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Domenica 23 aprile: il “gran tour” di ViviCiociaria continua a Fontana Liri superiore. E vi diciamo perché ce ne siamo innamorati. Per info e prenotazioni: 380 765 18 94.

By 19 Aprile 2017Blog
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— di Alessandro Vigliani
Domenica 23 aprile, il “Gran Tour” – un tempo si sarebbe chiamato così – di ViviCiociaria & Itinarrando prosegue e fa tappa a Fontana Liri superiore.
Per partecipare è assolutamente necessario prenotare al 380 765 18 94, numero a disposizione anche per richiedere tutte le eventuali informazioni.
E vi diciamo perché ci siamo innamorati di Fontana Liri Superiore, con la sua nostalgica decadenza che non sfugge agli occhi e punta dritto al cuore.
Ma che sapore ha una giornata uggiosa, cantava Lucio Battisti. Ed è col cielo grigio che arriviamo a Fontana Liri, ospiti di Maria Strangolagalli, guida turistica e abitante del luogo, cui sarà affidato il compito, il prossimo 23 aprile, di aprirci le porte del borgo.
Ci si arriva, da Frosinone, percorrendo la Casilina. Arrivando ad Arce, superando Piazza Sant’Eleuterio, in un attimo si è nell’abitato di Fontana Liri. No, non la parte superiore, per quella ci vuole ancora un po’.
Qualche curva, passiamo sotto la ferrovia che disegna un suggestivo arco nel cielo. Sta lì da 120 anni la soprelevata, inserita in un paesaggio che appare selvaggio, tra alberi grandi e vegetazione folta che, qualcuno, dice copra reperti archeologici e resti più o meno importanti.
Fontana Liri è la città che ha dato i natali a Marcello Mastroianni – attore – e a Umberto Mastroianni  – scultore. Fontana Liri è il borgo che non ti aspetti, nascosto, abbarbicato, all’ombra di un castello ai più sconosciuto che sovrasta un abitato di 35 – 40 anime di cui 4 bambini che ancora giocano nelle strade, corrono e conoscono ogni angolo del piccolo centro che, a Fontana, dicono “superiore”.
Il castello è pietra, è torre, è luogo in cui il tempo resta imprigionato e, impassibili, le sorti degli uomini che vi vissero sembrano riecheggiare.
Nella parte superiore, che oggi lentamente viene abbandonata dai propri abitanti, restano abitazioni, alcune di assoluto pregio come il palazzo di proprietà dei Palleschi.castellofontana3
Palazzi, chiese e ricordi. Tanti. Quelle degli abitanti di un tempo e di chi ancora posiziona come in un grande salotto della memoria, come fossero mobili, il bar, i locali, il forno e l’ufficio postale, uomini e donne di un centro un tempo vivo, abitato e frequentato.
Seguendo i racconti di Tonino Zuffranieri, in sosta dinanzi a una discutibile abitazione di color rosa, in un angolo del centro tra il campanile e il palazzo della famiglia Palleschi,  sembra quasi di risentire il brusio delle voci, le risa, le battute. Poco distante da dove ci troviamo c’erano dei negozi, ce li elenca uno ad uno con la memoria solita di chi un luogo oltre a viverlo lo ama e vorrebbe tornare a vederlo vivo, magari posto al centro dell’attenzione di turisti e visitatori.
Turisti, sì. Perché a Fontana Liri superiore non manca niente dei tanti centri che siamo abituati a visitare in tutta Italia. Non mancano le chiese, non manca la storia, non manca il castello. Ci sarebbe persino la memoria industriale archeologica del polverificio che fu causa dei 32 bombardamenti durante la seconda guerra mondiale.
Fontana Liri è questo e molto altro. Oltre alle sue “storie di pietra” fu anche set cinematografico per le scene di “Per Grazia Ricevuta”, fortunata pellicola di e con Nino Manfredi, film passato alla storia italiana della settima arte.
Più in basso, poco distante, c’è il parco della Solfatara, dove l’acqua spesso è dispettosa e va via. E questa è un’altra storia che sa di terme, di sorgenti, di foto e acqua oggi solo in cartolina perché la sorgente, da qualche tempo, ha la bocca asciutta. Ma tornerà, è sempre tornata. E questa è un’altra vicenda che rende magica e bella Fontana Liri.
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