordi tra l’altro non unici nella storia della guerra.
Arriviamo all’errore. L’intercettazione radio. La conversazione tra due gruppi di soldati tedeschi recitava “Wo ist der Abt.? Ist er noch im Kloster?”.
Eccolo l’errore. L’ufficiale dell’intelligence inglese infatti tradusse “Dov’è il gruppo? Sempre nel convento?” pensando che l’abbreviazione “Abt.”, corrispondesse al vocabolo femminile tedesco abteilung, la cui traduzione è battaglione.
Niente di più sbagliato, ovviamente. L’abbreviazione di abt era abate, che è di genere maschile.
E questo diede quantomeno più concretezza alle richieste di Freyberg.
Secondo l’opinione del generale inglese Alexander e di quello neozelandese, il bombardamento aereo sull’abbazia avrebbe disorientato il nemico e agevolato la manovra a tenaglia effettuata dai soldati indiani da una parte, sulla collina posta a destra del fronte, e da quelli neozelandesi nell’abitato di Cassino.
Scherl Bilderdienst Der Heldenkampf von Cassino. Wenn der Gegner glaubt, mit dem Übergewicht seiner Flugzeuge und schweren Waffen die deutschen Linien in Cassino eindrücken zu können, so hat er nicht mit der kämpferischen Überlegenheit und dem beispiellosen Heldenmut der deutschen Fallschirmjäger gerechnet, die jede Ruine zu einer Festung, jeden Trichter zu einem Widerstandsnest machen, das sie nicht nur verteidigen, sondern aus dem heraus sie immer wieder zu Gegenstössen ansetzen. PK-Kriegsberichter Luethge 1.4.1944 [Herausgabedatum]

PK-Kriegsberichter Luethge 1.4.1944 [Herausgabedatum]

La mattina del 15 febbraio, gli aerei alleati decollarono attorno alle 9,00 dagli aeroporti di Napoli e Foggia. 142 quadrimotori, le celebri fortezze volanti B 17, che lanciarono su Montecassino e sulla città sottostante 450 tonnellate di bombe esplosive e incendiarie da alta quota. Una seconda ondata di altri 118 B 17 colpì ancora il monastero e sventrò la martoriata Cassino. Completarono l’opera altri attacchi condotti da bimotori B 25, B 26 e A 36 che sganciarono gli ordigni a un’altezza più bassa. In totale, furono 776 gli apparecchi impiegati. A mezzogiorno e mezzo, ben 746 pezzi di artiglieria vomitavano fuoco sulla cittadina laziale, disintegrandola completamente: il cannoneggiamento cessò soltanto nel primo pomeriggio.
Il bombardamento creò macerie che allora sì, vennero occupate dai tedeschi. Che disposti in posizione strategica cominciarono, quasi per nemesi a falcidiare le truppe alleate le quali si ritrovarono sì, in superiorità numerica, ma sotto il tiro incrociato delle MG 42.
Le perdite alleate dopo la prima giornata di battaglia ammontavano a 16 ufficiali e 162 soldati senza tra l’altro che il sacrificio fosse stato supportato da risultati apprezzabili.
Nei giorni successivi I soldati maori lasciarono 130 uomini sul campo. Gli indiani 196. Gli altri battaglioni di gurkha persero 250 soldati, senza conquistare un solo centimetro di terreno.
Tutta la divisione indiana dovette retrocedere sulle linee di partenza. Così era terminato in un fallimento l’assalto effettuato dopo il bombardamento aereo tanto desiderato da Freyberg.
Le perdite complessive alleate nel periodo gennaio-marzo ammontarono a 52.130 uomini.
Gli americani avevano avuto 22.219 caduti, i britannici 22.092, i francesi 7.241 mentre gli italiani del corpo di liberazione (che combattevano al fianco degli inglesi) 398.
Fonte: ilportaledelsud.org
Fonte: repubblica – 5 aprile 2000 Pico Floridi
Fonte: Inferno a Cassino

Alessandro Vigliani

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