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La Colleferro sotterranea: quella dei rifugi antiaerei.

By 10 Maggio 2017Blog
rifugicolleferro1
— di Alessandro Vigliani
La prima volta che sento parlare di una Colleferro sotterranea è qualche mese fa. Un articolo su cronache cittadine parla di rifugi antiaerei e di luoghi ipogei in cui l’uomo, nonostante la guerra, provava a ricercare comunque una propria parvenza di normalità.
Così poco tempo dopo, ospite a Colleferro, mi trovo ad ascoltare i racconti di Renzo Rossi, l’uomo che più di tutti, ha dato per la riscoperta e la valorizzazione dei rifugi antiaerei di Colleferro, un tempo cave di pozzolana, divenute poi giacigli e luoghi in cui vivere al riparo dalle bombe.
Scopro così che Colleferro è una città particolare. Di fondazione, sono sicuro io. Eppure no. La verità sta nel mezzo. Una storia legata a zucchero che diventa polvere da sparo, metafora del cambiamento dello zuccherificio in polveriera nel lontano 1912 che porterà la nascita di nuclei di case, addirittura una chiesa, portando la città a una espansione che ne decreterà l’autonomia amministrativa.
Una città abitata da diverse alterità giunte da tutta Italia, consacrata al fuoco di Santa Barbara e a cui deve forse tutta lacolleferrosotterranea2 storia che sto per raccontare. Perché, come in un mosaico dove tutte le tessere sono legate strette strette tra loro, vengo a sapere che le cave di pozzolana, divenute poi rifugi anti aerei, erano state scavate per ricavare materiale di costruzione per i villaggi degli operai che nella polveriera erano andati a lavorare.
Una connessione che pone la vita di quella Colleferro in un quadrato drammatico ma a lieto fine, perché in quei cunicoli scavati, quasi 10 chilometri divisi in tre blocchi differenti con più di 20 accessi in tutta la città, la vita andrà avanti mentre fuori le linee di comunicazione, la Casilina e altri luoghi strategici importanti, venivano bombardati (Colleferro non era ancora segnata nemmeno sopra le cartine, anche per garantire la continuità produttiva della polveriera che, altrimenti, sarebbe stata obiettivo sensibile).
colleferrosotterranea3Tuttavia le bombe cadevano. E causavano danni. Provo solo a immaginarli quegli uomini, quelle donne a diversi metri nel sottosuolo. Il cuore pesante, l’animo inquieto, la sensazione strana della luce negli occhi quando, da quei cunicoli, comunque si riusciva “a riveder le stelle”.
E in questo percorso sotterraneo, in cui mi sento guidato in un mondo ipogeo di dantesca memoria da un Renzo emozionato da cui traspare la voglia di raccontare, di far conoscere questa e altre mille storie, d’un tratto, guardando dentro gli angoli più nascosti mi sembra di vedere bambini nati e battezzati, matrimoni celebrati, di una vita “altra” che scorre normale mentre sopra imperversa l’infuriare cieco dei drammi di metà novecento.  E il silenzio tutto intorno sa di emozioni, di vita umana, di vita vissuta. Un silenzio pregno di parole e suoni, di ricordi che posso solo immaginare e che, scopro invece, siano stati trasportati a me sopra la macchinina giocattolo di un bambino. Quella ritrovata nei cunicoli scuri, rischiarati dalla luce talvolta fioca ma pur sempre viva della speranza.
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