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Megaliti sconosciuti. O quasi. L’Arco di Trevi, gioiello della Ciociaria.

By 7 Febbraio 2018Blog, Cultura
Di Alex Vigliani
La Ciociaria e il Lazio Meridionale tutto sono terre ricche di storia. Ricche di suggestioni e lasciti di pietra di un passato mai troppo lontano, cui ci sentiamo adesi senza saperlo. Basti pensare a quante volte camminando per i nostri centri urbani ci ritroviamo dinanzi a testimoni megalitici, in opera poligonale, così fortemente presenti nei profili paesaggistici di tanti centri storici della nostra terra.
E al di fuori, camminando tra le campagne, nelle verdi vallate, non è difficile imbattersi in antichi monasteri di cui ormai non resta che qualche pietra o ancora mura disposte non a caso a difender qualcosa, borghi abbandonati e molto altro.
A Trevi Nel Lazio, tra il verdeggiare degli altopiani che da Fiuggi si distendono fino ad Arcinazzo, d’un tratto, antico confine tra Equi ed Ernici ecco apparire, spesso nella nebbia, il profilo dolce di un arco aggrappato alla terra da solite radici.
Le origini sono incerte così anche i pareri degli studiosi, tra chi ne vede una parte della serie di acquedotti romani e chi una dogana sul confine di cui sopra. Luogo di passaggio, quasi mistico, con quell’aura di mistero che ogni porta richiama alla mente umana, perché porta è pur sempre passaggio, cambiamento, attraversare nell’archetipo è mutamento. Alla porta di passaggio sta l’appeso dei tarocchi, oracolo in attesa di risposte e nel compimento di una più profonda trasmutazione.
Da IlPuntoSulMistero, un articolo di Giancarlo Pavat, ci dice:
Non si sa assolutamente nulla di questo monumento. Non conosciamo l’epoca a cui risalga (qualche archeologo ha proposto il II secolo a.C., ma come succede anche per altre strutture megalitiche, altri ricercatori hanno spostato indietro nel tempo l’asticella della datazione), ignoriamo chi ne siano gli artefici e possiamo solo ipotizzare le funzioni. Quelle pietre sono mute. Non un bassorilievo, una iscrizione, un simbolo, un petroglifo, mediante il quale parlarci attraverso i secoli….
Si è pensato che possa essersi trattato di un accesso attraverso una grande muraglia (a cui apparterebbero, appunto, i grandi blocchi di pietra) che segnava il confine in epoca arcaica tra il popolo degli Equi e quello degli Ernici. Funzione che sarebbe continuata anche nei secoli successivi, compresa l’epoca romana e, addirittura il Medio Evo. Una mulattiera e una strada basolata portava all’Arco salendo dal cosiddetto “Ponte di S. Gregorio”, struttura romana ancora oggi visibile, gettata attraverso l’Aniene, in prossimità dell’ antica Treba”.
Avvolto dal silenzio e del mistero, quel che è sicuro, è che l’Arco di Trevi sta lì, immobile, a offrire suggestioni a chi vi si avvicini, al viandante, al camminatore, al turista che vi capiti, meglio se dopo un lungo cammino, a contemplarne la grande bellezza dell’arco e di una terra capace sempre di stupire.
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